Mondo. La celebrazione dell’ipocrisia

La Giornata internazionale della Madre Terra

Anche quest’anno, il 22 aprile, si celebra la «Giornata internazionale della Madre Terra». È nata nel 2009 da una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In quella data l’organo dell’Onu riconobbe che «la Terra e i suoi ecosistemi sono la nostra casa» nella convinzione che «per raggiungere un giusto equilibrio tra le esigenze economiche, sociali e ambientali delle generazioni presenti e future, sia necessario promuovere l’armonia con la natura e la Terra». Parole belle e assolutamente condivisibili, ma nella realtà totalmente disattese, nonostante i circostanziati allarmi lanciati da scienziati e ricercatori.

Secondo Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea, febbraio 2026 è stato il quinto febbraio più caldo a livello globale, con una temperatura media dell’aria superficiale di 13,26 °C ovvero 0,53 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020, mentre marzo 2026 è stato il quarto marzo più caldo.

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental panel on climate change, Ipcc), prestigioso organismo delle Nazioni Unite, ha quasi perso le speranze di limitare l’aumento delle temperature globali a più 1,5 gradi centigradi, come previsto dall’Accordo di Parigi del 2015.

Ghiacci in Groenlandia e i loghi di Copernicus, dell’Ipcc e dell’«Heartland Institute», centro studi negazionista degli Usa. (Immagine William Bossen – Unsplash)

Anche gli ambiziosi obiettivi previsti dal «Green deal» dell’Unione europea – come la drastica riduzione delle emissioni di gas serra – paiono essere passati in secondo piano davanti alle contingenze dettate dalla geopolitica (dazi Usa e competizione internazionale).

Inoltre, in questa complessa situazione ambientale e climatica si è anche inserita una variabile aggiuntiva: le nuove guerre in Ucraina, Gaza, Libano, Iran. Ha giustamente osservato Verdiana Franza sul sito di Duegradi: «Fare la guerra vuol dire fare la guerra all’ambiente. I bombardamenti inquinano aria, suoli e falde acquifere perché le munizioni contengono metalli pesanti e gli edifici distrutti rilasciano materiali pericolosi come amianto, sostanze chimiche, carburanti. I danni per la salute umana e ambientale si manifestano subito, ma anche dopo anni».

A fronte di un quadro siffatto il fronte negazionista rimane forte, avvallato da numerosi governi sovranisti e dal potere economico legato ai combustibili fossili. Due esempi tratti dalla quotidianità. Lo scorso 8 aprile, a Washington, si è tenuto un convegno dell’Heartland institute, influente centro studi (think tank) statunitense del negazionismo climatico. La tesi proclamata è stata che «la crisi climatica non esiste», come sostenuto dal presidente Donald Trump («is a hoax», è una bufala).

Il negazionismo climatico su due quotidiani italiani.

Anche in Italia le fake news sull’ambiente e sul clima sono all’ordine del giorno, diffuse in maniera capillare attraverso i social o i media tradizionali. A inizio anno, la prima pagina del quotidiano La Verità ha pubblicato un articolo con questo titolo: «La temperatura del pianeta è diminuita di quasi un grado». La scorsa estate un altro quotidiano, Libero, ha pubblicato due articoli sotto questo titolo sarcastico: «I colpi di sole degli ambientalisti».

Insomma, l’ipocrisia della politica e la diffusione del negazionismo rendono la giornata della Terra una celebrazione carica di tristezza e di speranze deluse.

Paolo Moiola

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