Africa e Caraibi. Insieme contro la schiavitù

Si è svolto in Ghana il primo Forum sulla giustizia ripartativa

Tra il 17 e il 19 giugno ad Accra, capitale del Ghana, si è tenuto il Forum sulla giustizia riparativa. Vi hanno partecipato oltre 80 Paesi. Africani, sudamericani, caraibici. Ma non solo. C’erano anche Danimarca e Paesi Bassi. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron si è collegato in videoconferenza.
D’altra parte, erano passati solo tre mesi da quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva approvato – anche se con spaccature evidenti – una risoluzione che riconosceva la tratta di schiavi come «il più grave crimine contro l’umanità». Per molti Paesi, soprattutto africani e caraibici, il tema era caldo e l’intenzione di procedere forte.

La risoluzione Onu
A marzo, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva accolto una risoluzione sulla schiavitù presentanta dal Ghana e sostenuta da Unione africana (Ua) e Comunità dei Caraibi (Caricom). Il testo sottolineava come le conseguenze della schiavitù continuassero a presentarsi ancora oggi, sottoforma di diseguaglianze razziali ed economiche nei confronti di africani e afrodiscendenti in tutto il mondo. Per questo, tra le altre cose, chiedeva ai Paesi responsabili della tratta di scusarsi ufficialmente e contribuire a un fondo di risarcimento.
Ma la spaccatura nella comunità internazionale è stata evidente. Se 123 Paesi hanno approvato il testo della risoluzione, 3 (Stati Uniti, Israele e Argentina) si sono dichiarati contrari. Altri 52 (tra cui molti Stati europei) si sono invece astenuti. Diversi leader del Vecchio continente – tra cui spicca il Regno Unito – si sono anche rifiutati di affrontare l’argomento delle riparazioni, sostenendo che sulle istituzioni attuali non gravasse la responsabilità storica della deportazione di circa 12-15 milioni di africani nelle Americhe per lavorare nelle piantagioni, tra il 1500 e il 1800.

Il Forum in Ghana
Tre mesi dopo, oltre 80 Paesi si sono riuniti in Ghana per una conferenza dal titolo emblematico: «Prossimi passi per il ripristino della giustizia». Basato sul concetto di giustizia riparativa – un processo di risoluzione dei conflitti che punta al riconoscimento della responsabilità da parte dell’autore e al risarcimento della vittima -, l’obiettivo del summit era trasformare la risoluzione adottata dall’Assemblea generale in un quadro d’azione globale, concreto e operativo.
La determinazione del Paese ospitante è stata evidente, a partire dal luogo in cui il forum si è tenuto, il castello di Christiansborg. Conosciuto anche come castello di Osu, era il luogo dove, in epoca coloniale, venivano riuniti gli schiavi destinati alle Americhe, subito prima di essere imbarcati.
Sotto l’egida dell’Ua e della Caricom, i Paesi partecipanti hanno approvato un testo di 19 punti che sottolinea quanto il vertice rappresenti «uno sforzo importante per collegare la giustizia storica con l’attuale giustizia economica, riconoscendo che lo sfruttamento coloniale non appartiene al passato, ma continua a modellare le diseguaglianze globali, attraverso le strutture finanziarie ed economiche contemporanee».
Tra i punti fondamentali del documento, ci sono la richiesta di scuse formali da parte dei Paesi che hanno tratto beneficio dalla schiavitù, le riparazioni economiche per africani e afrodiscendenti colpiti da schiavitù, colonialismo, genocidio e apartheid, nonché la restituzione del patrimonio culturale trafugato in epoca coloniale. A questo proposito, proprio nei giorni del forum, il Ghana ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Germania e Paesi Bassi per il ritorno di circa 2mila manufatti nel continente africano.

I prossimi passi

Al termine del forum, il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha annunciato la creazione di tre gruppi di esperti: per consigliare sulla giustizia riparativa, per agire sul fronte legale e per garantire la restituzione dei manufatti artistici.
Da parte dei Paesi europei – diretti interessati in quanto responsabili del traffico di esseri umani in epoca coloniale – ci sono state alcune aperture. In particolare, il presidente francese Macron, nel suo intervento virtuale, ha ricordato che «le persone schiavizzate sono state strappate alla loro terra natale, deportate, disumanizzate e trattate come cose e non esseri umani». E ha anche sottolineato che «le riparazioni non sono la conclusione di questo processo».
Dunque, la strada è ancora lunga. E i Paesi africani e caraibici lo sanno bene. Tant’è che il forum di Accra diventerà un appuntamento annuale. Con l’obiettivo di ricordare la tratta e la mercificazione di interi popoli, che oggi rivendicano i propri diritti e pretendono il riconoscimento di quanto subito.

Aurora Guainazzi

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