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«Io sono chiaramente favorevole alla pace, sono sempre contento quando le armi vengono deposte, quando si decide in qualche modo di porre fine alle violenze, ma quello che non va bene è l’ipocrisia». Fridolin Ambongo, il cardinale di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Condo, commenta con queste parole il recente accordo siglato a Washington tra il suo Paese e il vicino Rwanda.
Egli teme che gli interessi personali dei soggetti che hanno deciso di mettersi attorno a un tavolo renda fragile l’accordo, quando invece c’è un grande bisogno di una pace duratura, soprattutto per l’Est del Paese, piagato da decenni di conflitti violenti.
«La corsa ai minerali strategici è oggi, soprattutto in Africa – prosegue il cardinale -, all’origine della proliferazione dei gruppi armati», ma le soluzioni non possono essere calate dall’alto e non possono arrivare dall’esterno.

Monsignor Ambongo, in Vaticano, ai giornalisti presenti per la presentazione del documento delle Chiese del Sud del mondo sulle questioni climatiche, in vista della Cop30 di novembre in Brasile, ironizza sulla soluzione proposta da Donald Trump alla Rd Congo e al Rwanda: «Siete in guerra tra di voi e la causa della guerra sono i minerali. Io, il grande Trump, arriverò, vi riconcilierò e voi mi darete i minerali», dice il cardinale riferendo quello che lui ritiene essere il pensiero e l’interesse del Presidente degli Stati Uniti nella mediazione di questa contesa nel cuore dell’Africa. Ambongo ricorda che Trump «ha provato questa soluzione in Ucraina, ma non ha funzionato».
Il problema, hanno evidenziato in tante occasioni gli esponenti delle Chiese africane, è che tutti vogliono mettere le mani sul Continente: «Terra ricca di biodiversità, minerali e culture, ma impoverita da secoli di estrattivismo, schiavitù e sfruttamento. L’Africa non è un continente povero; è un continente saccheggiato», sottolinea il cardinale della Repubblica Democratica del Congo.
La pace tra Congo e Rwanda rischia dunque di essere effimera, spiegano fonti della Chiesa congolese, perché non si tocca uno dei nodi principali all’origine delle violenze che devastano in particolare la regione del Kivu, ovvero il ruolo delle milizie M23, sostenute dal vicino Rwanda che, dopo avere occupato a gennaio scorso Goma, nel Nord, sono entrati anche a Bukavu, capoluogo del Sud della stessa regione.
Nonostante i dubbi e soprattutto i timori, la Chiesa congolese sostiene il processo di pace, perché esso prevede la cessazione delle ostilità, cosa di cui c’è assoluto bisogno in quelle terre.
«Ci sono nostri fratelli e sorelle che soffrono nell’Est del Paese. Di fronte a questa situazione, sosteniamo la firma di un accordo per porre fine alla guerra e porre fine alle sofferenze del nostro popolo», ha detto Ambongo auspicando che nonostante gli interessi che hanno portato alla firma, sia possibile cominciare a scrivere una nuova pagina.
Manuela Tulli