DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Cari missionari

A proposito di Thailandia

Buon giorno,
sono quell’Andrea Panataro che avete ospitato, con lettera e foto, nel numero di marzo 2009 col titolo “Pallottole invece di medicine”. Conosco la Thailandia dal 1993, ci abito almeno 4 mesi all’anno, mi ha dato un nuovo modo di pensare, una moglie capoinfermiera ostetrica, un’attività umanitaria (vedi mia lettera marzo 2009) e tantissimo altro. Conosco il Paese come pochi altri farang (stranieri), sotto tutti gli aspetti.
Non condivido del tutto l’analisi del sig. Vecchia, che dipinge il paese come preda di una dittatura d’élite. Non è cosi. Nel paese non vi è, come da noi, oppressione fiscale nei confronti dei piccoli e piccolissimi operatori, ristorantini ecc., la vita non è cara neppure per loro e lo sanno benissimo, la scolarità è diffusa anche nei villaggi minori, la sanità è gratuita per tutti e costa poco anche per me che sono italiano, i trasporti di base sono capillari e il treno in 3 classe è gratis per i Thai. Questa è la realtà, constatata da anni con i miei occhi attenti ad ogni aspetto del Paese.
Invece, quello che proprio non condivido è l’immagine di paese di prostituzione che il Vecchia dipinge. In 18 anni, io non ho mai potuto constatare un fatto del genere, e non sono uno sprovveduto, ho girato il mondo dall’età di 22 anni. Esistono sì un paio di strade a luci rosse a Bangkok, frequentate da turistucoli e da vecchi deficienti, così come esistono pure anche ad Amsterdam e in tante altre città del mondo. Non parliamo poi delle nostre città italiane, di sera invase da prostitute e trans d’ogni genere. E non scordiamo soprattutto che da noi, unico paese al mondo, la prostituzione, anche minorile, vede coinvolte le più alte cariche del governo, come i processi attualmente in corso testimoniano.
Il luogo comune Thailandia=puttane è vecchio, falso e stantio come quello che dice Italiani=spaghetti e mandolino. E se poi fosse anche vero, potrà o no una donna adulta fare ciò che crede del suo corpo senza che, con spirito talebano, qualcuno vada a ficcare il naso in una cultura tanto diversa dalla nostra? Mi sento offeso nel sentire e leggere cose non vere nei confronti di un paese che amo profondamente, ed è giusto in ogni caso, dopo l’accusa, ascoltare la difesa. Cordialmente.
Andrea Panataro
Biella, 13 /6/2011

Nessun problema per la controanalisi del signor Panataro, con il quale non voglio entrare in polemica. Lui è libero di vedere e credere quello che vuole o può, come lo sono io di valutare (e come me organizzazioni inteazionali, gruppi per la difesa dei diritti civili e umani, società civile locale) il bene e il male del paese e scriverne, che è quello che farebbero i Thai se solo ne avessero la possibilità.
Non vedere la realtà di corruzione, nepotismo, sfruttamento e incapacità di evolvere da parte delle élite come della popolazione, implica delle scelte, avere delle ragioni che non necessariamente devono essere condivise. Quando mi si chiederà di scrivere un pezzo non sulle problematiche ma sulla bontà del paese lo farò volentieri.
Io ci vivo, in Thailandia, e ne amo la gente. Se per lavoro, status e carattere non sono autorizzato a “sparare a zero” su di essa, nemmeno posso accettare la pretesa che si tratti di un paese unito e felice, ignorare che viene gestito nemmeno giocando sulle regole che si è dato ma sulle sue contraddizioni.
Se a guidarlo sono regole “loro” e a loro funzionali, come continuamente si inculca nei Thai e si vorrebbe inculcare nei farang, non sono certo universali come si vorrebbe far credere. Oggi non sono nemmeno più condivise: certamente non dalla maggior parte della popolazione che vede crescere il divario economico, sociale e culturale tra essa e le vecchie e nuove élite. Questo, e un culto, ormai smodato e indicato come antidoto a una vita senza prospettive, del denaro, incentiva anche la prostituzione, tollerata tra cultura e necessità; questo riempie di materia prima i bordelli dei thailandesi e dei turisti del sesso.
Un caro saluto
Stefano Vecchia
da Bangkok

UN ANGELO
SEMPRE IN FESTA
Zio Vito carissimo,
martedì 7 giugno (2011) ci hai salutati dopo una strenua lotta, durata quasi dieci mesi, per non lasciarci e quanto avremmo  tutti desiderato poter godere ancora della tua gioia di vivere e del tuo entusiasmo! Ecco un primo tratto della tua straordinaria personalità: uno smisurato affetto per tutti a partire da tua moglie Elsa. C’è un’altra tua caratteristica che ricordo con nostalgia: costruire e riparare utensili, inventare giocattoli ed altri oggetti funzionali con materiali di recupero per risolvere qualche necessità pratica della vita in campagna, che nel corso di tutte le stagioni richiedeva operazioni innumerevoli e diversificate nei vari luoghi. Quanta passione per la terra ed i suoi doni, per il vino e per la grappa! Quanto entusiasmo per i pomodori, i cetrioli, le cipolle, ecc.! Quanta dedizione alle rose, al giuggiolo, alle zinnie, alle dalie, ai gerani e all’aspidistra! Quanta cura per l’alimentazione degli animali! Quanta attenzione alla pulizia e all’aria nel granaio per la conservazione ottimale di quanto veniva depositato per l’inverno!
L’impegno come contadino, onorato in modo sublime, non ti ha distolto da tanti altri interessi come quelli per le vicende storiche di cui le terre veneta e friulana sono state testimoni, per la lettura di Missioni Consolata, la Madonna di Castelmonte, Famiglia Cristiana e qualche quotidiano, per portare la mente e il cuore alle vicende nazionali ed inteazionali e per conoscere la cronaca che tante indignazioni ti suscitava. La tua chiamata per il «cielo», il non luogo dove si vivono felicità, gioia di stare insieme, creatività incessante, incanto e sorpresa, ci lascia tutti più soli, ma sappiamo che insieme ai nonni e a mia mamma hai formato una squadra pronta ad intervenire e ad intercedere per noi che, nella passione per la vita, troviamo tante difficoltà da superare e tanti contrattempi. Continuiamo quindi a contare su di te ed abbiamo la certezza che farai tutto il possibile ed anche l’impossibile. Grazie per la tua fede indomita che non ha mai avuto cedimenti ed il rispetto per chi ha dedicato la vita al nostro Padre Celeste, seguendo il modello del Figlio Gesù. Grazie per l’affetto ai sacerdoti e religiosi, con particolare riferimento ai nostri parenti come suor Anna Prosdocimi, fratel Agostino De Gaspari, suor Gianna e suor Luisetta Scapin. Zio Vito meraviglioso, è stato un onore crescere con te ed aver goduto del tuo affetto, della tua sensibilità e delle tue lacrime di commozione! Aiuta i tuoi familiari ed anche me ad imitarti e a dare continuità alle passioni che hai coltivato, al bene enorme che hai fatto e all’amore che hai regalato senza risparmiarti.
Tua nipote Milva
Collegno, 4 luglio 2011

KWAHERI,
PADRE TONY
Il 12 agosto scorso, a Nairobi, è morto p. Antonio Bellagamba, nativo di Gambettola. Aveva 84 anni. Su Facebook molti giovani lo hanno ricordato. Tra gli altri.
«Ho incontrato p. Tony per la prima volta nell’Istituto di Filosofia a Nairobi, dove ci insegnava psicologia. Era un uomo dall’aspetto modesto con una vena umoristica senza fine. I suoi sandali – che calzava anche quando aveva il vestito bello – rivelavano una persona che non aveva molti bisogni materiali. Il portamento confidente suggeriva uno che conosceva da dove veniva e dove stava andando. La sua risata schietta diceva che si trovava bene con i confratelli, la sua gente e con quanto la vita gli aveva fatto passare. Riposa in pace».
Kodi Bartholomew
«Quando parlava della fondamentale importanza dell’intimità con Cristo, non diceva solo una teoria, ma esprimeva la convinzione profonda di un missionario pieno di passione».
Julie Muya
I giovani del Consolata Shrine di Nairobi hanno condiviso la foto (qui sotto), fatta al termine del ritiro quaresimale 2010.

OFFRO
ABBONAMENT0
Gentile Redazione,
Vi sarei grata se poteste inviare la Vostra bella rivista alle suore Clarisse di Pollenza. Per questo aumenterò la mia offerta annuale visto che le suore non sono in grado di permettersi l’abbonamento alle riviste missionarie ma desiderano molto informarsi su quello che succede nel mondo. Vi ringrazio infinitamente e Vi auguro buon lavoro
Marina Colacchi
via e-mail 06-07-2011
Grazie di cuore per il sostegno alla rivista attraverso il bel gesto di offrire un abbonamento alle suore Clarisse che con la loro preghiera sono sempre molto vicine ai missionari.