Black friday e l’alternativa del commercio equo

 

Nella settimana del Black friday, un meme circola sui social: «Black friday. Se non compri niente risparmi il 100% su ogni prodotto».

Noi potremmo aggiungere: «Per Natale, valuta l’acquisto di prodotti del commercio equo e solidale». Mettere sotto l’albero regali che hanno una storia di giustizia, fatta di rispetto dei diritti umani (di bambini, donne, lavoratori, persone con disabilità), dell’ambiente, che contribuiscono a costruire dialogo e pace è possibile.
E in molti, da diversi anni, lo fanno.

Così ci si può orientare a un tipo di commercio che garantisce la giusta paga e condizioni dignitose a persone come Nilanjana Banerjee, donna indiana sordomuta che ha studiato progettazione al Silence training institute e oggi è una delle migliori designer di Silence, una Ong locale che esporta prodotti artistici in diversi paesi del mondo nel circuito del Wft (World fair trade organization), l’organizzazione mondiale per il commercio equo e solidale.

La storia di Silence dovrebbe accompagnare la confezione del pacchetto da porgere il giorno della festa, perché, a differenza di un prodotto qualsiasi, di cui si ignora la provenienza, con il Commercio equo, insieme all’oggetto, si regala anche un pezzo di storia concreta di persone che vivono e lavorano in paesi e contesti a volte difficili di immaginare. È raccontata in uno dei podcast che si trovano sul sito di Equo garantito, l’associazione di categoria delle organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale.

«Silence è un’organizzazione che si dedica alla riabilitazione socioeconomica di persone con disabilità, in particolare persone sorde», dice il podcast. Nasce a Calcutta, in India, nel 1979 «dallo sforzo collettivo di un piccolo gruppo di artisti sordi alla ricerca dell’autosufficienza economica» e dall’idea di produrre biglietti di auguri dipinti a mano.
Presto l’iniziativa diventa una Ong. Nel tempo, grazie alle vendite in paesi come Usa, Canada, Regno Unito, Germania, Italia, Austria, Francia, Australia e Nuova Zelanda, «diventa in grado di coprire la maggior parte dei costi di produzione e del personale» e di offrire servizi pensionistici per i suoi lavoratori, così come un fondo di previdenza, un fondo volontario di risparmio mensile e si occupa anche di assicurazione sulla vita e copertura di infortuni.
Circa l’80% del personale di Silence è composto da persone con disabilità fisiche, mentali o psichiche che, per la gran parte, hanno dovuto abbandonare la scuola fin dall’infanzia e sono soggette a umiliazioni e discriminazioni.

Il Commercio equo e solidale non concepisce se stesso come beneficenza. È un modo di impostare il mercato diverso dallo sfruttamento e, allo stesso tempo, dall’elemosina e dal paternalismo.

In Italia se ne parlava molto alla fine degli anni Novanta e nel primo decennio del 2000. Oggi se ne parla di meno, ma i dati raccolti e divulgati da Equo garantito nel suo rapporto annuale del 2023, pubblicato a maggio, in occasione dei 20 anni dalla fondazione dell’associazione, ne offrono una fotografia positiva: le dieci organizzazioni italiane di importazioni dirette dai produttori del Sud del Mondo, nel 2021 hanno importato prodotti da 16 organizzazioni locali africane per 3,3 milioni di euro, da 80 organizzazioni in Asia per 5 milioni, da 50 organizzazioni in America Latina per 5,3 milioni e da tre organizzazioni in Europa per 243mila euro. Un totale di 43 paesi del mondo coinvolti, migliaia di famiglie che lavorano dignitosamente, mandano i figli a scuola, hanno la possibilità di immaginare un futuro.

In Italia il commercio equo nel 2021 ha dato lavoro a 491 persone, coinvolto 3.960 volontari e 29.135 soci. E promosso, nel suo piccolo, la cultura della sostenibilità sociale e ambientale.

Luca Lorusso

Sul tema leggi anche:

– Luca Lorusso (a cura di), Natale possibile, Dossier MC dicembre 2012.

– Luca Lorusso, Senza dono, che Natale è? Una conversazione col teologo Roberto Repole, MC dicembre 2014, p 27.