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Alzo gli occhi verso i monti

Sono Nesma Ayed. Mi trovo nell’ospedale Friends of the patient society di Gaza City. È il 17 settembre. Nel lettino di fronte a me, la mia bambina Jana, 9 anni, ha smesso di respirare. Malnutrizione acuta. Come sua sorella Jouri, morta un mese fa. Aveva due anni.

Alzo gli occhi verso la finestra. Fuori vedo macerie. Da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio nome è Rahman, vivo con mia mamma, mia moglie i miei due bambini nel villaggio di Patarkhola, vicino a Satkhira, in Bangladesh. Lavoro a giornata in una fabbrica di mattoni. Cerco ancora di ricostruire la mia abitazione distrutta dal ciclone Amphan.

Alzo gli occhi verso i miei bambini. Da dove mi verrà l’aiuto?

Sono Federico, ho lasciato l’università un anno fa. Vivo con i miei. Mio padre è depresso. Mia mamma è sempre via per lavoro. Fuori, i palazzi immobili di Belluno. Dentro me, un disagio che cresce ogni giorno.

Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? (cfr. Sal 120).

Ho visto, in Rd Congo, una donna raccogliere due bambini soli che non erano suoi, mentre tutti fuggivamo dai miliziani
dell’M23.

Ho ricevuto l’eucaristia nella chiesa di San Sebastiano a Negombo, in Sri Lanka, insieme a chi ricordava i 100 morti dell’attentato del 2019.

Ho visitato un uomo in carcere, a Roma. Nel suo sguardo perso, ho intuito una piccola luce di desiderio di vita.

Ho alzato gli occhi verso il cielo e verso l’umanità, e ho visto vite resistenti, custodite dalla vita che non muore. E una luce nuova, farsi piccola via tra le tenebre.

da amico, Luca Lorusso

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