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La mia «amica del cielo»

Sandra Sabattini, la beata che parla ai giovani (e li ascolta)

Pare strano avere un’amica «santa». I ricordi vanno ai momenti passati insieme da ragazze. L’impegno, le domande, la condivisione ma anche la gioia di vivere. «Le amiche di Sandra» oggi continuano a testimoniare una santità vissuta, fresca e sempre attuale.

«Sandra, ama ogni cosa che fai. Ama fino in fondo i minuti che vivi, che ti sono concessi di vivere. Cerca di sentire la gioia del momento presente, qualunque sia, per non perdere mai la coincidenza», scriveva a se stessa Sandra Sabattini nel 1981.

Nata a Riccione il 19 agosto 1961, Sandra è stata proclamata beata da papa Francesco il 24 ottobre 2021.

«Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il Donatore può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora». Il 29 aprile 1984 – due giorni dopo avere scritto questa frase -, Sandra viene travolta da un’auto mentre, a Igea Marina, si sta recando a un incontro della Comunità Papa Giovanni XIII, fondata da don Oreste Benzi, della quale faceva parte. Entrata in coma, muore il due maggio.

Due ragazze

«Ho conosciuto Sandra quando avevo 18 anni e lei 19 – racconta Geppi Santamato, che abbiamo raggiunto telefonicamente a Rimini -. Ci siamo incontrate nell’ambito della Comunità Papa Giovanni, perché io mi ero trasferita a Rimini da Mestre per fare l’esperienza delle case famiglia. Volevo capire se era la mia vocazione».

«Inizialmente c’è stata una conoscenza generica, perché entrambe frequentavamo gli incontri comunitari. Poi abbiamo approfondito in comunità terapeutica. Lei è stata la prima operatrice donna in una comunità per ragazzi affetti da dipendenza patologica. Io sono andata a sostituirla, perché lei aveva fatto i mesi estivi e poi continuava l’università». Sandra si era iscritta a medicina a Bologna, dopo un approfondito discernimento, con un preciso progetto. «Siamo diventate amiche in questo condividere le nostre giornate assieme ai ragazzi. Lei era molto abile nelle relazioni e aveva creato legami molto intensi con gli ospiti in quel periodo, e così, appena poteva, tornava alla comunità. Mentre i suoi genitori spingevano affinché terminasse gli studi, lei, in realtà, sarebbe stata pronta a lasciare tutto per vivere una condivisione così coinvolgente. Il suo sogno, però, era quello di andare in missione».

Geppi oggi si occupa di divulgare la storia di Sandra, e anche quella di don Oreste Benzi (per il quale è in corso la causa di beatificazione), in particolare per il pubblico dei giovanissimi. «Cerco di fare conoscere queste storie con un linguaggio di “piccole parole” per “grandi messaggi”».

Geppi, con altre sei amiche di Sandra, fa parte di un gruppo, inizialmente stimolato dallo zio della beata, don Giuseppe Bonini, sacerdote diocesano: «Siamo legate da questo essere state scelte da Sandra, cioè lei ci ha regalato la sua amicizia, quando era con noi, abbiamo potuto vivere questa bella esperienza. Abbiamo sentito la chiamata della prima ora a fare conoscere Sandra. Poi il vescovo di Rimini ci ha confermate: saremmo state noi a custodire questa santità fresca, viva, per non fare di Sandra una statuina antica».

Le sette amiche offrono testimonianze sulla beata a gruppi di persone interessate. Possono incontrare dalle 10 alle 100 persone, e con fasce di età differenti, dai piccoli delle elementari, agli adulti. Molti gruppi sono attratti dalla diocesi di Rimini, anche per il lavoro della Comunità Papa Giovanni, ne visitano le strutture e condividono dei momenti.

Leggerezza e serenità

Chiediamo a Geppi com’era Sandra nella sua umanità quotidiana. «Era una piacevolissima amica. Ti dava il senso della leggerezza, che non era superficialità, ma serenità di vita. Aveva la capacità di sciogliere le preoccupazioni, e di riportare tutto a un intervento provvidenziale del Signore, che è padre. Diceva: “Stai tranquilla che passerà questo momento, vedrai, affidiamo tutto al Signore”. Ci richiamava alla preghiera, ma in una concretezza, in una umanità quotidiana che non la faceva sentire distaccata oppure bigotta».

Sandra sapeva meravigliarsi e ringraziare: «Ad esempio, di fronte a un bel tramonto, io vedevo i colori, il romanticismo. Lei andava oltre: “Grazie Signore per questo regalo, questo magnifico quadro dipinto per noi”. C’era sempre un riportarsi a una realtà trascendente».

Abbiamo detto che Sandra aiutava nella comunità che trattava le dipendenze, ma anche con i disabili, ed era attiva nella Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi. Ma, ci chiediamo, fuori da questi ambienti, come si relazionava?

«Ad esempio, nell’ambiente universitario si coinvolgeva senza problemi con i compagni, anche con confronti e dibattiti molto accesi, ma sempre con grande umanità e senza dare giudizi. Era, cioè, in grado di esprimere le sue convinzioni, facendolo però con grande delicatezza, e rispetto per il cammino degli altri».

Lo esprimeva, a 16 anni, in questa frase: «Io sento che non posso obbligare gli altri a pensarla come me, […] anche se credo che sia giusto. Posso solo fare conoscere loro la mia gioia, saranno poi loro a scegliere, a pensare con la propria mente».

Sandra imbocca una sorella disabile presso una casa famiglia

Sapeva ascoltare

Un altro tipo di confronto lo aveva, talvolta, con gli ospiti della comunità, che magari non erano credenti. «Lei non si metteva mai su un piedistallo – racconta Geppi -. Si poneva in ascolto per aiutare questi giovani a capire qual era stato il motivo della loro caduta. Grazie all’empatia che riusciva a creare con i ragazzi era molto apprezzata. Loro vedevano in lei la purezza. Si sentivano riconosciuti come persone al di là del loro passato». 

Sandra Sabattini sapeva ascoltare. «Quando ero nello sconforto, ho trovato in lei un sostegno. Lei ascoltava molto di più di quanto parlasse. Non parlava di se stessa. Venni a scoprire solo dopo la sua morte che aveva un medagliere in atletica e che sapeva suonare il piano. Ma lei ti faceva sentire ascoltato, incontrava il bisogno del suo interlocutore con un sostegno emotivo e fraterno».

Sandra scriveva, all’età di 17 anni: «Cosa significa vivere la resurrezione? Significa credere che è possibile passare dal male al bene, significa che dobbiamo aprirci agli altri, ai loro limiti. Un segno di resurrezione è la capacità di accoglienza (capacità di ascolto nei riguardi di tutti, attenzione alle situazioni, atteggiamento di gratuità)».

Subito dopo il funerale di Sandra, don Oreste chiese a tutti i suoi amici e amiche di raccogliere delle testimonianze su di lei.

Continua Geppi: «Don Oreste la conosceva profondamente perché aveva avuto modo di parlarle a tu per tu e percepire tutta la dimensione mistica che Sandra viveva, mentre noi la vedevamo solo come una cara amica, con la quale si stava bene».

Si deve a lui la raccolta di testi e la prima pubblicazione del «Diario di Sandra» nel 1985, che delinea il percorso spirituale della beata dall’età di 10 anni.

Don Benzi scrisse: «Poco dopo la sua morte ho avuto l’occasione di leggere ciò che lei aveva lasciato scritto in alcuni fogli, in pezzetti di carta, in un’agenda, in diari scolastici. Ho avuto l’impressione che in quelle righe ci fosse come uno squarcio del suo animo profondo e semplice, contemplativo e razionale, immerso in una fede profonda che la lasciava libera di esprimersi come figlia verso Dio, amato come padre» (tratto da «Il diario di Sandra», Sempre editore, febbraio 2023).

Scriveva Sandra nel 1978: «Non sono io che cerco Dio ma è Dio che cerca me. Non c’è bisogno che io cerchi chissà quali argomentazioni per avvicinarmi a Dio: le parole prima o poi finiscono e ti accorgi allora che non rimane che la contemplazione, l’adorazione, l’aspettare che Lui ti faccia capire ciò che vuole da te. Sento la contemplazione necessaria al mio incontro con Cristo povero».

Sandra con la squadra di atletica

L’indignazione di fronte alle ingiustizie

«Si chiedeva come mai esistono certe prevaricazioni. Perché ci sono le guerre – prosegue Geppi -. Riconosceva la possibilità di lasciare alle spalle le ingiustizie, lavorare insieme affinché siano superate. Per Sandra le ingiustizie sociali erano proprio uno “smacco” su cui lavorare, partendo da sé. Lei si metteva molto in discussione. Si chiedeva: “Cosa posso fare io oggi?”. Cercava di capire come realizzare un passo in più nel cambiare se stessa, prima di tutto, per poter attuare qualcosa di buono per gli altri assieme al Signore». «C’è il tentativo di fare correre l’uomo invano, di blandirlo con false libertà, falsi fini in nome del benessere. E l’uomo viene preso da un vortice di cose che si ritorce contro se stesso. Non è la rivoluzione che porta alla verità, ma la verità che porta alla rivoluzione», scriveva Sandra sul suo diario.

E inoltre: «La carità è la sintesi della contemplazione e dell’azione, il punto di sutura tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio».

Geppi conferma: «Il desiderio di aiutare gli altri l’aveva molto presente, e fa capire che era tutt’altro che teorica, o romantica, o con la testa sulle nuvole, era molto attenta».

L’attualità di Sandra

Cerchiamo di capire come il messaggio e, soprattutto, l’esempio della beata Sabattini, sia oggi attuale, e sappia parlare ai giovani.

«Una cosa che sembra incredibile è che la figura di Sandra continua a essere giovane e mantiene giovani anche noi (le sette amiche, ndr) quando andiamo a fare le testimonianze su di lei, perché ritorniamo a vivere quel legame, quell’amicizia, quella fraternità che abbiamo condiviso con lei.

Constatiamo come, con la sua semplicità e la sua umanità, riesca a parlare ancora oggi ai giovani. Noi incontriamo migliaia di ragazzi ogni anno».

Geppi Santamato ci spiega come, grazie al messaggio di Sandra, lei e le altre amiche, riescono a parlare alle nuove generazioni.

«Partiamo dal bisogno di ognuno di sentirsi voluto bene, riconosciuto, amato da Dio. Questo è un sogno che tutti hanno. Andiamo a dire loro che, in realtà, devono soltanto mettersi in ascolto. E portiamo l’esempio di Sandra, chiedendo loro di immedesimarsi.

Noi riconosciamo il loro bisogno: in quel momento, se potessero, si tufferebbero in questa relazione, perché ognuno ti guarda con il cuore in mano. Si tratta del bisogno dell’Assoluto, di una relazione con Dio, di sentirsi davvero unici, irripetibili, nelle sue mani. Un bisogno profondo che non trova risposte. E noi, diciamo loro che è a portata di mano».

Geppi utilizza volentieri una metafora: «A me, personalmente, piace anche parlare di Sandra come atleta. Oggi tutti i ragazzi fanno sport, per cui, quando parli di allenamento, tutti capiscono il linguaggio: superare la fatica, andare avanti, cercare di raggiungere gli obiettivi e porsene altri. All’improvviso trasferisco tutto il discorso nell’allenamento dell’anima. Essa esiste ma, come non sai di avere i muscoli finché non li alleni, così è per l’anima. Tu non sai di averla finché qualcuno non ti dice come raggiungerla. È un luogo che nessuno riesce a spiegare. Usiamo parole per indicarlo, come ad esempio il “cuore”. Però, dentro ognuno di noi c’è uno spazio dove si trova la scintilla divina, dove c’è l’incontro con Dio. Più alleni questo spazio, lo tieni in ordine, e più ci stai volentieri e sei pronta, o pronto, a incontrare Dio che ti parla davvero. Ti dà risposte. Però tu devi fare le domande e poi essere pronto ad ascoltare».

Geppi continua: «In seguito, parliamo loro della capacità di riconoscere l’intervento di Dio. Perché è facile chiedere qualcosa, ma poi, quando lui te lo dà, non dici grazie, non riconosci ciò che veramente ti ha aiutato a vivere».

I giovani capiscono che c’è una dimensione da raggiungere. «Dopo però li saluti, e dici loro che se vogliono posso continuare con Sandra. Di solito lasciamo delle sue frasi, prese dal diario.

Un esercizio che facciamo è che dopo aver scelto ognuno una frase a caso devono cercare di capire cosa vuole dire a loro, e se risponde a un loro bisogno. In realtà, secondo noi, non è mai a caso. È lo Spirito che interviene e ti manda quel testo in quel momento. Questi sono piccoli strumenti che ci aiutano a relazionarci con il Padre, dargli uno spazio, riconoscere il suo intervento».

Condivisione di vita

Ma allora, ci chiediamo, quale era la modalità scelta da Sandra per aiutare gli altri?

«Ci tengo a dire che Sandra non ha mai fatto assistenza ai poveri. Non ha mai chiamato la sua presenza assistenza. Nell’assistenza tu fai qualcosa per gli altri mettendoti su un altro piano. Per lei, invece, era un sentirsi parte, sentirsi famiglia, essere lì al fianco con la stessa dignità e con le stesse opportunità. Nella Comunità Papa Giovanni la chiamiamo condivisione diretta o condivisione di vita. Io non vengo da te perché sono bravo e tu hai bisogno, ma sto con te perché siamo fratelli. Oggi magari hai più fragilità tu, ma domani posso averle io. Il segreto della condivisione è che non mi mette su un piano distaccato, o di chi si sente arrivato e non sbaglia. Piuttosto, io con tutte le mie fragilità, con tutti i miei difetti, attraverso la condivisione posso portare qualcosa, posso esprimere tutta me stessa e offrire quello che sono e scoprire che tu ne avevi bisogno in quel momento».

Troviamo scritto nel diario di Sandra: «Noi siamo fatti per amare, non per prendere la croce, ciò sarebbe masochismo. Ma la croce ti piomba addosso proprio nel momento in cui ami totalmente il tuo prossimo».

Marco Bello

La parola del vescovo

La felicità è il dono di sé

La vita di Sandra Sabattini è quella di una giovane studentessa universitaria di medicina, fidanzata, che sentiva però un forte richiamo sia alla vita spirituale sia al servizio, alla carità. Due dimensioni che possono sembrare distanti, ma che in realtà sono profondamente unite.

Nel suo diario emergono chiaramente l’importanza della preghiera e dei ritiri spirituali che viveva con intensità. Chi scende davvero nel profondo di sé scopre che la vita è fatta per essere donata agli altri, e che la strada della felicità passa proprio attraverso il dono di sé.

Questo messaggio è ancora oggi molto attuale, perché i giovani sono alla ricerca della felicità, ma spesso faticano a comprendere quale sia la strada per raggiungerla.

Per scoprirla, è fondamentale incontrare dei maestri che aiutino a entrare in profondità nella propria interiorità.

Un altro aspetto caratteristico dell’esperienza di Sandra, maturato anche grazie all’incontro con don Oreste Benzi e la Comunità Papa Giovanni XXIII, è quello della condivisione autentica: non un servizio occasionale, ma una relazione vera con i poveri e le persone in difficoltà. Una condivisione di tempo e di vita, perché solo così si può scoprire davvero la bellezza presente nell’altro.

In diocesi Sandra Sabattini è una presenza molto viva e sentita. Anche perché la sua beatificazione è relativamente recente e tante persone hanno potuto partecipare a quel momento così importante, vivendolo in prima persona.

Accanto a questo, c’è un elemento particolarmente prezioso: molte persone che l’hanno conosciuta sono ancora tra noi e possono raccontare direttamente la sua vita, il suo stile, la sua fede. Non solo le amiche, ma anche figure come don Nevio Faitanini, suo confessore, e quanti hanno condiviso con lei i luoghi del servizio e della carità.

Esiste dunque una memoria viva, una narrazione concreta e quotidiana della sua esistenza, che continua a circolare nella comunità. Questa presenza è percepibile a tutti i livelli: non solo all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, ma nell’intera Chiesa riminese e nella città di Rimini, che nutre un grande affetto per Sandra e ne custodisce con riconoscenza la testimonianza.

monsignor Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini

Per restare in contatto

  • • Il sito dedicato a Sandra Sabattini: sandrasabattini.org
    Vi si trova anche un cartone animato sulla beata.
  • • La mail delle Amiche di Sandra: info@sandrasabattini.org.
  • • Il docufilm sulla vita di Sandra si può prenotare alla mail sopra.
  • • Sandra raccontata ai più piccoli con una serie di video:
    www.semprenews.it/news/Sandra-Sabattini-mia-amica.html
  • • Libri su Sandra Sabattini sono reperibili su: shop.apg23.org – semprecommunity@apg23.org.
  • • Memoria liturgica di Sandra Sabattini: il 4 maggio.
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