La consolata: madonna missionaria


«La Consolata è madre nostra tenerissima e ci ama come la pupilla degli occhi suoi», disse l’Allamano ai suoi missionari nel giugno del 1915. «Lei ideò il nostro Istituto, lo sostenne in tutti questi anni materialmente e spiritualmente, qui e in Africa, ed è sempre pronta a tutti i nostri bisogni. Non v’è dubbio che tutto quello che si è fatto qui, tutto è opera della Consolata. Ha fatto per questo Istituto miracoli quotidiani… Nei momenti dolorosi intervenne in modo straordinario».

Un sacerdote torinese disse dell’Allamano: «È un santo che porta la Consolata in saccoccia», in tasca, con sé. Così i suoi missionari: ovunque vanno portano la loro Madonna.

Il 20 giugno si celebra con grande solennità la Consolata nel suo santuario di Torino e in varie parti del mondo dove si trovano i suoi missionari e le missionarie che portano lo stesso titolo mariano. L’Allamano che ha dato all’Istituto il nome della Consolata non si è mai sentito il suo vero fondatore. Ripeteva sempre che «Fondatrice è la Consolata». Ribadiva pure che la Madonna desidera più di tutto che il suo Figlio sia conosciuto e amato, perché è la salvezza dell’umanità. E aggiungeva, come conseguenza: «Per questo ha fondato il nostro Istituto», per la missione evangelizzatrice. A questo scopo l’Allamano ha fatto camminare la Consolata, madre di tutti, per il mondo. Così ha globalizzato l’attività più tipica della festa della Consolata: la grande processione nella città di Torino. L’8 maggio 1902, festa dell’Ascensione in cui si ricordavano le parole di Gesù agli apostoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15), l’Allamano inviò in Kenya i primi quattro missionari. E da allora la processione è proseguita, ha raggiunto altri paesi e continua ancora. Così non vi è più un solo santuario della Consolata a Torino, ma molti in tante parti del mondo, ovunque ci sono missionari e missionarie della Consolata. Questo cammino è iniziato appena Maria fu consolata dall’annuncio dell’Angelo che le disse: «Rallegrati. Il Signore è con te». Ricevuto Gesù nel suo seno, non lo tenne per sé. Andò, «corse in fretta», dice il Vangelo, dalla cugina Elisabetta, per parlare con lei delle grandi cose avvenute, magnificare il Signore, aiutare e «consolare» a sua volta. Infatti, quell’incontro provocò un’esplosione di gioia in Elisabetta, Zaccaria e Giovanni Battista che ancora nel seno della madre sentì la presenza di Gesù in Maria. Il beato Allamano raccomandava alle missionarie in partenza per la missione: «Lasciate il sapore dell’amore per Dio e per il prossimo dovunque andate»; e ai missionari: di essere «missionari della bontà». Maria è ispiratrice di una missione consolatrice, che ha di mira l’annuncio del Vangelo, il benessere e la felicità delle persone tramite l’istruzione, la cura della salute, la promozione della giustizia e della pace.

Gottardo Pasqualetti