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Al credente il mese di maggio offre tre caratteristiche significative dal punto di vista della missione: siamo nel tempo di Pasqua, si celebra la festa di Pentecoste ed è il mese dedicato a Maria.
Il tempo di Pasqua, i 50 giorni dalla resurrezione di Gesù alla Pentecoste, è un periodo speciale perché l’incontro con il Risorto è antidoto alla tristezza, alla sfiducia, alla rassegnazione davanti all’inevitabilità del male, all’arroganza dei potenti, alla logica della guerra. In Gesù risorto è la vita che vince contro la morte, il perdono contro la vendetta, la pace contro la guerra. Per questo diventa un tempo di ricarica delle energie più belle per impegnarsi con speranza attiva contro la rassegnazione e tutto quello che disumanizza e toglie dignità alla persona.
Pentecoste è il culmine di questo tempo speciale. È il giorno della «missione». I discepoli di Gesù pieni di Spirito Santo, il fuoco d’amore di Dio, vinta la paura, vanno incontro agli uomini per annunciare la bella notizia che Egli, il figlio di Dio, è vivo e ama ciascuno in modo unico. Nel suo nome è, quindi, possibile costruire un mondo nuovo dove tutti siano sorelle e fratelli, un’unica famiglia, e dove la relazione con il creato non sia quella di padroni sfruttatori, ma di giardinieri innamorati per farne un luogo dove far festa insieme.
Il mese di Maria, poi, offre l’opportunità per ritrovare e rinnovare la nostra umanità guardando a una donna che ha scoperto la sua dignità e libertà nell’accoglienza incondizionata dell’Amore nella sua vita. Una donna che Gesù sulla croce ci ha donato come nostra Madre. Una madre di cui nessuno può vantare l’esclusiva, ma che ci aiuta a scoprire una moltitudine di fratelli e sorelle. Una madre che ci incoraggia a fare come lei che ha cura di ciascuno di noi, ci consola, ci sostiene e si fa tutto a tutti, accettando che ciascuno la chiami col nome che preferisce e la ritragga nei modi più consoni alla sua cultura e tradizioni.
Con Maria, allora, si rinnova l’impegno per la pace, la giustizia, la cura del creato. Con lei si diventa missionari di consolazione e si ha la forza di rigettare violenze, razzismi, ingiustizie.
Il tempo di Pasqua, la Pentecoste e Maria sono tre fattori che ci aiutano a ritrovare l’energia e la visione per impegnarci a costruire un mondo sempre nuovo senza rassegnarci alla terribile situazione che stiamo vivendo, nella quale si bombardano i ponti e si costruiscono barriere, dove le fake news, la pubblicità e l’uso di un’Ai senz’anima blandiscono e intontiscono l’intelligenza e uccidono la libertà.
Questi tre elementi alimentano la mia speranza in questo anno per me speciale nel quale celebro il cinquantesimo di sacerdozio (e giornalismo). Passato nei fermenti del Sessantotto (pur essendo seminaristi, fummo tra i promotori dei primi scioperi e manifestazioni nel liceo statale che frequentavamo), lanciato nella gioiosa avventura dell’animazione missionaria, quando fui ordinato sacerdote respiravo un grande ottimismo per un mondo nuovo di fraternità e pace, un mondo senza confini, senza colonialismo, razzismo e fanatismo religioso. La televisione era ancora ai primi passi, la carta stampata manteneva ancora tutto il suo fascino e non c’erano influencer, social media e pubblicità invasiva.
Sono stato ordinato sacerdote missionario della Consolata nel 1976. Cinquant’anni dopo, il mondo sembra passarsela male: la guerra mondiale a pezzi, il cambiamento climatico, gli autoritarismi in crescita, la povertà che riguarda ancora troppe persone, la denatalità nei Paesi dell’Occidente, le chiese vuote, i giovani che perdono la speranza nel futuro.
La tentazione è quella di pensare di aver corso invano, di essere stato incapace di annunciare davvero quel mondo nuovo per cui Gesù ha dato la vita.
Ma rivivere con Maria questo tempo di Pasqua e continuare ad accettare la sfida della Pentecoste, che non ti lascia marcire nelle tue paure e nella tentazione di buttarti solo quando sei sicuro dei risultati, è ancora oggi per me una grande opportunità di vivere veramente di speranza.
Sul mio tavolo ho una piccola ghianda. Piantata, si trasforma e diventa una quercia imponente. Il pensiero mi dona consolazione. Nella forza della Pasqua del Signore, il futuro è dei piccoli. La speranza non delude.
padre Gigi Anataloni
direttore responsabile
