Il tempo delle non cose


Uno stile semplice e diretto. Libri sottili ma corposi. Il filosofo Byung-Chul Han, docente a Berlino, accende la luce sui malesseri tipici della vita contemporanea. In particolare, sul senso di irrealtà legato all’uso di computer, smartphone, intelligenza artificiale. E prova a suggerire possibili antidoti.

Byung-Chul Han, nato a Seul nel 1959, attualmente vive e insegna filosofia e cultural studies all’Universià di Berlino. Analizza da anni le conseguenze politiche e psicosociali del modello economico neoliberista nelle società occidentali e soprattutto l’influenza del digitale nelle nostre vite, sempre più dipendenti dalle tecnologie.

Nel suo Le non cose, edito da Einaudi, ci offre una lucida riflessione sulla società che stiamo costruendo. Lo fa tramite uno stile semplice e diretto, efficace nell’accendere una nuova luce sulla realtà che ci sta intorno.

Il testo offre una lettura immersiva del mondo attuale, e ha il dono di sorprenderci ricomponendo i diversi sensi delle cose che ci accadono.

Non è una critica, ma una lettura e interpretazione di quel senso di estraneazione che ci prende mentre compiamo i nostri atti quotidiani circondati da strumenti come smartphone e computer, nostri compagni di vita.

Scrive Han: «L’ordine terreno, l’ordine planetario, è costituito da cose che assumono una forma durevole e creano un ambiente stabile, abitabile. […] Oggi all’ordine terreno subentra l’ordine digitale. L’ordine digitale derealizza il mondo informatizzandolo». Non sono più gli oggetti ad arredare il mondo, ma le informazioni. Non è più la mano che costruisce oggetti a fondare l’essere in senso heideggeriano, ma l’informazione.

La sintesi di questa nuova ontologia diventa lo smartphone. Esso ci fornisce l’illusione di avere il mondo a portata di mano. Nella comunicazione digitale l’altro è sempre meno presente, preferiamo, infatti, mandare un messaggio piuttosto che chiamare per non esporci al dialogo. È così che ci ritiriamo in una bolla narcisistica, facendo scomparire di fatto l’empatia, le relazioni, e finendo per sentirci soli. E in questo vuoto nasce la depressione come sintomo di mancanza di nutrimento che solo il sentirsi all’interno di una comunità può guarire.

Quando Han affronta il tema dell’intelligenza artificiale, la definisce «senza cuore», perché mette insieme dati già esistenti, senza far apparire nuovi scenari di senso. Calcola ma non crea nulla di nuovo, si limita a scegliere tra opzioni già esistenti.

Anche la memoria del computer è senza cuore. È «additiva», mentre la nostra memoria è «narrativa». Questo è uno dei nodi interessanti del libro: la differenza tra dato e ricordo. I dati memorizzati dal computer sono messi in fila e conservati così come sono stati inseriti, senza essere elaborati. Il ricordo invece è evocativo, possiede una profondità che risuona nell’interiore e riorganizza gli eventi spesso con significati nuovi.

Byung-Chul Han ci offre anche una via di uscita da questa irrealtà: il silenzio.

Solo nel silenzio si riesce a ritrovare il contatto con la parte più profonda del nostro essere. Nel silenzio si sta in ascolto, si è in relazione con il tutto che ci circonda, si avverte la profondità che è verticale tanto in alto quanto in basso. Nel silenzio si esercita quello sguardo contemplativo dotato di pazienza per il lungo e il lento che diventa preghiera. E come afferma a pag. 105: «È il silenzio a salvare» la nostra vita.

Dello stesso autore

Infocrazia. Le nostre vite manipolate dalla rete, Einaudi, 2023.

Il filosofo si domanda quali sono gli effetti della digitalizzazione sulla democrazia, rispondendo che ci troviamo in una fase di passaggio a un regime totalitario basato sui «dati» e su nuove figure come gli influencer.

Iperculturalità. Cultura e globalizzazione, Nottetempo, 2023.

In questo testo Han ragiona sulla smaterializzazione degli spazi e dei confini della cultura grazie alla globalizzazione degli ultimi decenni. Se prima la cultura di ciascuno era un elemento di costruzione della sua identità, ora tutte le culture appaiono importanti. Ma forse questo significa che non ci si sente davvero a casa in nessun luogo.

Elogio della Terra. Un viaggio in giardino, Nottetempo, 2022.

Han incentra questo libro sulla cura del suo giardino a Berlino, attraverso cui ha riscoperto la felicità legata ai ritmi della natura. Mentre il mondo digitale allontana dalle esperienze sensoriali, estranea da dolore e corporeità, il ritorno alla terra aiuta a ritrovare una spiritualità nella quale i colori, i suoni, la relazione con gli insetti, restituiscono all’uomo la sua vera appartenenza.

La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite, Einaudi, 2022.

Han sottolinea come la nostra società sia caratterizzata dalla paura del dolore e della morte e imponga di essere sempre positivi, in salute e felici. Le persone cercano, allora, forme di anestesia simbolica e concreta per liberarsi da ciò che le rende sofferenti e mortali: una rimozione sociale della morte e del dolore.

Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere, Nottetempo, 2016.

Han analizza le nuove forme di potere che inchiodano l’individuo: non siamo più di fronte a un potere coercitivo e punitivo, ma a soggetti che si sfruttano da soli per diventare «imprenditori di se stessi». Alla conquista di sempre nuove competenze e motivazioni per raggiungere il successo, senza orari di lavoro né diritti, ossessionati dalla continua ricerca di superare i propri limiti.

Rita Vittori