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Belém (novembre 2025). La «Cop della verità», come l´ha definita il presidente brasiliano Lula nella cerimonia di apertura dell’evento, inizia per me con una videochiamata con Davi Kopenawa, leader e sciamano yanomami noto a livello mondiale da quando fu protagonista del Vertice della Terra/Eco-92 di Rio. Più di trent’anni dopo, il Brasile torna a essere protagonista del dibattito sul futuro dell’Amazzonia e del pianeta.
Gli domando per quando è previsto il suo arrivo a Belém. «Ho preso una brutta influenza a Brasilia, ma ci sarò. Lì ho respirato molta benzina; con il clima secco la terra si surriscalda ed emette un mefítico odore di petrolio».
Nella parte finale del suo discorso, Lula ha citato proprio uno dei passaggi più famosi di Kopenawa: «Nelle città il pensiero è oscurato, offuscato ed ostacolato dal rumore delle macchine», nella speranza che – invece – «la serenità della foresta possa infondere in ciascun partecipante la chiarezza di pensiero necessaria per vedere» quale strada percorrere per invertire la rotta.
In un emozionante incontro con i rappresentanti del Consiglio nazionale dei seringueiros per rendere omaggio alla memoria di Chico Mendes, la ministra dell’Ambiente Marina Silva ha affermato che sarà la luce della poronga (lampada usata nel lavoro notturno dai raccoglitori di caucciù nelle foreste dell’Acre da cui tanto Silva che Mendes sono originari), a illuminare il cammino.
Mentre Davi è coinvolto in varie riunioni nella parte ufficiale dell’evento, i suoi «parenti», soprattutto dello stato del Pará di cui Belém è la capitale e dagli stati confinanti di Amazonas, Tocantins, Maranhão, Amapà e Mato Grosso, si ritrovano nel «Vertice dei popoli» (Cúpola dos povos). Sono Kayapò, Wai Wai, Katxuyana per citarne alcuni.
Per l’evento inaugurale hanno solcato le acque del fiume Guamà oltre 300 imbarcazioni, tante quante sono le lingue parlate dai popoli indigeni, per celebrare simbolicamente la diversità socio-culturale del Paese che fa da specchio a quella naturale.

Mentre fuori risuona il ritmo del Carimbò, genere musicale e danza tipica della regione, nei vari spazi di dibattito, le rivendicazioni di tutti quei gruppi sociali «periferici» – indigeni ma anche pescatori tradizionali, ribeirinhos, raccoglitrici di cocco – che, paradossalmente, proprio per essere gli ultimi custodi del pianeta, maggiormente subiscono le aggressioni del sistema economico, si mescolano e si amplificano.
Sulle t-shirt sono impressi slogan che invocano giustizia: «Nessuno profani la tua terra»; «Silenzio, la terra sta parlando», «La morte della foresta è la fine della nostra vita» fino a «Dal fiume al mare Palestina libera», che assume un significato particolarmente forte qui dove le acque dolci del rio delle Amazzoni con tutti i suoi affluenti si uniscono a quelle dell’Oceano.
Delle giovani Mundurukù filmano un coro di bambini e il canto mesto di un pescatore del rio Tocantins che sembra quasi un lamento per la morte dell’ambiente naturale della sua infanzia, che gli ha garantito sinora cibo e lavoro. Presto il «Pedral do Lourenco», una conformazione geologica rocciosa di 35 chilometri, verrà letteralmente fatta esplodere per consentire, anche nella stagione secca, il passaggio sul fiume Tocantins delle grandi navi cariche di soia ed altre commodities dal centro sud verso il porto di Barcarena, da dove vengono esportate. Il ritornello recita «Lourenço, Lourenço», perché, in Amazzonia, persino le rocce hanno un nome.
Silvia Zaccaria (da Belém)