DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Invecchiare bene o (forse) ringiovanire

Ogni popolo ha le sue ricette.
Si ricorre persino a riti antropofagi, come a semplici cucchiai di olio e miele.
O sorsate di «sakè» in coppe d’oro, funghi, polveri…

Lo scopo principale del navigatore ed esploratore spagnolo Ponce de León (1500), nel Mare dei Caraibi, era la ricerca di una favolosa «fonte della giovinezza».
I pellirosse navaho dell’Arizona adorano la divinità Estsanatlei, che vuol dire «donna che ringiovanisce se stessa». La setta dei tuka, nelle isole Viti, crede nella presenza di un’acqua sacra, capace di guarire e donare l’immortalità.
La corsa affannosa dell’umanità, per realizzare i sogni chimerici di Faust, non è ancora finita. Una carrellata fra le varie culture svela curiose e differenti interpretazioni della senilità, caratterizzata da processi di carattere morfologico, funzionale e psicologico.

Quando inizia la temuta decadenza del nostro corpo? Non è facile né possibile stabilire il limite tra età adulta e vecchiaia, come si fa per altri avvenimenti della nostra avventura umana.
Presso i popoli che non hanno registri anagrafici, non si è vecchi finché si può partecipare attivamente alla vita della comunità. Anche ad età avanzata, un anziano non è considerato vecchio se è in grado di provvedere a se stesso. Esperienza della vita, conoscenza dei diritti, dei doveri e delle cose sacre sono valori che fanno di un uomo un essere «attivo».
Presso alcuni popoli, anche la vecchiaia ha i suoi privilegi: rispetto della comunità e cure particolari fino al termine della vita, partecipazione alle decisioni nella vita sociale, considerazione che esenta gli anziani da restrizioni e tabù che gli altri membri devono rispettare.
I kpelle della Liberia considerano la vecchiaia una benedizione degli antenati, in virtù del bene compiuto in vita verso il mondo superiore. È convinzione che i vecchi abbiano rapporti facili con gli antenati: secondo alcuni gruppi della Nigeria, solo i vecchi li possono «annusare» per l’odore speciale che emanano quando, di notte, passeggiano tra le piante intorno al villaggio.
La considerazione che gli anziani presto diventeranno a loro volta antenati (e come tali potenti) li mette in una condizione di rispetto e privilegio nella tribù. In certe culture i vecchi acquistano posizioni di primo piano, non solo come depositari delle tradizioni, ma anche come intermediari del sacro, come dimostra la loro presenza nelle cerimonie di iniziazione.
Presso gli indios callahuaya della Bolivia, vecchi maghi e uomini-medicina rappresentano una vera aristocrazia, che esercita il controllo sociale sul gruppo; non vi sono elezioni di sorta; alla morte di un anziano, si provvede alla sua sostituzione con un altro vecchio.

O gni popolo ha «ricette magiche», elisir di lunga vita, che a volte possono creare raccapriccio. Si va dai banchetti antropofagici dei tupinamba’ (Brasile), in cui i vecchi erano i più avidi divoratori (perché credevano di assorbire, con la carne dei giovani guerrieri uccisi, anche la loro forza) alle polveri e scritture magiche più disparate.
Secondo la medicina araba tradizionale, il muschio, accompagnato dal «ketbatè» (formula magica), guarisce la sterilità delle donne giovani, rinforza la vista, dà un gagliardo vigore ai vecchi. Zenzero, chiodi di garofano, noce moscata, radice di galanga, olio e miele: due cucchiai mattino e sera e… la longevità è assicurata. Così si dice in Marocco.
In Giappone, nei templi scintornisti, si può intraprendere una cura contro l’invecchiamento bevendo un’acquavite ricavata dal riso fermentato (sakè); si attribuisce a tale bevanda la virtù di prolungare la vita, se sorseggiata da coppette magiche d’oro o similoro che si acquistano nel tempio.
Nell’Ayurveda (o Veda della longevità) della medicina indiana, il Rasajana-Tantra è dedicato alla «scienza del ringiovanimento». Secondo questa scienza medica, si può rallentare la senilità bevendo miele, latte, acqua fredda e burro, da soli o insieme, in ogni tempo della vita.
Esistono in commercio speciali preparati, a base di semi di embelia (ribes e robusta) e glycyrrhiza glabra: se presi con acqua fredda o miele, possono far diventare centenari; inoltre fanno crescere denti, unghie, capelli, rinforzano vista e udito. Anche l’oro polverizzato è un farmaco contro la vecchiaia: asparagus racemus, mescolato con oro polverizzato, permette all’uomo di «vivere come il suo re».
In Cina, nei negozi di souvenirs per turisti, si possono acquistare le statuette degli «otto immortali»; una di queste rappresenta il «dio della longevità», Shou Lou, circondato da altri simboli di lunga vita: funghi dell’immortalità, cipresso sempreverde, pipistrello, tartaruga ed altri ancora. Il fungo in questione è forse il poliporus lusidus, che cresce alla radice degli alberi. Tale fungo prodigioso, raffigurato anche in dipinti e sculture, ha spore considerate dai mistici taoisti cibo del genio e simbolo di tutto ciò che è grande e buono.

L’ oriente è ricco di metodi e ricerche per ringiovanire; ma nell’interminabile elenco di ricette e consigli emergono soprattutto tre farmaci, definiti «i principi fondamentali della geriatria tradizionale»: la kwao-kua del Siam, il gin-seng e il pantui, coa molli del daino maculato (cervus nippon).
Questi farmaci sono stati oggetto di approfondite ricerche farmacologiche, chimiche e cliniche: hanno messo in evidenza sconcertanti somiglianze tra i creduti effetti attribuiti dalla medicina tradizionale e le loro accertate possibilità svelate da indagini scientifiche.

Liliana Pizzoi