L’albero della vita

Nell’ala destra del presbiterio dell’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena, vicino a Portogruaro, vi è un grande affresco del xiv secolo, probabile opera di artisti formatisi durante l’attività padovana di Giotto. L’opera rappresenta Cristo crocifisso su un grande albero di melograno. Il melograno è l’«albero della vita», sul quale è stato crocifisso il Figlio di Dio, contrapposto all’«albero della morte» di Adamo.
Cristo è il nuovo Adamo, il Figlio di Dio fatto uomo, che ha donato la vita per il riscatto dell’umanità e per farci ritrovare la via del paradiso e la vita eterna, che la colpa di Adamo ci aveva tolto.

L’ immagine dell’«albero della vita» richiama alla mente gli elaborati disegni delle croci etiopiche, sulle quali viene rappresentato in maniera simbolica il mistero della salvezza dell’umanità. Su tutte le croci manuali etiopiche, all’estremità del braccio inferiore, vi è obbligatoriamente una tavoletta che rappresenta il sepolcro di Adamo, il che ci riporta alla leggendaria tomba di Adamo sotto la croce di Cristo sul Golgota.
Il braccio inferiore della croce, il fusto nelle croci processionali, è Adamo, che stende le braccia verso l’albero del paradiso, rappresentato dai motivi floreali.
Il simbolismo di Adamo sulle croci etiopiche è duplice: vi è l’Adamo che, col suo peccato, ci ha fatto perdere il paradiso, e vi è Cristo, il nuovo Adamo, che distende le braccia per abbracciare tutti coloro che credono in lui. Nello stesso gesto Cristo stende le braccia sul legno della croce nell’atto della crocifissione.
In Etiopia l’albero del paradiso torna a essere l’«albero della vita». La vita eterna, perduta con il peccato di Adamo, ci viene restituita con il sacrificio del nuovo Adamo.
Cristo, il nuovo Adamo diventa l’«albero della vita». Con questa allegoria i cristiani d’Etiopia rappresentano la natura umana di Cristo.

I cristiani d’Etiopia riconoscono i primi tre concili ecumenici: quello di Nicea, convocato da Costantino nel 325, nel quale con semplici e chiare parole fu formulato il credo, che contiene i principali dogmi del cristianesimo; quello di Costantinopoli del 381, nel quale fu definita la divinità dello Spirito Santo; quello di Efeso del 431, in cui venne dichiarato che Cristo è una sola persona, perfetto Dio e perfetto uomo, e che la sempre vergine Maria è la madre di Dio.
Arroccati sulle loro aspre montagne, «isola cristiana in un mare di pagani», gli abissini hanno conservato la fede antica dei primi secoli del cristianesimo, la fede di Atanasio e di Cirillo. Essi riconoscono i sette sacramenti, anche se li amministrano con modalità differenti dai cattolici.
È talmente lontana la loro dottrina dall’eresia monofisita di Eutiche, che negava la natura umana di Cristo, che non è sostenibile l’accusa di monofisismo che ancora oggi viene loro rivolta.
Essi non vogliono essere chiamati né monofisiti né copti, tanto meno eutichiani. Nella persona di Cristo riconoscono una natura nella quale la divinità e l’umanità si sono unite, ciascuna conservando la propria individualità, senza mescolanza e senza confusione.
Come nelle altre chiese orientali, preferiscono dare più risalto alla divinità piuttosto che all’umanità di Cristo; e sulle loro croci raramente viene raffigurato il corpo di Cristo. Tuttavia, l’umanità di Cristo viene affermata con la figura simbolica del nuovo Adamo espressa nelle loro croci.
Essi appartengono alla chiesa ortodossa teuahdò d’Etiopia. Con il termine teuahdò essi indicano l’unione della natura divina e della natura umana nella persona di Cristo. Con l’incarnazione Cristo ha assunto una natura composita di umanità e di divinità, Cristo è allo stesso tempo vero Dio e vero uomo.
L’unione della natura umana con la divina ha fatto di Gesù l’uomo-Dio, il primogenito della nuova generazione. Mediante l’unzione dello Spirito Santo, avvenuta con l’unione delle due nature, Cristo ha ricevuto la dignità che aveva Adamo prima del peccato originale, diventando perciò il secondo Adamo: l’Adamo obbediente che si sacrificherà sulla croce per la salvezza del mondo.

Q uesta dottrina è perfettamente in sintonia con quella cattolica. L’ortodossia dei cristiani d’Etiopia è stata riconosciuta da papa Pio xii che, nell’enciclica Sempiteum rex Christus del 1951, confermando la sostanziale identità tra la dottrina etiopica e quella cattolica, afferma che il monofisismo etiopico è un monofisismo puramente verbale, e che il dissidio fra cristiani d’Etiopia e cattolici è dovuto unicamente ad una insignificante diversità di termini.
Alberto VasconN ell’ala destra del presbiterio dell’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena, vicino a Portogruaro, vi è un grande affresco del xiv secolo, probabile opera di artisti formatisi durante l’attività padovana di Giotto. L’opera rappresenta Cristo crocifisso su un grande albero di melograno. Il melograno è l’«albero della vita», sul quale è stato crocifisso il Figlio di Dio, contrapposto all’«albero della morte» di Adamo.
Cristo è il nuovo Adamo, il Figlio di Dio fatto uomo, che ha donato la vita per il riscatto dell’umanità e per farci ritrovare la via del paradiso e la vita eterna, che la colpa di Adamo ci aveva tolto.

L’ immagine dell’«albero della vita» richiama alla mente gli elaborati disegni delle croci etiopiche, sulle quali viene rappresentato in maniera simbolica il mistero della salvezza dell’umanità. Su tutte le croci manuali etiopiche, all’estremità del braccio inferiore, vi è obbligatoriamente una tavoletta che rappresenta il sepolcro di Adamo, il che ci riporta alla leggendaria tomba di Adamo sotto la croce di Cristo sul Golgota.
Il braccio inferiore della croce, il fusto nelle croci processionali, è Adamo, che stende le braccia verso l’albero del paradiso, rappresentato dai motivi floreali.
Il simbolismo di Adamo sulle croci etiopiche è duplice: vi è l’Adamo che, col suo peccato, ci ha fatto perdere il paradiso, e vi è Cristo, il nuovo Adamo, che distende le braccia per abbracciare tutti coloro che credono in lui. Nello stesso gesto Cristo stende le braccia sul legno della croce nell’atto della crocifissione.
In Etiopia l’albero del paradiso torna a essere l’«albero della vita». La vita eterna, perduta con il peccato di Adamo, ci viene restituita con il sacrificio del nuovo Adamo.
Cristo, il nuovo Adamo diventa l’«albero della vita». Con questa allegoria i cristiani d’Etiopia rappresentano la natura umana di Cristo.

I cristiani d’Etiopia riconoscono i primi tre concili ecumenici: quello di Nicea, convocato da Costantino nel 325, nel quale con semplici e chiare parole fu formulato il credo, che contiene i principali dogmi del cristianesimo; quello di Costantinopoli del 381, nel quale fu definita la divinità dello Spirito Santo; quello di Efeso del 431, in cui venne dichiarato che Cristo è una sola persona, perfetto Dio e perfetto uomo, e che la sempre vergine Maria è la madre di Dio.
Arroccati sulle loro aspre montagne, «isola cristiana in un mare di pagani», gli abissini hanno conservato la fede antica dei primi secoli del cristianesimo, la fede di Atanasio e di Cirillo. Essi riconoscono i sette sacramenti, anche se li amministrano con modalità differenti dai cattolici.
È talmente lontana la loro dottrina dall’eresia monofisita di Eutiche, che negava la natura umana di Cristo, che non è sostenibile l’accusa di monofisismo che ancora oggi viene loro rivolta.
Essi non vogliono essere chiamati né monofisiti né copti, tanto meno eutichiani. Nella persona di Cristo riconoscono una natura nella quale la divinità e l’umanità si sono unite, ciascuna conservando la propria individualità, senza mescolanza e senza confusione.
Come nelle altre chiese orientali, preferiscono dare più risalto alla divinità piuttosto che all’umanità di Cristo; e sulle loro croci raramente viene raffigurato il corpo di Cristo. Tuttavia, l’umanità di Cristo viene affermata con la figura simbolica del nuovo Adamo espressa nelle loro croci.
Essi appartengono alla chiesa ortodossa teuahdò d’Etiopia. Con il termine teuahdò essi indicano l’unione della natura divina e della natura umana nella persona di Cristo. Con l’incarnazione Cristo ha assunto una natura composita di umanità e di divinità, Cristo è allo stesso tempo vero Dio e vero uomo.
L’unione della natura umana con la divina ha fatto di Gesù l’uomo-Dio, il primogenito della nuova generazione. Mediante l’unzione dello Spirito Santo, avvenuta con l’unione delle due nature, Cristo ha ricevuto la dignità che aveva Adamo prima del peccato originale, diventando perciò il secondo Adamo: l’Adamo obbediente che si sacrificherà sulla croce per la salvezza del mondo.

Q uesta dottrina è perfettamente in sintonia con quella cattolica. L’ortodossia dei cristiani d’Etiopia è stata riconosciuta da papa Pio xii che, nell’enciclica Sempiteum rex Christus del 1951, confermando la sostanziale identità tra la dottrina etiopica e quella cattolica, afferma che il monofisismo etiopico è un monofisismo puramente verbale, e che il dissidio fra cristiani d’Etiopia e cattolici è dovuto unicamente ad una insignificante diversità di termini.

Alberto Vascon

Alberto Vascon