Ucraina. Cherson tra bombe e consolazione
Quest’anno la festa della Consolata del 20 giugno cade di sabato. La celebro domenica 21 a Cherson, nell’unica parrocchia di rito latino della città. Qui, infatti, la necessità di essere consolati è grande. E io sono convinto che celebrare la Consolata non è soltanto un atto liturgico ma una vera benedizione che attira grazie e protezione.

Cherson è una città triste. Si trova sul fronte di guerra. È famosa per le atrocità subite dai pochi abitanti che vi restano e le loro sofferenze. La città, posta a Sud del Paese, non lontana dalla Crimea, è costruita sulla sponda Ovest del fiume Dnipro. La riva est è territorio occupato dall’esercito russo.
Le poche decine di metri di larghezza dei fiume separano i due eserciti.
Una città immersa nella paura e nel silenzio
In questo momento, durante il quinto anno di guerra, il cielo di Cherson è sorvolato costantemente da droni russi che riprendono tutto e tutti per scegliere gli obiettivi da colpire senza alcuna distinzione.
La parrocchia dedicata al Sacratissimo Cuore di Gesù si trova ormai nella zona rossa della città, la zona vicina al fiume dove non viene garantito nessun servizio. Nessun autotrasporto pubblico, compresi i taxi, ma nemmemo l’arrivo di ambulanze o di pompieri in caso di necessità.
Gli abitanti sono invitati a evacuare senza essere obbligati. Chi rimane può contare solo sull’aiuto di volontari. Nonostante questo, sono diverse le persone che vi abitano. Tra queste, il parroco don Maxim Padlevsky, del clero della diocesi di Odessa-Simferopol, il vicario don Artem Petrenko e iI sacrestano.
Conosco bene questo quartiere per averlo visitato diverse volte. È deserto. Nessuno esce di casa se non per stretta necessità.
Il silenzio denso, che avvolge tutto, sia di giorno che di notte, è profondo ed esalta ogni rumore, quasi ci si trovasse in un grande monastero di clausura.
Fermandoci con don Maxim all’ombra e al riparo di un grande tiglio nei pressi della parrocchia, sentiamo un brusio, simile al rumore di un drone. Preoccupati guardiamo il cielo e scopriamo che c’e solo un sciame di api che vola attirato dai fiori della pianta.
Il grande fratello dei droni
La vita sociale delle poche migliaia di cittadini rimasti (prima della guerra erano quasi 300mila) è fortemente condizionata in questa fase dal «grande fratello»: l’evoluzione tecnologica del conflitto ha portato a riempire il cielo di droni di ogni tipo che volano non stop giorno e notte.

Le reti anti droni sono sempre più estese in città e fuori città. Le barriere fisiche sono spesso realizzate con reti da pesca o altri materiali di fortuna. Sono tese sopra le strade e i marciapiedi principali per bloccare o deviare i piccoli droni kamikaze russi. Arrivando a Cherson da Mikolaiw, iniziano ben 30 km prima dell’ingresso della citta.
Le auto non possono essere parcheggiate per le strade, ma sempre coperte da tettoie o da piante che, per fortuna, sono abbondanti in questa stagione. Se non vengono nascoste, il rischio che siano distrutte è molto alto, come la notte scorsa è capitato a due auto parcheggiate non lontano da noi.
Purtroppo gli attacchi contro i civili sono giornalieri. I blogger locali chiamano questa pratica «safari umano». Una caccia all’uomo fatta senza nessuna distinzione tra soldati, civili o soccorritori.
I segnali dei droni possono essere intercettati da apparecchi che, qui a Cherson, sono posseduti da molti. Sono dei ricevitori che catturano il segnale di un drone in avvicinamento inquadrandolo con un piccolo schermo. Si ha così l’opportunita di capire la direzione del volo e di mettersi al sicuro.

Purtroppo questi ricevitori non funzionano con i droni a fibra ottica che sfuggono a ogni controllo. I finissimi fili delle fibre è facile vederli appesi ai rami delle piante dove spesso si attorcigliano.
Anche la parrocchia porta le ferite della guerra. Da ogni lato si possono vedere sul marciapiede e nel giardino i solchi lasciati dai razzi caduti a poche decine di metri e le schegge che hanno distrutto le finestre e danneggiato le pareti esterne. Anche internamente i danni sono visibili, ad esempio sui mobili della cucina.
I droni sono solo una parte delle armi usate contro i cittadini. A questi occorre aggiungere missili di vario tipo e portata, lanciati dalle artiglierie o talvolta dagli aerei, soprattutto di notte.
L’unica volta che un razzo ha colpito direttamente il tetto della chiesa attraversandolo, non è esploso. Deo Gratias!
Neanche le sepolture
Qui, nella chiesa del Sacratissimo cuore di Gesù a Cherson, ogni giorno viene qualche fedele, anche da lontano, per pregare. Un’ora di adorazione eucaristica e la santa messa.
La domenica c’e qualche fedele in più. Don Maxim mi racconta che purtroppo non si puo fare neanche una degna sepoltura nei cimiteri. È troppo pericoloso creare un assembramento, anche piccolo, di fedeli all’aperto. Allora si opta per la cremazione della salma e una veloce preghiera solo per i familiari piu stretti, come è accaduto per una parrocchiana pochi giorni fa.
La dottoressa Natalia e il suo ospedale isolato
Durante queste giornate riesco a incontrare persone che da tempo aiutiamo. Una di queste è la dottoressa Natalia, una giovane chirurga che lavora in un piccolo ospedale fuori città, a Bilozerka, e lo dirige. Una volta potevamo andare a trovarla. Ora non è più possibile.
Ci incontriamo in un bar a Cherson. Lei racconta come siano riusciti a far arrivare dall’Italia un grande generatore di corrente elettrica. Il generatore è rimasto un mese chiuso in un magazzino in città aspettando il momento propizio per portarlo a Bilozerka. L’occasione è arrivata all’inizio di Maggio, quando i russi hanno dichiarato una tregua di tre giorni.

Natalia ci racconta che sono riusciti a organizzare il viaggio con un camion scortato da tre auto di soldati. La colonna, però, non è sfuggita all’occhio dei droni. Appena i soldati sono rientrati in città, hanno attaccato il generatore che, per fortuna, ha resistito, essendo stato messo in un bunker dell’ospedale.
La dottoressa confessa poi che vivere e lavorare in queste condizioni è pesante e difficile. La sua giovane età, le sue capacità e il suo coraggio le sono d’aiuto. Come quella mattina nella quale, recandosi in macchina con il suo cagnolino all’ospedale, schiacciò una delle molte mine antiuomo sparse nel territorio che bloccò l’auto in mezzo a un campo a qualche chilometro di distanza dall’ospedale. Senza via d’uscita, fece a piedi il tragitto sotto il costante ronzio di droni che la osservavano dal cielo. Fortunatamente erano droni ucraini.
La donna anziana e le due dottoresse
Incontro una signora anziana che vive sola a fianco della parrocchia. Si chiama Liobov. Parliamo all’ombra di un grande tiglio. Mi racconta che il marito è morto il 16 febbraio 2022, pochi giorni prima dell’inizio della guerra. Una data importante, il 16 febbraio, per noi Missionari della Consolata, perché la nascita al cielo del nostro Fondatore san Giuseppe Allamano avvenne il 16 febbraio 1926.
La donna racconta che sua figlia vive a Kiev. Le chiedo come mai non la raggiunga. Mi spiega che non se la sente di lasciare la sua casa, nonostante la paura. E, scherzando, aggiunge: qui nella zona rossa «siamo tutti un po’ ammalati».

L’ultimo incontro prima di ritornare a Kiev avviene con altre due donne: una è Natalia, la responsabile statale per la sanità della città, l’altra è Anna, la direttrice di uno degli ospedali di Cherson.
Tempo fa ci avevano richiesto un macchinario andato distrutto durante un bombardamento. Questa macchina è importante per fare delle analisi specifiche e purtroppo in città non ne è rimasta nemmeno una. Le informo che con l’aiuto di medici italiani e benefattori presto riusciranno ad avere un’altra macchina che aquisteremo in Ucraina.
Al termine della celebrazione della Consolata fatta domenica 21 giugno, abbiamo benedetto un quadro che è stato donato alla parrocchia. Il parroco don Maxim ha annunciato che lo metterà vicino al confessionale in modo che i fedeli, guardandolo, siano aiutati fare una buona confessione. Non solo. Il lato della parete è quello Est della chiesa, in direzione della riva occupata. Possa Maria consolare, con la sua presenza, le tante persone che soffrono e vivono nella paura, donando loro la certezza nella speranza di un futuro migliore.
Luca Bovio