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In Brasile, tra governo Lula e Congresso è ormai una lotta quotidiana: il primo alleato dei popoli indigeni, il secondo lanciato per cancellarne i diritti costituzionalmente previsti.
L’ultima battaglia si è consumata lo scorso 8 agosto quando il presidente, sostenuto dalle ministre Marina Silva (ambiente) e Sonia Guajajara (popoli indigeni), ha posto il veto totale o parziale su 63 delle quasi 400 disposizioni normative previste dal progetto di legge nº 2.159/2021 («Lei geral do licenciamento ambiental», Legge generale sulle licenze ambientali), approvato dal Congresso in data 17 luglio 2025, meglio conosciuto come «Pl da devastação», progetto legislativo di devastazione.

L’idea del Congresso, dominato dagli esponenti dell’agrobusiness («bancada ruralista») e dell’ex presidente Bolsonaro, è quella di semplificare e velocizzare i permessi ambientali.
Le organizzazioni ambientaliste e indigene avevano chiesto un veto totale al disegno di legge, ritenendolo incostituzionale in diverse parti e avvertendo che avrebbe potuto portare a un ulteriore aumento della deforestazione (pure in territori delicatissimi come quelli che ospitano la «Mata atlantica») e a una nuova spinta all’occupazione di territori indigeni.
Il veto totale non c’è stato. Il presidente Lula, ben consapevole di non averne il controllo, sta tentando un approccio dialogante con il Congresso. Tuttavia, va ricordato un precedente che non fa ben sperare: la legge n. 14.701 del «limite temporale» (lei do marco temporal), promulgata dal Congresso nazionale nel dicembre 2023 e in vigore da allora, nonostante numerose questioni relative alla sua costituzionalità. Anche in quell’occasione ci furono veti totali o parziali di Lula, ma quasi tutti furono annullati dal Congresso e la norma è entrata in vigore. Con effetti immediati: quella legge ha intensificato i conflitti sulle terre indigene che sono passati da 800 a circa 2.000 (udienza pubblica dello scorso 5 agosto). Anche la Camera di conciliazione della Suprema corte federale non ha portato, al momento, ad alcun risultato.
Il drammatico scenario attuale viene descritto nell’ultimo rapporto «Violenza contro i popoli indigeni del Brasile» (Violência contra os povos indígenas do Brasil) del Consiglio indigenista missionario (Cimi), una pubblicazione fondamentale per capire la situazione degli indigeni brasiliani.
In tutto questo, per il Paese si sta avvicinando un evento internazionale di grande importanza, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop30), prevista per novembre a Belém, porta d’ingresso dell’Amazzonia brasiliana.
Paolo Moiola