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Per diventare cittadino americano

… si fa di tutto.
Gli immigrati provenienti da Haiti (il più povero
paese dell’America Latina) sono circa un milione e mezzo, in maggioranzacattolici. A parte
qualche eccezione, per loro le difficoltà di integrazione sono state numerose.
Ne abbiamo parlato con mons. Guy Sansaric,
direttore della pastorale haitiana negli Stati Uniti.

N egli Stati Uniti ci sono attualmente circa un milione e mezzo di haitiani, due terzi dei quali sono cattolici, rappresentando così il numero più alto di cattolici neri immigrati in America. Tuttavia, malgrado tali cifre, solo 60 chiese provvedono alle necessità pastorali di questa popolazione.
Il direttore della pastorale haitiana statunitense è monsignor Guy Sansaric. Lo incontro nella sua sede di Brooklyn durante una conferenza su rifugiati e immigrati haitiani, svolta per una commissione pastorale venuta da Washington, D.C.
«H aiti – ammette con dolore mons. Sansaric – è la nazione più povera dell’America Latina e una delle più povere del mondo».
Secondo il censimento statunitense del 2000, si possono distinguere tre grandi flussi migratori da Haiti verso gli Usa: il primo sotto la dittatura di François Duvalier detto «Papa Doc», prima del 1970; il secondo sotto il regime del figlio Jean Claude Duvalier, detto «Baby Doc», dagli anni ’70 fino al 1987; il terzo flusso ha interessato il periodo che va dall’esilio di Duvalier fino ai giorni nostri.
«Sotto il regno di terrore di Papa Doc, solo gli intellettuali e i ricchi haitiani potevano emigrare con facilità in America e ricevere, grazie al loro talento o denaro, l’ambitissimo visa – spiega Sansaric -. L’opposto avvenne sotto il regime brutale di suo figlio, Baby Doc. Constatammo che moltissime persone scappavano su povere barche in cerca di libertà politica e di un pezzo di pane. Durante il viaggio tantissimi annegavano e solo il 70 per cento di coloro che approdavano sulle coste americane riuscivano ad ottenere il visa, mentre gli altri venivano arrestati e rispediti indietro».
Gli stati principali verso cui gli emigrati haitiani si dirigevano erano il Massachusetts, il New Jersey, e soprattutto New York e la Florida. «Ma – precisa subito Sansaric – durante i miei 40 anni di lavoro qui negli Stati Uniti, ho trovato haitiani in ogni stato, ad eccezione dello Iowa».
Data la presenza di numerosi illegali e le minime risorse di cui possono disporre, gli haitiani, a differenza di altri gruppi etnici, tendono a marinare di più la scuola e a non frequentare l’università. Di conseguenza sorgono tante forme di crimine: dallo spaccio della droga alla prostituzione, dai furti agli omicidi.
«La mancanza di istruzione e, in particolare, il basso livello di stima personale dovuti alla povertà economica, generano il peggio in un individuo. Gli tolgono la bellezza dello spirito – spiega Sansaric -. È per questo che la nostra organizzazione si prefigge di instillare nei giovani l’amore alla scuola, la dignità personale e la possibilità di un lavoro decente basato sulla legalità».
Un dato particolare del gruppo haitiano in America è la bassa percentuale di matrimoni. «Anche durante il flusso migratorio degli anni ’70, periodo in cui le condizioni economiche nell’isola erano relativamente buone, gli haitiani erano meno propensi a sposarsi di qualsiasi altro gruppo etnico» dichiara Sansaric. Secondo l’intervistato, la ragione di questo fenomeno è da attribuirsi al fatto che gli haitiani desiderano ad ogni costo raggiungere il livello sociale degli altri emigrati in America; per cui sacrificano perfino la famiglia.
«È sempre stato difficile per un haitiano diventare cittadino americano, cosa che ogni emigrato desidera disperatamente per liberarsi dal giogo di una enorme povertà e per sognare un futuro migliore altrove», ribadisce Sansaric.

L a composizione della popolazione haitiana in America mostra che, fin dall’inizio, il numero delle donne supera di un terzo quello degli uomini: una percentuale che si è mantenuta costante anche col passare degli anni. Per quanto riguarda l’età, la stragrande maggioranza include persone che oscillano dai 31 ai 40 anni.
Sansaric conferma che gli haitiani che vennero in America prima degli anni ’70 guadagnavano più degli altri emigrati, poiché provenivano da famiglie ricche ed intellettuali.
«Questo è decisamente cambiato negli ultimi 30 anni: gli haitiani sono passati da una classe media ad una inferiore. Oggi chi lavora fa il tassista, il meccanico, il custode di palazzi, si occupa delle pulizie o è assunto in fabbrica», riferisce il nostro interlocutore. A causa dell’ancora alto numero di illegali, la presenza di haitiani medici, avvocati, managers, banchieri, maestri, infermieri e tecnici specializzati è ancora minoritaria rispetto ad altri gruppi etnici. «È nostro desiderio – dice con speranza e ottimismo il monsignore – che la piccola rappresentanza di élite possa influire di più sugli altri haitiani e spianare così la via per un futuro migliore».

N el campo religioso, gli haitiani in America sono in maggioranza cattolici, mentre il 35 per cento sono protestanti. Tuttavia, la religione protestante sta avendo molto successo e questo è dovuto sia al numeroso e qualificato personale, sia alle abbondanti risorse pastorali e all’insistente proselitismo che viene svolto tra gli emigrati.
«Per esempio nella città di New York i protestanti contano 600 parroci, mentre noi cattolici ne abbiamo solo 13; essi posseggono una radio religiosa che trasmette 24 ore su 24, mentre noi ne siamo assolutamente privi; e poi loro mettono a disposizione numerosi centri e chiese dove si parla, insegna e diffonde la lingua e cultura creola, mentre noi cattolici vantiamo pochi centri del genere», lamenta Sansaric.
Per far fronte a questi bisogni impellenti, monsignor Sansaric sta portando avanti numerosi progetti: ha proposto ai vescovi americani programmi di leadership per laici haitiani, centri satellitari di comunicazione culturale e religiosa sparsi nei vari stati del paese, biblioteche di libri scritti in creolo e in francese, frequenti ritrovi nazionali tra sacerdoti, diaconi, suore e laici che lavorano con gli haitiani, un programma televisivo di due ore al giorno in lingua creola, e una vasta rete in tutto il paese di sensibilizzazione ai problemi giovanili.
«Vedo già il giorno in cui gli emigrati haitiani non solo lavoreranno per l’America che li ha accolti, ma offriranno anche la loro cultura – spiega Sansaric -. Non solo creeranno benessere, ma porteranno anche una nuova politica culturale, religiosa, manageriale e questo sarà motivo di orgoglio per il paese da cui provengono e un ponte tra Haiti e il loro paese d’adozione».

DAI CORSI IN LINGUA CREOLA
ALL’«HAITIAN TIMES»

Nato in una famiglia cattolica a Jeremie, Haiti, nell’ottobre del 1934, all’età di 13 anni Sansaric decide di diventare sacerdote. Frequenta il seminario della sua diocesi natale, per poi essere inviato dal vescovo a studiare all’Università pontificia di S. Paolo, ad Ottawa, in Canada: per 7 anni studia filosofia e teologia. Ottiene la laurea in ambedue le discipline prima di essere ordinato sacerdote nel 1960.
Dopo essere stato assegnato assistente-parroco alla cattedrale di Les Cayes, Haiti, per un anno, il vescovo lo manda come cappellano degli immigranti haitiani a Nassau, nelle Bahamas; vi resta per 7 anni, studiando nel frattempo anche giurisprudenza. Nel 1968 è a Roma per studiare scienze sociali all’Università Gregoriana, ottenendone la licenza.
Nel 1971 viene accettato dal vescovo della diocesi di Brooklyn e assegnato alla parrocchia del Sacro Cuore in Cambria Heights nel Queens, dove rimane 22 anni. Nel 1974 il vescovo lo nomina direttore dell’apostolato haitiano di Brooklyn e, un anno dopo, la Conferenza episcopale americana lo assume a lavorare per la comunità haitiana nazionale. Dal 1990 Sansaric è direttore del Centro nazionale dell’apostolato haitiano. In tale ruolo pubblica Haitian Times, una newsletter mensile, che viene spedita a 1.500 sacerdoti e a 10.000 laici impegnati a servire la comunità haitiana degli Stati Uniti e ad inserirla nella vita culturale, politica, economica e religiosa americana.
Il monsignore dirige l’Istituto pastorale in lingua creola, organizza convegni annuali dell’apostolato haitiano e vari congressi giovanili per cattolici haitiani. Dal 1993 è anche responsabile della chiesa di San Girolamo, nel Queens.
A.Ba.

SUPERANO MURI E DIVIETI

Gli Stati Uniti hanno una popolazione di 265.283.783 persone. Secondo il censimento dell’ottobre 1996, nel paese ci sono 21.631.601 immigrati legali. La suddivisione per continente di provenienza è la seguente:

– 8.524.594 dal Nord e Centro
America
– 1.107.000 dal Sud America
– 5.412.127 dall’Asia
– 4.812.117 dall’Europa
– 400.591 dall’Africa
– 122.137 dall’Oceania
– 915.046 non specificati.

Le stime sugli immigrati illegali parlano di 5 milioni di persone. Di queste ben 2,7 milioni provengono dal Messico. Lo stato che attira di più gli immigrati illegali è la Califoia, seguito a distanza dal Texas e New York.

Fonte: i dati sono stati foiti dal Centro studi sull’immigrazione della «New York University».

Al Barozzi