Le tre ecologie

Il filosofo Félix Guattari, nel 1989 proponeva tre forme politiche di ecologia: ambientale, sociale e mentale. Gli interventi di grandi studiosi inseriti nella nuova edizione del suo libro ne sottolineano l’attualità.

Risale al 1989 la prima edizione francese del libro di Félix Guattari, filosofo che ha voluto ridefinire il concetto di ecologia sottraendolo all’ambito esclusivamente scientifico per trasformarlo in un elemento politico, culturale e psichico.

Le edizioni Sonda, dopo trent’anni dalla prima uscita in Francia e ventotto da quella italiana del 1991 – che già conteneva gli interventi del sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard, del semiologo italiano Paolo Fabbri, dell’economista tedesco Wolfgang Sachs -, hanno ridato alle stampe il volume arricchendolo con una nuova e corposa introduzione critica firmata dall’antropologo Franco La Cecla.

Tre ecologie più una

Le tre ecologie esprimono tre componenti dell’ecologia: ambientale, sociale e mentale.

Salta all’occhio la mancanza di una quarta dimensione, quella spirituale, ed ecco che ci pensa Franco La Cecla a «rimediare», col suo contributo intitolato Le tre ecologie più una: la pornoecologia.

Il titolo del suo intervento potrebbe stupire, per questo chiariamo subito la scelta del termine «pornoecologia»: «Pornoecologia è quando il “di là” dei sistemi di rappresentazione della realtà pretende di diventare la realtà. […] La “pornoecologia” […] è […] superare il limite tra la realtà e la sua rappresentazione», rendendo spettacolo i disastri ambientali attraverso i social network e i media.

Gandhi, Capitini e altri

Franco La Cecla – che ho avuto l’onore di conoscere tempo fa alla Fiera delle utopie concrete di Città di Castello – denuncia che oggi l’ecologismo si è trasformato da movimento di contestazione a prodotto di consumo mediatizzato e commerciale.

Riporta che, fin dal 1986, quando curò la traduzione italiana del libro di Fritjof Capra e Charlene Spretnak, La politica dei Verdi, sosteneva che gli ambiti da cui era nato l’ambientalismo italiano, estranei all’area marxista, non erano stati toccati dalla crisi che, in quel tempo, travolgeva le sinistre italiane: «Mi riferivo soprattutto ai movimenti antimilitaristi di ispirazione non violenta e al movimento per l’obiezione di coscienza. Intorno a quel mondo […] si era creata l’esigenza di un modo molto più di base e più generale di far politica. Avevo rintracciato in Capitini uno degli ispiratori, insieme al vento proveniente dai Paesi anglosassoni dell’alternative style of life, di questa nuova attenzione».

Affermando questo, La Cecla sottolinea che, mentre il primo ambientalismo voleva cambiare la società dal basso, l’ecologia di oggi, spesso, è solo una retorica di facciata gestita dall’alto.

Trattando di «ecosofia», poi, l’antropologo riprende il filosofo austriaco Ivan Illich – insieme a Ernst Schumacher, economista tedesco britannico -, e lo cita: «La disintegrazione della fascia di ozono, come l’innalzamento della temperatura dell’atmosfera hanno reso intollerabile il pensiero della crescita industriale come progresso».

«Intollerabile» è un aggettivo preciso e «forte». La Cecla scrive: «[…] ogni tentativo di rendere la società più efficiente in senso ecologico è destinato a fallire: le soluzioni non sono solo industrie meno inquinanti, controllo delle emissioni, razionalità d’uso delle risorse».

La Cecla, scrivendo degli interventi di Wolfgang Sachs, Jean Baudrillard e Paolo Fabbri afferma che le loro riflessioni – purtroppo – non sono affatto «datate», anzi: «La modernità di queste riflessioni è stupefacente, segno di un congelamento globale della nostra conversazione sulla natura».

Cosa si può fare ancora

Tra le sollecitazioni di Franco La Cecla, una mi ha colpito nella mia pratica quotidiana di sostegno alle politiche ambientaliste: la citazione di Greenpeace, organizzazione alla quale ogni tanto faccio una donazione, senza volere in cambio calendari, magliette o altri gadget, e, anzi, usando i contanti o facendo un versamento su conto corrente postale (per proseguire il mio boicottaggio delle banche).

Scrive il curatore del volume: «La storia di Greenpeace e del suo non volersi mai mischiare con le logiche partitiche e l’assoluto rigore delle sue campagne fanno scuola. Greenpeace è una “ragion pratica” in atto. Non ha una ideologia, ma una cosmogonia e soltanto nel suo rifiuto a “mediare” riesce poi a condizionare effettivamente le politiche industriali di molti Paesi. È nel concreto della riduzione di Cfc (clorofluorocarburi, ndr), della CO2, dei pesticidi, della plastica non riciclabile, dell’olio di palma come monocoltura, delle sostanze inquinanti nelle filiere dei tessuti che sta la speranza. Forse mai come adesso le compagini più forti dell’ambientalismo mondiale sono quelle dove la speranza è il primo umile motore: non il “che fare?”, ma cosa “si può ancora fare” per piccoli passi. Queste compagini sono una novità perché mettono insieme una ragion pratica scientifica e una capacità di coinvolgere le visioni indigene dell’ambiente. La novità di questo ultimo decennio è che l’ambientalismo è diventato una cosa unica con l’indigenismo […]».

Se le risorse sono soprattutto nei Paesi «del terzo mondo» (ecco l’indigenismo), se vogliamo la pace, occorre pretendere meno risorse (ecco l’ambientalismo).

Allora occorre rendere più leggera la nostra impronta ecologica, e potremo sperare che la pace sopraggiunga.

Cinzia Picchioni
Centro studi Sereno Regis

Bibliografia

  •  Michel Maffesoli, Ecosofia. Un’ecologia per il nostro tempo, Diana Edizioni, Napoli 2018, pp. 160, € 16,50.
  •  Jean-Yves Leloup, Per un’ecologia integrale, Lindau, Torino 2023, pp. 80, € 12.
  •  Ernst F. Schumacher, Piccolo è bello, Mursia, Milano 2012, pp. 310, € 18.
  •  Franco La Cecla, Il malinteso. Antropologia dell’incontro, Meltemi, Milano 2022, pp. 228, € 20.
  •  Franco La Cecla (con Serge Latouche), Invertire la rotta. Ecologia e decrescita contro le politiche autoritarie, Meltemi, Milano 2017, pp. 73, 9 €.