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Venezuela. Trenta giorni senza Maduro

Dopo il golpe Usa a che punto è la transizione

A un mese dalla rocambolesca cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores nel loro bunker nei pressi di Caracas, da parte della Dea (Drug enforcement administration), l’agenzia federale statunitense antidroga, il contesto politico venezuelano ha dato un’apparente svolta di 180 gradi, che ha fatto tremare lo status quo, anche se, in realtà, non pare essere cambiato molto.
Come nella celebre frase del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa che affermava che «Bisogna cambiare tutto perché non cambi niente», il Venezuela sembra avviarsi verso una transizione di continuità, dove il cambiamento inevitabile dato dalla cattura di Maduro non si traduce automaticamente in un governo di opposizione al chavismo, almeno nel breve periodo.

Una nuova e vecchia presidente
A poche ore dal blitz statunitense, il presidente Donald Trump ha annunciato che il governo di transizione sarebbe stato guidato da Delcy Rodríguez, vicepresidente di Maduro e figura chiave del potere chavista, nonché sorella di Jorge Rodríguez Gómez, presidente dell’Assemblea nazionale, tuttora in carica.
Restano al loro posto anche altri pilastri dell’apparato statale, contestatissimi dall’opposizione per la loro presunta corruzione e la decadenza in cui hanno costretto le istituzioni, come il ministro della Difesa Vladimir Padrino López e il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, sul quale pende un mandato di cattura con una taglia da 25 milioni di dollari emesso dagli Stati Uniti.
Una decisione che ha sorpreso analisti e opposizione, che ha messo fuori gioco la grande favorita María Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace, allineata con la visione economica ed estrattivista dell’amministrazione Trump.
All’estero, una parte della diaspora venezuelana, composta da oltre otto milioni di persone fuggite dalla crisi economica, ha inizialmente celebrato l’arresto di Maduro. All’interno del Paese, invece, i residenti non chavisti, mantengono il silenzio, per il timore di essere identificati e perseguitati, segno che la struttura repressiva dello Stato non è stata realmente smantellata.
Tuttavia, tra le novità più rilevanti dell’amministrazione Rodríguez rientra la liberazione di diversi prigionieri politici, tra cui Alberto Trentini, e la promessa di Delcy Rodríguez di rilasciarne altri cento. Finora sarebbero state liberate circa 266 persone su un totale di circa 800, un dato che, secondo vari analisti, conferma che l’ipotesi di un rapido ritorno alla democrazia sia da scartare al momento, così come libere elezioni per il 2026.

E l’industria del petrolio?
Fin dal primo giorno, Trump ha dichiarato senza mezzi termini che l’interesse strategico degli Stati Uniti riguarda il petrolio venezuelano, dimostrando in questo modo che la transizione governativa ha basi più economiche che democratiche.
Da parte sua, nel mese di gennaio, Delcy Rodríguez ha annunciato una riforma della Legge organica sugli idrocarburi, accogliendo le richieste statunitensi per facilitare l’ingresso di capitali stranieri nel settore energetico. L’obiettivo sarebbe rilanciare un’industria petrolifera in condizioni strutturali critiche, aggravate da anni di scarsa manutenzione da parte di Pdvsa, compagnia petrolifera statale.

Tuttavia, grandi multinazionali come Exxon e Shell hanno già fatto sapere di non essere interessate a investire nel Paese, perché il recupero delle infrastrutture necessarie all’estrazione del greggio extra pesante richiederebbe investimenti troppo elevati rispetto ai potenziali profitti, soprattutto in un contesto di forte instabilità politica.
Al momento, l’unica opzione concreta per Washington potrebbe essere dirottare verso gli impianti di raffinazione del Texas parte del petrolio oggi venduto alla Cina, ma senza nuovi investimenti si tratterebbe comunque di un beneficio di breve periodo.


Rapporti Venezuela-Stati Uniti
Al momento Delcy Rodríguez si muove su un fronte di apertura nel confronto degli Stati Uniti, almeno sulla carta, ma allo stesso tempo ha espresso più volte la netta volontà di mantenere la sovranità del Venezuela contro qualsiasi tipo di spinta imperialista statunitense.
Da parte sua il segretario di Stato Usa, Marco Rubio ha più volte minacciato Rodríguez affermando che, in assenza di piena e controllata collaborazione e, in qualche modo, sottomissione, «la reazione degli Stati Uniti potrebbe essere molto più dura di quella riservata a Maduro».

E Maduro?
Intanto Nicolás Maduro compie il suo primo mese di carcere A New York, dove aspetta la prossima udienza a marzo, dopo la prima del 5 gennaio scorso. Il suo futuro non è chiaro. I capi d’accusa di crimine organizzato e narcoterrorismo sono molti gravi e, in caso di condanna, potrebbe passare il resto della sua vita in carcere. Tuttavia, ogni scenario è possibile, soprattutto dopo il precedente dell’indulto a Juan Orlando Hernandez, ex presidente dell’Honduras, condannato a 42 anni per narcotraffico e rimesso in libertà proprio dall’amministrazione Trump.

Simona Carnino

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