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Quel movimento di andata da Gesù e d'invio nel suo nome continua fino ad oggi. È il mistero di essere resi partecipi della missione del Signore. Richiede trasparenza totale, ecco perché vuole povertà di mezzi: né sacche né denari. E non propone un generico messaggio di sapienza universale, ma conduce a Cristo, davanti al quale scopriamo chi siamo veramente e diventiamo capaci di cambiare, di rinunciare a ciò che ci tiene prigionieri. È la conversione.
Simeone, vedendo il piccolo Gesù, ha visto la salvezza. Persino Maria e Giuseppe ne rimangono stupiti. Quella "luce per illuminare le genti" non ha il fulgore predetto da Malachia, bisogna abituarvi gli occhi del cuore. È la "luce gentile" che invocava S. John Henry Newman. Dobbiamo anche noi "sopportare" l'estrema umiltà dell'ingresso del Salvatore nella nostra storia. Le persone consacrate sono un segno di questa novità, a cui fanno spazio nella loro vita perché il mondo la conosca e l'accolga.