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Israele-Palestina. Dubbi e sospetti su Gaza Inc.

La prima seduta del «Board of peace» e l'Italia

Mentre Israele ha iniziato a porre le basi giuridiche per la conquista della Cisgiordania, il 19 febbraio, a Washington, si è tenuta la prima riunione del cosiddetto «Board of peace» (Bop), l’organismo internazionale costituito ad hoc per favorire i processi di pace e, in particolare, porre fine alla guerra tra Israele e palestinesi. Nei fatti, secondo le ambizioni di Donald Trump, esso mira a sostituire l’Onu nella risoluzione delle crisi internazionali.

All’organismo hanno aderito – per il momento – ventidue paesi più altri come «osservatori» (ruolo – peraltro – non previsto dallo statuto). Tra i paesi che hanno rifiutato l’adesione ci sono il Vaticano, la Francia, la Germania, la Spagna, la Gran Bretagna. Il fatto è che dubbi e sospetti sono tanti, soprattutto in riferimento alle reali intenzioni di Trump, fondatore, azionista di maggioranza e presidente del Bop.

Tra i molti a esprimere perplessità sull’operazione c’è anche la rete internazionale «Preti contro il genocidio», composta da sacerdoti, vescovi, pastori di comunità. Il 17 febbraio la sezione italiana della rete ha reso pubblica la propria posizione (critica) rispetto alla scelta del governo di Roma di aderire al Bop, anche se come semplice osservatore.

Un’immagine di devastazione a Gaza (screenshot Al Jazeera) e, nell’angolo basso, il logo di Gianluca Costantini scelto da «Preti contro il genocidio», rete internazionale nata nell’agosto 2025.

Nell’incipit del dettagliato comunicato, i firmatari mettono subito in chiaro di condannare «il terrorismo e ogni strage di civili» e di rifiutare «l’antisemitismo e ogni razzismo».

Poi, viene resa esplicita la propria idea di partenza: «Se la comunità internazionale continua a coprire, giustificare o relativizzare le violenze in Palestina – tanto dell’esercito regolare quanto dei coloni israeliani – senza porre condizioni chiare e senza garantire un orizzonte credibile di diritti e autodeterminazione per i palestinesi», allora le parole diventano retorica.

Gli aderenti alla rete entrano poi nello specifico criticando le regole dello statuto del Board. In particolare, la concentrazione di ogni potere nelle mani di Donald Trump: l’adesione dietro suo invito, l’approvazione di ogni decisione, la designazione di un (eventuale) successore.

Secondo la rete, «oggi l’Italia e l’Europa hanno bisogno di una politica estera chiara, coerente, multilaterale; non di posture che indeboliscono ulteriormente l’unità europea e rendono opaca la nostra collocazione internazionale. Per questo chiediamo al Governo di sospendere e riconsiderare qualunque adesione o partecipazione ambigua al Board of peace».

Richiamandosi ai valori laici di libertà, fraternità e uguaglianza tra i popoli, la rete «Preti contro il genocidio» fa proposte concrete come rimettere al centro il multilateralismo, coinvolgere i palestinesi in ogni decisione che riguardi Gaza,fermare l’annessione dei Territori occupati da parte di Israele e la corsa agli armamenti. Infine, «per l’Ucraina e per ogni conflitto: adottare lo stesso criterio di pace giusta, fondata su diritto e garanzie reciproche».

La rete si rivolge ai cristiani, ma anche «a tutti gli uomini e le donne di buona volontà» perché – conclude l’appello -«la pace non nasce dall’inerzia: nasce da coscienze sveglie e da responsabilità condivise».

Paolo Moiola

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