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Storie di cittadini di serie B
Aricla è una delle tre assistenti sociali del municipio di Kombinat; nel suo lavoro incontra situazioni a volte disperate, soprattutto tra le famiglie ultime arrivate nel quartiere, vittime di discriminazione e burocrazia.
Tutti gli uffici del municipio di Kombinat sono situati al piano terra di un vecchio stabile; l’ingresso è buio e affollato. Subito dopo l’ufficio tecnico-urbanistico (il più ampio e luminoso dell’intera sede, costituita da altre tre stanze e un bagno) vi è l’ufficio dell’Assistenza sociale: uno sgabuzzino dove trovano posto un armadio, un piccolo tavolo con computer e due sedie; le assistenti sociali del comune sono tre, che si avvicendano o si ammassano nello sgabuzzino. Proseguendo vi è il bagno alla turca dove sono anche allocati gli attrezzi per la pulizia e un grande bidone di plastica pieno d’acqua che sopperisce all’assenza dello sciacquone. Le dimensioni del bagno sono uguali a quelle dell’ufficio dell’Assistenza sociale. Accanto al bagno si apre un piccolo corridoio, al fondo del quale sulla sinistra si trova l’ufficio del Sindaco (una donna), modesto e solo un poco più spazioso degli altri; attaccato alla porta dell’ufficio del Sindaco, c’è un piccolo tavolo con l’usciera. Al capo opposto del corridoio c’è l’ufficio del personale e all’ingresso un box adibito a ufficio informazioni. È questa la postazione politico-amministrativa di un quartiere che ufficialmente conta circa 60.000 abitanti, ma che secondo le stime dell’Ong Col’or, supera i 90.000.
Aricla, capelli scuri, lunghi e folti, statura media e robusta è una delle assistenti sociali e sta lavorando. Nell’ufficio non c’è una luce diretta, solo delle vetrate in alto permettono l’ingresso della luce dal vicino ufficio tecnico che a sua volta si affaccia sulla strada. Le condizioni di quest’ufficio costituiscono una metafora adeguata dello stato della pubblica amministrazione e del servizio sociale nel quartiere di Kombinat. L’assistente sociale è cordiale e vivace come la maggior parte della gente di qui. Vive da molto tempo nel quartiere e lavora in quest’ufficio dal 2001, dopo essersi laureata.
Dal 2005 l’unico servizio che assicurano alle famiglie è l’aiuto di tipo economico («non abbiamo nessun altro servizio perché non ci sono i fondi») ed è una legge dello Stato che stabilisce quali tipologie di persone possono fruire di questo aiuto.
Vi è una curiosa differenza di denominazione tra coloro che provengono da altre parti dell’Albania e chi risiede a Kombinat da molti anni: i primi sono denominati árdhur, «nuovo venuto», mentre i secondi sono chiamati «cittadini»; questa differenza nominale è sintomatica della diseguaglianza nella fruizione dell’assistenza.
Eppure la maggior parte delle richieste proviene dai nuovi arrivati, poiché i vecchi residenti sanno quali sono le prassi da seguire per accedere agli aiuti, mentre i nuovi non conoscono come funziona la procedura. Questi ultimi, anche se vivono in condizioni più gravi, non possono ricevere nessun tipo d’aiuto.
«Ci sono casi di famiglie disperate che non possiamo aiutare perché non hanno portato i documenti entro il mese previsto per legge. Noi dobbiamo attenerci alla legge altrimenti possiamo avere dei guai con il ministero del lavoro».
Per accedere all’assistenza economica bisogna dimostrare di essere disoccupati, esibendo il certificato di disoccupazione rilasciato dall’ufficio di collocamento al lavoro; la somma erogata varia secondo le condizioni della famiglia: al capofamiglia spettano 2.600 lekë, ai membri già abili al lavoro 600 lekë e ai figli 700 lekë al mese; una famiglia di tre componenti può giungere a 3.900 lekë al mese (circa 30 euro).
Per intervenire sul grave fenomeno della disoccupazione l’unità municipale di Kombinat in collaborazione con il municipio di Tirana ha realizzato, tra il 2005 e il 2008, un progetto per coloro che erano titolari di assistenza economica ed erano in grado di lavorare. Il progetto prevedeva il loro impiego nella manutenzione e pulizia dell’ambiente; essi ricevevamo una somma di danaro aggiuntiva a quella che percepivano per l’assistenza, che comunque non poteva superare la paga minima di 1.400 lekë (circa 10 euro), e questo intervento veniva denominato «reddito minimo».
L’amministrazione dell’unità municipale non prevede praticamente alcuna forma di assistenza a favore dei minori. L’assistente sociale si limita solo a verificare che una famiglia non può accudire i figli e sulla base della documentazione i minori possono essere inseriti nei centri di accoglienza dello stato. A Kombinat ci sono solo centri diui, gestiti da Ong, e solo a Tirana vi è un centro residenziale.
Anche per l’«evasione scolastica» possono solo registrae l’esistenza: l’autorità scolastica segnala i vari casi, si fanno le verifiche delle situazioni solo presso le famiglie in assistenza o chiedendo informazioni ai parenti o al vicinato, poi tutto finisce lì. Sono soprattutto i bambini rom e quelli molto poveri che non vanno a scuola. Di conseguenza è diffuso il lavoro minorile; essendo il cimitero di Tirana vicino a Kombinat, molti bambini vendono i fiori per i defunti o fanno la pulizia delle tombe.
Secondo Aricla il problema sociale più rilevante nel quartiere è la disoccupazione sempre più grave, che provoca aumento della povertà; con la povertà cresce la violenza in famiglia, soprattutto contro le donne e i bambini; ma anche gli uomini sono vittime di violenza e per loro la situazione è ancora più grave perché hanno più difficoltà a parlarne; e a Kombinat non c’è nessun centro antiviolenza.
Il senso di frustrazione e impotenza di Aricla è evidente e dichiara che, se lei potesse realizzare un sogno da professionista del sociale, innanzitutto cambierebbe la legge sull’assistenza, togliendola alle famiglie che possono lavorare e aiutando quelle che hanno più bisogno, indipendentemente dal loro essere vecchi o nuovi residenti; avvierebbe poi progetti per offrire un lavoro solo a chi ne ha veramente bisogno e infine: «Farei un grande negozio di alimentari sovvenzionato dallo stato dove la gente povera possa prendere il cibo».
Paolo Rossi