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Il riconoscimento di Gesù da parte di Giovanni diventa attrazione: "Sentendolo parlare così, seguirono Gesù". Sarà che vale anche per noi, oggi? La missione nasce dall'essere rapiti dallo sguardo di Gesù. Lui non si accontenta che Andrea e l'altro discepolo di Giovanni lo seguano, chiede un passo di consapevolezza: "Che cosa cercate?". È un incrocio di sguardi. In Mongolia si parla anche con gli occhi; le persone si guardano e capiscono. Sia così per noi con il Signore.
Gesù fa il miracolo, ma non vuole che nessuno lo sappia. Le guarigioni straordinarie raccontate nei Vangeli sono segni, rimandano a qualcosa di ancora più grande: "Lo voglio!", dice Gesù. In Lui ora sappiamo per certo che la volontà di Dio è solo amore, perdono, liberazione. Per tutti, anche per gli altri lebbrosi di allora e di sempre. Ed è una volontà che resiste al dolore e alla contraddizione, anzi li attraversa. Chiediamo la guarigione, ma ancor più la fede che trasfigura persino il dolore.
L'eterno Cielo Blu da sempre venerato nelle steppe mongole è finalmente aperto. Sgorga la fonte della nostra rinascita. Gesù tocca il fondo della nostra umanità e riemerge. L'evento è sottile e delicato: non il frastuono di un tamburo, ma il volo incerto e leggero di una colomba. Noi Dio lo immaginiamo spettacolare, Lui invece viene "da Dio", non ha bisogno del clamore. Volo leggiadro, imprevedibile, gratuito. Noi vorremmo che il Cielo si aprisse a comando, per questo facciamo tanto rumore.