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A fine aprile 2026, il governo della Repubblica democratica del Congo (Rdc) ha annunciato la creazione di una Guardia mineraria. Unità paramilitare d’élite, questo organo nasce con l’obiettivo di supervisionare il settore estrattivo, su cui si regge gran parte dell’economia del Paese. La Rdc infatti produce circa il 70% del cobalto mondiale, ha enormi riserve di rame e litio, nonché di tantalio. Tutti minerali cruciali per la transizione ecologica e la cui domanda globale è in continua ascesa.
La Guardia mineraria
La creazione della nuova forza paramilitare è stata annunciata dall’Ispettorato generale delle miniere (Igm), creato nel 2023 dal governo di Kinshasa per combattere le frodi nel settore estrattivo. Secondo quanto annunciato dall’Igm, la Guardia mineraria deve garantire la sicurezza dei giacimenti e dei trasporti dalle zone di estrazione ai luoghi di lavorazione o alle frontiere. Ed è inoltre destinata a sostituire progressivamente le forze militari tradizionali nelle zone minerarie.
Il governo congolese ha anche fornito un calendario preciso: entro il 2027, elementi della Guardia mineraria dovranno essere presenti in tutte le province del Katanga e del Kivu. Per la fine del 2028, invece, i paramilitari saranno operativi in tutte le 22 province estrattive.
A giugno 2026, è previsto l’inizio dell’addestramento del primo contingente di circa 2.500-3.000 uomini, formati in collaborazione con la Maison militaire (un ufficio delle forze armate che risponde direttamente alla presidenza).
Stati Uniti sì, anzi no
Secondo quanto dichiarato dal governo congolese, l’istituzione della nuova forza ha un costo di 100 milioni di dollari. Per far fronte a questa spesa, inizialmente, Kinshasa aveva annunciato il coinvolgimento di Stati Uniti ed Emirati arabi uniti come finanziatori chiave.
Ma, poche ore dopo l’annuncio, Washington ha smentito, sottolineando: «Il governo degli Stati Uniti non finanzia gruppi paramilitari per la sorveglianza delle miniere». Ma, al contempo, non ha negato un consolidamento della propria presenza nella Rdc, dicendo che «i governi di Stati Uniti e Rdc si impegnano a promuovere crescita economica condivisa, stabilità e prosperità attraverso l’Accordo di partenariato strategico (un’intesa incentrata sullo sfruttamento dei minerali, ndr)».
Kinshasa si è quindi affrettata a dichiarare che «il progetto della Guardia mineraria si inserisce in una dinamica di cooperazione e dialogo con diversi partner internazionali, in particolare Stati Uniti ed Emirati arabi uniti». La situazione dunque è molto confusa e il ruolo di attori esterni non è ancora chiaro.
Un quadro ben più complesso
In realtà, gli Stati Uniti sono coinvolti nel settore minerario congolese. Eccome. Nell’estate del 2025, parallelamente ai negoziati tra il governo congolese e quello ruandese con l’obiettivo di porre fine al conflitto nell’Est della Rdc (dove Kigali è direttamente coinvolta con militari sul campo e sostegno diretto ai gruppi armati ostili a Kinshasa), il governo statunitense ha anche avviato iniziative per aprire la strada a investimenti delle proprie aziende estrattive nel Paese.
Più recentemente, invece, la Rdc ha siglato un accordo di collaborazione con la Vectus global, società di mercenari di proprietà di Erik Prince, magnate molto vicino al presidente statunitense Donald Trump e agli Emirati arabi uniti. Alla società è stato affidato il compito di riscuotere i crediti del settore estrattivo e combattere il contrabbando. E il fatto che il suo proprietario abbia un passato di violazioni dei diritti umani, del diritto umanitario internazionale e di scarsa trasparenza fa sorgere qualche preoccupazione sulla decisione. A ciò poi si aggiunge il fatto che gli uomini della società dovrebbero agire solo nelle province meridionali dell’Haut Katanga e del Lualaba ma, in realtà, la loro presenza è già stata riscontrata anche nel Sud Kivu.
Militarizzazione continua
Ancora una volta la strategia intrapresa dal governo congolese per contrastare corruzione, contrabbando di minerali e generare maggiore ricchezza per il Paese è la militarizzazione. Una soluzione che in passato ha già mostrato più volte il proprio fallimento: i gruppi armati dilagano nell’Est, la corruzione è imperante nel settore minerario e tra l’élite politica, mentre il contrabbando di minerali garantisce importanti guadagni ai Paesi confinanti con la Rdc.
I livelli di povertà nel Paese sono tra i più elevati al mondo, l’insicurezza alimentare è diffusa, gli sfollati interni sono quasi otto milioni. Ora, con anche una nuova epidemia di Ebola da fronteggiare, la società civile congolese condanna quello che secondo lei è l’ennesimo spreco di risorse per creare una struttura militare. Quando invece i fondi dovrebbero essere destinati a politiche per migliorare realmente la vita quotidiana dei cittadini.
Aurora Guainazzi
