Welcome to El Paso

testo di Paolo Moiola |


Sorta nel deserto, El Paso è ulteriore dimostrazione che l’immigrazione non può essere fermata da un muro. Per questo, nella città texana, operano varie organizzazioni cattoliche d’aiuto ai migranti. «Benvenuti a El Paso» è la nuova tappa del nostro cammino lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico.

Capita spesso di sentire parlare di El Paso e Ciudad Juárez come di città gemelle. In realtà, lo sono soltanto in quanto si dividono uno stesso spazio geografico: il deserto di Chihuahua, la catena dei monti Franklin e il Rio Grande (o Rio Bravo). Per il resto, le due città sono diverse in tutto.

La prima è una città texana di 700mila abitanti al confine con il New Mexico. La seconda, capitale dello stato messicano di Chihuahua, è famosa nel mondo per essere la città dei femminicidi e delle maquiladoras (fabbriche straniere con manodopera locale ed esenzioni fiscali).

Unite da quattro ponti – Bridge of the Americas, Ysleta-Zaragoza International Bridge, Paso del Norte Bridge e Stanton Street Bridge – che scavalcano il Rio Grande e un’autostrada, El Paso e Ciudad Juárez sono separate da barriere (fences) costruite nel 2008 per frenare l’immigrazione illegale e i traffici illeciti. Queste barriere sono state, in parte, sostituite o rinforzate dal muro di Trump, la cui costruzione è stata oggi bloccata dal nuovo presidente Joe Biden.

Vecchio o nuovo muro che sia, come quasi sempre accade, niente riesce però a fermare il flusso di migranti. Per esempio, a giugno, soltanto nel settore di El Paso, gli agenti di frontiera Usa hanno intercettato 21.500 migranti. In dieci mesi (da ottobre 2020 a luglio 2021), sul confine Sud le autorità statunitensi hanno fermato un milione e 332mila migranti. Un numero effettivamente enorme, ma di questi ben 850mila sono stati immediatamente espulsi (dati Customs and border protection, Cbp, del 4 agosto 2021).

Una panoramica dal Ranger Peak di El Paso e Ciudad Juárez che evidenzia il paesaggio desertico in cui sorgono le due città. Foto Nick Amoscato.

Chi aiuta i migranti

A El Paso e in altre città texane di confine lavorano varie organizzazioni cattoliche. Le due più grandi sono «Annunciation House» e «Catholic Charities of the Rio Grande Valley» (a San Juan e Browsville).

La prima, fondata nel 1978, si occupa principalmente di migranti ed è diretta da padre Ruben Garcia. La seconda, con uno spettro d’intervento più generale, è diretta da suor Norma Pimentel, figlia di messicani (nel 2020, eletta da Time tra le cento persone più influenti al mondo).

A queste organizzazioni d’aiuto immediato, dal 1987 la diocesi di El Paso affianca un ufficio di consulenza legale per i migranti («Diocesan migrant and refugee services», Dmrs). Inoltre, il «Hope border institute» (Instituto fronterizo esperanza), partendo dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica, svolge un lavoro di studio e ricerca «per costruire giustizia e approfondire la solidarietà attraverso le terre di confine».

Nel suo ultimo rapporto, l’istituto è molto duro nei confronti del nuovo presidente. Visto che la vicepresidente Kamala Harris aveva dichiarato di essere «impegnati a garantire che il nostro sistema di immigrazione sia ordinato e umano», allo studio è stato dato un titolo esattamente opposto: Disorderly and inhumane, disordinato e disumano (giugno 2021).

«L’amministrazione Biden – vi si legge tra l’altro – continua a impedire alle persone in fuga da persecuzioni di accedere al sistema di asilo degli Stati Uniti e continua a espellere migranti e richiedenti asilo che attraversano il confine».

In effetti, finora l’amministrazione Biden ha respinto oltre il 70 per cento dei migranti, soprattutto sulla base del cosiddetto «Title 42», reso operativo da Trump a inizio pandemia (21 marzo 2020). Il titolo 42 è una norma del Codice di sanità pubblica degli Stati Uniti, risalente al 1944, che consente l’immediata (cioè nell’arco di poche ore) espulsione di una persona per questioni sanitarie. Questa norma ha preso il sopravvento sul «Title 8» del Codice federale sulla migrazione (Aliens and nationality), una norma ben più complessa e soprattutto più garantista, in particolare nei confronti dei richiedenti asilo (asylum seekers).

Border Patrol Agents (BPA) assigned to El Paso Sector, El Paso Station (EPT/EPS) apprehended a group of approximately 127 illegal aliens.

Le suore di Chapparal

A El Paso, attorno alle principali organizzazioni d’aiuto, ne ruotano altre più piccole, ma egualmente significative. Una di esse è quella delle suore dell’Assunzione (Assumption sisters) di Chapparal, piccola comunità rurale sul confine tra New Mexico e Texas, a circa 30 chilometri da El Paso.

Contattata via web, ci risponde suor Anne Salaun. «Siamo una comunità internazionale di quattro suore – spiega la religiosa -. Assieme a me, ci sono suor Chabela, Maria Teresa e Nha Trang».

Suor Norma Pimentel, direttrice di «Catholic Charities of the Rio Grande Valley». Foto Mose Buchele / Kut / Npr.

«Nella comunità di Chapparal la maggioranza della popolazione è di origine ispanica. Si tratta soprattutto di famiglie emigrate dal Messico con figli nati qui. Noi facciamo il nostro ministero tra loro. Da un paio d’anni lavoriamo però anche sull’emergenza derivante dai nuovi arrivi, sempre in collaborazione con le organizzazioni di El Paso, in particolare con Annunciation house. Portiamo i pasti in uno dei loro centri e diamo una mano in un altro».

Le suore collaborano anche con l’Hope border institute». «Gli Stati Uniti – ricorda suor Anne – sono un paese d’immigrazione che, nel corso della sua storia, ha accolto diverse ondate di immigrati. Oggi però il sistema vigente è diventato inadeguato. Occorrerebbe fornire percorsi legali per entrare e per ottenere la cittadinanza. Detto questo, allo stesso tempo, devono essere affrontate nei paesi di origine dei migranti le cause profonde dell’immigrazione».

Dopo aver sperimentato la «tolleranza zero» di Donald Trump, suor Anne non boccia Joe Biden: «La situazione è un po’ migliorata, ma c’è spazio per ulteriori miglioramenti».

«Per esempio?», le chiediamo. «Il fatto che il confine sia ancora chiuso, è un incentivo per i trafficanti che depredano i migranti. La riforma delle nostre leggi sull’immigrazione e l’apertura delle frontiere è il modo migliore per combattere lo sfruttamento umano sopprimendo la necessità del contrabbando».

Padre Ruben Garcia, direttore di «Annunciation House». Foto The Texas Observer.

Suor Anne si riferisce allo smuggling di esseri umani (in spagnolo, coyotaje, da cui il termine coyote, trafficante di persone), un fenomeno diventato normalità che genera un giro di denaro inferiore soltanto a quello della droga e che, soprattutto, produce drammi umani. Come avvenuto lo scorso 30 giugno, quando gli ufficiali della Border patrol di El Paso hanno scovato 35 migranti – provenienti da Guatemala (in maggioranza), Messico, Ecuador, Nicaragua e Honduras – nascosti in una casa. Dramma nel dramma, tutti e 35 sono stati immediatamente rispediti fuori dai confini statunitensi in base al citato Title 42.

A suor Anne facciamo presente che paura e cattiva informazione non aiutano a comprendere la complessità del fenomeno migratorio. «È proprio per questo – risponde – che abbiamo bisogno di educazione: per aprire le nostre menti e i nostri cuori ai benefici e alle benedizioni che i nuovi arrivati portano con sé. Ricordiamoci che la migrazione fa parte del tessuto della storia umana. Quindi, è meglio coglierne i benefici piuttosto che combatterla».

Così la pensa suor Anne. Tuttavia, in Texas come negli Stati Uniti e nel mondo, la questione migratoria divide la società in maniera netta e apparentemente inconciliabile.

Tre delle quattro suore della comunità di Chapparal in un centro d’accoglienza di El Paso. Foto Assumption sisters – Chapparal.

Fermare «l’invasione» (a ogni costo)

Don Huffines, ex rappresentante repubblicano nel senato del Texas, che si definisce «100 per 100 pro-life», è candidato alla carica di governatore dello stato nelle elezioni del novembre 2022.

Nel suo programma ultra conservatore, un posto di rilievo è occupato dal tema dei migranti.

Su questo gli argomenti per raccogliere consensi elettorali sono sempre gli stessi. Per esempio, quello dei soldi: «I texani stanno attualmente pagando miliardi [di dollari] ogni anno per alloggio, scuola e assistenza medica in favore di stranieri illegali».

Huffines promette che, se eletto governatore dello stato, fermerà l’«invasione» a ogni costo, schierando tutte le forze della Guardia nazionale del Texas, completando il muro di Trump, attuando misure di pressione economica sul Messico, rendendo impossibile l’assunzione di migranti illegali sui posti di lavoro.

A quanto pare il programma di Huffines non contempla un «Benvenuti in Texas».

Paolo Moiola

A demonstrator holds up placards to protest against MPP (Migrant Protection Protocols), outside of U.S. Customs and Border Protection building in Brownsville, Texas, U.S., January 12, 2020. REUTERS/Go Nakamura

Le suore di Chapparal effettuano una distribuzione di alimenti. Foto Assumption sisters – Chapparal.

Il ponte delle Americhe, uno dei quattro che unisce El Paso (Usa) con Ciudad Juárez (Messico); si confronti la fila di auto in entrata e quella in uscita. Foto James Tourtellotte.

QUESTA SERIE:

«L’uragano migranti (e la frontiera liquida)», MC, giugno 2021;
«Bienvenidos a Tijuana», MC, luglio 2021.