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Guardando avanti

La Cedeao/Ecowas compie cinquant’anni
Nasce come progetto d’integrazione economica. Diventa strumento di stabilità e sicurezza. Le sfide sono importanti, e si stanno attraversando anni di crisi. Il presidente di turno esorta i membri a maggiore impegno per il futuro.

Il 28 maggio, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao in francese, Ecowas in inglese) ha celebrato i suoi cinquant’anni. Nata come un sogno di integrazione africana post coloniale, l’organizzazione si trova oggi ad affrontare un presente e un futuro di grandi incertezze, dubbi e tensioni, con il rischio che il suo progetto iniziale si infranga contro l’emergere di nuovi movimenti politici ed economici.

Nascita e visione

L’organizzazione regionale è stata fondata il 28 maggio 1975 con la firma del Trattato di Lagos (Nigeria). L’idea di creare una vasta area di scambio e stabilità era nata dalla visione di capi di Stato illuminati come il nigeriano Yakubu Gowon, il togolese Gnassingbé Eyadéma, il senegalese Léopold Sédar Senghor, l’ivoriano Felix Houphouët-Boigny, il guineano Sékou Touré e il maliano Moussa Traoré.

Similmente ai grandi leader europei del dopoguerra, essi erano convinti che l’integrazione economica, la libera circolazione di beni, persone e capitali potessero favorire anche l’integrazione politica e sociale della regione. Allo stesso tempo, ritenevano che una grande organizzazione come la Cedeao potesse diventare un elemento di stabilizzazione, esercitando il proprio peso politico per ripristinare la democrazia e le istituzioni in contesti di crisi.

Come ha recentemente sostenuto il ministro degli Esteri nigeriano Yusuf Tuggar in un’intervista alla Bbc: «A volte diamo per scontato quanto è stato realizzato. L’idea di un blocco regionale emerse quando i leader dell’Africa occidentale cercarono di unire la regione e la sua popolazione attraverso l’unità panafricana e la cooperazione economica. La visione era ambiziosa. Tra i popoli che condividevano una storia comune segnata da schiavitù, confini coloniali, sottosviluppo, l’idea di un’unione fu molto ben accolta».

Successi economici e infrastrutturali

In cinquant’anni, pur tra mille difficoltà, la Cedeao ha raggiunto risultati significativi in campo economico. Nazif Abdullahi, commissario per gli Affari interni della Cedeao, ha spiegato in un’intervista all’emittente francese Rfi: «Se oggi in Niger è presente il gruppo nigeriano Dangote, se si va ad Abidjan e si vedono i commercianti ghanesi, se in Senegal si incontrano aziende della Costa d’Avorio che si occupano sia di commercio sia di produzione locale, è merito della Cedeao. L’organizzazione sta compiendo ulteriori sforzi per garantire che il livello di integrazione e coesione economica sia raggiunto e poi consolidato. Tanto più che una parte significativa dei nostri attori economici opera ancora nel settore informale e può fare un passo in avanti. In ogni caso, stiamo molto meglio rispetto al 1975. Abbiamo fatto tanta strada in termini di scambi commerciali ed economici. Certamente si può fare di più: il commercio interregionale, infatti, ristagna, attestandosi a meno del 15% delle esportazioni totali».

Dal punto di vista infrastrutturale, il corridoio Lagos-Abidjan è ormai una realtà. Lo stesso vale per il West african power pool (Wapp), il progetto che ha reso possibile condividere la produzione e la trasmissione di elettricità nell’Africa occidentale. Attualmente risultano interconnessi settemila chilometri di linee elettriche, ma l’obiettivo ultimo è raggiungere i 16mila entro cinque anni.

Serge Dioman, esperto di energia, ha osservato in un’intervista a Rfi: «Diversi Paesi stanno riuscendo a mettere in comune la loro produzione e si sta creando un mercato nel settore del trasporto energetico. I Paesi che più necessitano di corrente elettrica possono acquistare energia attraverso il Wapp».

Un’altra infrastruttura importantissima che si sta lentamente sviluppando è il gasdotto African atlantic gas pipeline, che porterà il gas dalla Nigeria lungo la costa dell’Africa occidentale fino al Marocco, con il potenziale di rifornire più rapidamente, e in modo più efficace, l’Europa.

La sfida della moneta unica

Una delle principali iniziative dell’unione che non ha ancora dato i suoi frutti è quella di introdurre una moneta unica subregionale.

Proposta per la prima volta negli anni Novanta, questa iniziativa non si è ancora concretizzata, anche se i leader regionali affermano che continua a essere una possibilità. Ad aprile, i governatori delle banche centrali e i ministri delle Finanze dell’Africa occidentale si sono incontrati ad Abuja per riaffermare il loro impegno nei confronti della moneta unica, fissando una nuova data di lancio per il 2027. La volontà dei principali leader politici è autentica, ma alcuni Paesi membri non rispettano ancora i principi economici fondamentali e ciò rallenta il progetto.

Circolazione e sicurezza

La Cedeao è stata, però, qualcosa di più di un semplice mercato internazionale o di uno spazio doganale in cui produrre e commerciare senza vincoli. Come in Europa tramite l’Unione europea, anche in Africa occidentale si è scommesso sulla libera circolazione delle persone. La nascita di un passaporto comune ha garantito frontiere più aperte. Alieu Omar Touray, presidente della Commissione Cedeao, ha osservato: «Con un documento biometrico si può viaggiare da Lagos a Dakar senza alcun visto. Per chi di noi viaggia spesso all’interno del continente, questo è un piccolo miracolo. Ricordo un uomo d’affari africano che mi diceva di avere bisogno di 39 visti per viaggiare in Africa, mentre nell’area Cedeao nessun Paese chiede un visto ai cittadini comuni, tantomeno a un dirigente d’azienda».

Negli anni, la Cedeao ha svolto un ruolo fondamentale di stabilizzazione e di difesa dei valori democratici. Revisionato nel 1993, il trattato dell’organizzazione ha ampliato la sua  missione oltre la sfera economica. Nel contesto dei conflitti civili in Liberia, Sierra Leone e Guinea-Bissau, la Cedeao è diventata un attore della diplomazia della sicurezza, in particolare attraverso la forza di intervento militare Ecomog (Economic community of west african states monitoring group), nata nel 1990, che ha segnato l’impegno concreto per il ripristino della pace.

Un futuro incerto

Un ruolo, quello della stabilizzazione, che negli ultimi anni, ha iniziato a vacillare. Un’ondata di colpi di Stato militari, infatti, ha coinvolto in sequenza Mali, Guinea, Burkina Faso e Niger, Paesi che (a eccezione della Guinea) nel 2024 hanno deciso di uscire dall’organizzazione per creare l’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes). Questo ritiro rappresenta una delle crisi interne più gravi nella storia della Cedeao. Questa si è trovata inoltre ad affrontare una recrudescenza della violenza jihadista, alimentata dalle tensioni interne tra gli Stati membri. Negli ultimi mesi, Benin e Nigeria sono stati colpiti da una serie di attacchi violentissimi. Anche nel 2024, il Sahel è stato classificato per il secondo anno consecutivo come epicentro mondiale del terrorismo, concentrando più della metà dei decessi legati ad attacchi nel mondo, secondo il Global terrorism index pubblicato a marzo. Di fronte a queste sfide, la Cedeao si sta mobilitando per reinventarsi. Una Commissione per la riforma sta attualmente lavorando per rafforzare la legittimità istituzionale dell’organizzazione, ripensare la cooperazione in materia di sicurezza e rilanciare il progetto della moneta unica.

Gli impegni

In occasione del 50° anniversario, il capo di Stato nigeriano Bola Ahmed Tinubu, attuale presidente di turno della Cedeao, ha ribadito il fermo impegno del suo Paese nei confronti degli obiettivi e delle attività dell’organizzazione regionale. Nel suo discorso, Tinubu ha sottolineato che la cooperazione regionale è un compito continuo e che gli sforzi per ripristinare la democrazia nella regione restano una priorità: «Nel corso degli anni, la Cedeao ha svolto numerose missioni di osservazione elettorale nei suoi Stati membri e ha implementato programmi agricoli, meccanismi di facilitazione degli scambi commerciali e progetti infrastrutturali strategici». Chiedendo una migliore attuazione di queste politiche, Tinubu ha esortato i leader dei Paesi membri a una maggiore efficacia nel legiferare e agire per affrontare le persistenti sfide sociopolitiche nella regione.

Il presidente nigeriano ha concluso: «È necessario investire di più nei giovani dell’Africa occidentale, in particolare attraverso investimenti nell’istruzione e nella sanità, sostenendo al contempo il coinvolgimento attivo dei giovani nelle attività della Cedeao. Sono loro il nostro futuro».

Enrico Casale

Economic Community of West African States (ECOWAS) President Omar Touray speaks during the ECOWAS 50th Anniversary celebrations in Accra on April 22, 2025. (Photo by Nipah Dennis / AFP)

In attesa di tempi migliori
Fragilità e prospettive: il punto con il professor Giovanni Carbone

Abbiamo fatto alcune domande sulla Cedeao/Ecowas a Giovanni Carbone, professore ordinario di Scienza politica nell’Università degli studi di Milano e responsabile del per l’Africa di Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale).

Quale tra i principi fondativi della Cedeao è stato più all’avanguardia?

«All’interno dell’Unione africana ci sono otto organizzazioni economiche regionali il cui compito è rafforzare i sistemi economici statali, a volte molto fragili, e fungere da punto di partenza per l’integrazione economica continentale. Ognuna di esse è cresciuta in modo diverso. Guardando all’insieme di queste organizzazioni, penso che la Cedeao/Ecowas si sia distinta per due punti fondamentali: gli interventi militari organizzati negli anni Novanta per pacificare conflitti e riportare la stabilità nella regione, e il sistema di mobilità interna».

La Cedeao sta vivendo una fase complessa che l’ha ridimensionata nelle ambizioni e nell’azione. Quali ragioni hanno causato queste criticità?

«In realtà, un po’ tutte le organizzazioni economiche regionali stanno vivendo una fase di stallo legata, a mio parere, a un rafforzamento degli interessi nazionali. Molti Stati hanno rallentato il processo di cessione delle proprie prerogative a istanze superiori. Forse nel caso della Cedeao, che ha subito l’uscita di tre suoi membri importanti (Mali, Burkina Faso e Niger), questo fenomeno è maggiormente evidente. Situazioni simili però le riscontriamo anche in altre aree nelle quali diatribe e conflitti tra Stati membri stanno minando la coesione delle organizzazioni economiche regionali. Questa è la fase attuale, non è detto che, in futuro, non si torni a fare passi avanti in termini di integrazione».

La crisi interna della Cedeao, innescata dall’uscita di Niger, Mali e Burkina Faso, è permanente o può ricomporsi?

«Credo che, nel lungo periodo, si ricomporrà. Tutto dipenderà, però, da come evolveranno gli attuali regimi militari, quanto tempo resteranno in carica e se favoriranno il ritorno a regimi democratici. Con un cambio di direzione si potrà provare a ricucire lo strappo».

La fragilità economica e politica della Nigeria ha indebolito la Cedeao?

«Da una decina di anni sono esplosi i problemi interni alla Nigeria, sia politici (con forme di instabilità e insicurezza) sia economici (con il crollo dei tassi di crescita). Ciò ha portato il Paese a concentrarsi molto su se stesso e ha reso più fragile l’organizzazione perché la Nigeria ne è, indubbiamente, la nazione più importante e influente. Negli ultimi mesi ha fatto un tentativo molto forte di mantenere in piedi l’integrazione regionale minacciando l’intervento militare dopo il colpo di Stato in Niger. Una minaccia finita però nel nulla».

Negli ultimi anni, nell’Africa occidentale si sono affacciati nuovi protagonisti internazionali. In particolare la Cina e la Russia. Come possono influire sull’attività della Cedeao?

«L’atteggiamento dei due Paesi mi sembra diverso. La Russia ha interessi strettamente politici. Mosca ha stretto rapporti con i vertici di alcuni Paesi dell’Africa dell’Ovest principalmente in funzione antioccidentale. In questo senso, la frammentazione e la debolezza della Cedeao giocano a suo favore. La Cina si muove in altro modo. In linea teorica sostiene i processi di integrazione continentale e regionale perché da essi potrebbe anche trarre vantaggio sfruttando mercati più ampi e integrati. Al tempo stesso, Pechino ha stabilito rapporti prevalentemente bilaterali con i singoli Paesi senza curarsi molto delle organizzazioni regionali, come appunto la Cedeao/Ecowas».

E.C.

I primi cinquant’anni
Cronologia essenziale

  • 1970-1980. Fondazione e primi passi
  • 28 maggio 1975. Viene firmato il «Trattato di Lagos» da 15 Paesi dell’Africa occidentale, istituendo la Cedeao con l’obiettivo di promuovere l’integrazione economica e la cooperazione regionale.
  • 1976. Capo Verde aderisce ufficialmente alla Cedeao, portando il numero dei membri a 16.
  • 1990-2000. Espansione del mandato e interventi militari
  • 1990. Viene istituito l’Ecomog (Economic community of west african states monitoring group), la forza militare della Cedeao, che interviene in Liberia per porre fine alla guerra civile.
  • 1993. Il trattato della Cedeao viene rivisto per includere la promozione della democrazia, la prevenzione dei conflitti e la sicurezza regionale.
  • 1997. Intervento dell’Ecomog in Sierra Leone per ristabilire l’ordine costituzionale.
  • 2000-2013. Rafforzamento istituzionale e nuove sfide
  • 2000. La Mauritania esce dalla Cedeao.
  • 2007. La Segreteria esecutiva viene trasformata in Commissione della Cedeao per migliorare l’efficienza operativa.
  • 2013. Si tiene il primo vertice congiunto Cedeao-Ceeac (Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale) per affrontare questioni di pace e sicurezza.
  • 2017-2024. Crisi politiche e sicurezza regionale
  • 2017. La Cedeao interviene in Gambia per garantire il trasferimento pacifico del potere dopo le elezioni presidenziali.
  • 2023. Colpo di stato in Niger. La Cedeao emette un ultimatum alla giunta militare per il ripristino dell’ordine costituzionale e attiva la forza di pronto intervento. La forza poi non interviene.
  • 2024. Mali, Burkina Faso e Niger annunciano l’uscita dalla Cedeao e la formazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), segnando una delle crisi più gravi nella storia dell’organizzazione (l’uscita sarà formalizzata il 29 gennaio 2025).
  • 2025. cinquantesimo anniversario e sfide future
  • 28 maggio 2025. La Cedeao celebra il suo 50° anniversario a Lagos, riaffermando l’impegno per la cooperazione regionale nonostante le sfide poste dalle recenti crisi politiche e di sicurezza.

E.C.

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