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CAMBOGIA – I sopravissuti di Phnom Pehn

Un paese in lenta convalescenza

Vessati e massacrati dai «khmer» rossi
dal 1975 al 1979, i cambogiani stanno ancora rimarginando le profonde ferite.
Bisogna ricostruire il paese sotto ogni profilo.
La gloriosa civiltà di Angkor è una buona risorsa
per attirare visitatori stranieri, ma certo non basta…
Diario di un turista tra mendicanti e mutilati.

L a prima sensazione che si prova arrivando a Phnom Penh, capitale della Cambogia, è di vivere al rallentatore.
Il traffico automobilistico non è certo intenso e procede a bassa velocità. Analogamente il viavai, molto più sostenuto di moto e bici, si muove in una specie di ipnosi. Però non si tratta di pacatezza, ma di vera lentezza.
Il fatto è indice, forse, della «convalescenza» del paese, dopo qualche lustro di guerra civile culminata con il regime, durato quattro anni, dei khmer rossi… Oggi la nazione sta cercando di riprendersi, dopo la distruzione totale di ogni risorsa economica che non fosse la vanga e la zappa.
LA grande follia OMICIDA
I khmer rossi, dopo aver preso il potere il 17 aprile 1975, costrinsero i cambogiani a vivere in campi di lavoro, dove faticavano anche 14-18 ore al giorno con una scodella di riso e acqua.
I crudeli padroni uccisero e torturarono sistematicamente gente innocente, cercarono di distruggere il passato, compresa la religione buddista, trucidando ogni persona che avesse un titolo di studio o anche solo una competenza professionale, per rifondare una società basata sull’oblio della tradizione e su attività puramente agricole esercitate in modo arcaico.
Non si può, oggi, parlare della Cambogia senza iniziare da questa allucinata esperienza, che causò circa 1 milione e 700 mila cittadini uccisi da malattie e fame, oppure trucidati per lo più a randellate. Fu un incubo, in cui i bambini dovevano lavorare come adulti, e gli adulti erano mortificati come bambini.
I figli giovani, selezionati e sottoposti al lavaggio del cervello in campi di rieducazione, venivano poi inseriti nella «milizia nazionale» per spiare gli adulti, compresi i genitori; erano impiegati come soldati anche per eseguire omicidi. Tutti, comunque, venivano trattati da bestie, che però erano meglio nutrite.
Il nucleo familiare fu oggetto di distruzione da parte dei khmer rossi. Sotto il loro governo, diretto da Pol Pot, la stessa parola «famiglia» ha perso il suo significato autentico e originale, assumendo quello riduttivo di «sposa».
I khmer combinavano pure i matrimoni, soddisfacendo (fra l’altro) le brame dei dirigenti del partito verso le ragazze più belle. Però i figli venivano sottratti immediatamente alla cura delle madri e affidati a enti dello stato.
Il regime si concluse nel 1979.
FRA MUTILATI E MENDICANTI
Il dolce panorama delle campagne nell’area centrale del paese e la sorprendente ricchezza dei monumenti storici dell’antica civiltà khmer passano in secondo piano, osservando la miseria della popolazione e il numero impressionante di mendicanti spesso mutilati. Non si può distogliere lo sguardo da centinaia e centinaia di bambini che si industriano a raggranellare qualche soldo durante la giornata.
In ogni angolo si è circondati da schiere di adulti, che vendono bibite fresche, prodotti artigianali, raccolte di fotografie dei monumenti o rotoli di film per macchina fotografica. Però non c’è insistenza; basta dire «no, grazie», perché il venditore si ritiri e tenti la sorte presso un altro passante.
Il caldo è elevato e la traspirazione è tale da inzuppare anche i leggeri abiti estivi. Questo, oltre a favorire un’imponente vendita di bibite (tutt’altro che a buon prezzo), genera anche gesti simpatici da parte specialmente di bambine: ti si avvicinano con lo sguardo di chi teme una possibile reazione di fastidio e provano a farti vento con il classico ventaglio di fibra vegetale, a forma di cuore, comune anche in Thailandia. Lo fanno per avere una mancia, ma generano un problema nell’utente del servizio, che non dovrebbe fare preferenze di fronte a tantissime offerte. Problema penoso, la cui soluzione finisce sempre per deludere le molte offerenti.
Una bambina, di circa sei anni, mi si è avvicinata per vendere qualcosa. Ma io le ho chiesto di fotografarla, in cambio di una mancia: ha accettato con una riverenza, come fanno le piccole in questi casi; con un rapido tocco della mano si è rassettata i fluenti capelli neri e, con un sospiro di rassegnazione, si è messa in posa senza un sorriso sottoponendosi a qualcosa che proprio non le piaceva.
Ci si trova sempre a disagio a fotografare una persona sconosciuta. Ma, nel caso descritto, il disagio è stato maggiore, trattandosi di una creatura a cui è stata rubata l’infanzia e l’adolescenza non presenta rosee prospettive.
In un’altra occasione, scendendo lungo un sentirnero ripido e sconnesso, un bambinetto si è affiancato a mia moglie Adelaide, senza dire una parola, il visino serissimo, indicandole con la mano dove porre il piede per rendere più agevole la discesa. Anch’egli si ingegnava di fare qualcosa per ricavare un piccolo gruzzolo.
tra luci e ombre
Oggi in Cambogia si impone un difficile lavoro di ricostruzione, anche del morale della popolazione. Il governo locale è sotto esame delle Nazioni Unite, che gestiscono i programmi di aiuti.
Finalmente, nel 1979, si è fermato lo sterminio da parte dei khmer rossi con l’intervento dell’esercito del Vietnam, che però era responsabile dell’armamento e addestramento militare dei khmer stessi. In seguito, invasa la Cambogia, il Vietnam non è stato pronto a ritirarsi. Né si deve dimenticare che l’attuale capo del governo cambogiano, Hun Sen, si era fortemente compromesso con il regime di Pol Pot, il famigerato capo dei khmer rossi.
Per ricostruire la Cambogia, occorrono imponenti investimenti di capitali, che probabilmente si stanno muovendo, anche perché la politica economica ha abbandonato le regole comuniste e si è allineata agli schemi occidentali. Però la debolezza dell’attuale governo è tale da rendere possibili abusi e corruzioni.
Un residente europeo a Phnom Penh ha raccontato che, in tempi recenti, il governo non aveva soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti statali. Allora è intervenuto un uomo d’affari cinese, che ha erogato il denaro per qualche mese (si dice per sei mesi) e non ne ha richiesto la restituzione, ma «solamente» alcuni privilegi!
A dispetto della diffusa miseria che si osserva in Cambogia, sulla riva del fiume Tonle Sap è ormeggiata un’imponente nave, di proprietà cinese, che incorpora anche un casinò. E le quantità di denaro che vi si spendono non provengono certo da tasche cambogiane.
Segni di speranza
Non manca qualche buona realizzazione.
Ad esempio: un medico svizzero, col denaro di una fondazione elvetica di solidarietà, ha costruito, partendo da zero, un ospedale per curare gli occhi dei bambini. Il trattamento è gratuito: quindi il numero dei pazienti è elevato. L’anziano medico è circondato non solo da stima, ma anche da venerazione. L’opera è talmente positiva che ora è in corso la costruzione di un analogo ospedale in un’altra area. Esiste pure un ospedale costruito gratuitamente dai giapponesi; ma la degenza è a pagamento.
Alcuni quartieri di Phnom Penh (pochissimi invero) sono stati rifatti (spesso con l’aiuto del governo francese, che è molto attivo per ragioni storiche): si presentano impeccabili, in stile coloniale, nel fulgore della vegetazione tropicale dei curatissimi giardini.
Il governo ha ristrutturato completamente nella capitale un albergo di lusso, con tariffe da capogiro persino a Manhattan. Però questo ha pure un aspetto positivo: infatti la presenza di uomini d’affari o turisti facoltosi comporta un introito di denaro per le casse dello stato.
Invece intatto rimane il sinistro edificio dell’ex scuola superiore Tuol Sleng, trasformata in carcere di sicurezza (S-21) dai khmer rossi: un luogo di tortura, dove sono transitate 17 mila persone, trucidate sul posto o in un campo di sterminio alla periferia della capitale.
A Siem Reap, dove sono visibili gli straordinari monumenti antichi di Angkor, sono stati costruiti alberghi di varie categorie, che rappresentano dei motori per l’economia locale.
Gli splendori di Angkor
Un viaggio in Cambogia non può prescindere dalla visita alle rovine di Angkor.
Su un’area vastissima si trovano vestigia di raffinati insediamenti urbani, spesso cintati da mura e con stagni artificiali, che rimandano ad alcune capitali fondate dai sovrani khmer dal X al XII secolo, nel periodo del loro massimo splendore (ndr: il popolo khmer, insieme a quello mon, risiede in Cambogia fin dal I secolo d. C.). Si tratta generalmente di templi. Il tutto è patrimonio dell’umanità, protetto dall’Unesco.
Lo splendore dei luoghi e i lavori di preservazione degli edifici stanno tramutandosi, grazie al turismo, in una buona fonte di denaro. Le rovine sono immerse in una vegetazione lussureggiante: talora viene un po’ sfoltita, pur mantenendo l’aspetto fascinoso della giungla che inghiotte e nasconde antiche costruzioni.
Gli edifici sono anche circondati da vasche, che si riempiono d’acqua specialmente nella stagione delle piogge. Succede di sentirsi attratti dal rumore di un tonfo nell’acqua… e di scorgere poi un serpente, caduto nello stagno, che nuota velocemente, raggiunge i muri coperti di erbe e vi si nasconde con movenze rapidissime.
Queste aree culturali sono oggi protette da organi di sicurezza, anche contro i ladri di reperti archeologici. Le misure sono così drastiche che le zone aperte al pubblico, alla chiusura serale, vengono minate e liberate il giorno dopo, prima dell’inizio delle visite dei turisti.
I templi testimoniano l’evoluzione della religione nella società khmer, che ha subìto nei secoli una frote influenza della cultura indiana. Infatti la prima religione è stata l’induismo, con una successiva evoluzione verso il buddismo «mahayana». Il buddismo, però, si è sovrapposto all’induismo senza cancellarlo: per cui si possono vedere statue di Budda, ritratto in posizioni classiche, accanto a statue di Shiva.
Il buddismo «mahayana» verso il X secolo è stato sostituito da quello «hinayana» della corrente «theravada».
TRE RACCOLTI DI RISO
L’ANNO
Tra giugno e luglio inizia la stagione delle piogge, che si presenta con mattinate terse, nuvole vaganti nel pomeriggio e un immancabile temporale notturno. Spettacolari i cieli azzurri, trapunti di bianchi cumuli di nubi, che generano un incanto in contrasto con quanto si avviene sulla terra.
Le campagne (sminate) sono oggi regolarmente coltivate, consentendo persino tre raccolti di riso all’anno, grazie anche alla rete idrica.
I khmer fin dal X secolo avevano perfezionato un sistema di canali e bacini artificiali, che assicuravano l’acqua durante l’intero anno immagazzinando le piene del fiume Mekong. Inoltre la rete idrica presenta una peculiarità.
Infatti, durante la stagione delle piogge, il Mekong raccoglie dal suo vasto bacino un’ingente quantità d’acqua. L’affluente Tonle Sap, prima di confluire nel Mekong, forma un lago. Ma la portata d’acqua del Tonle Sap, specie nella stagione delle piogge, è così scarsa rispetto a quella del Mekong che questo si riversa sull’affluente. Il Tonle Sap, allora, inverte il percorso e incomincia a riempire il lago: quindi allarga il suo letto anche otto volte rispetto a quello dei periodi di secca.
Questa particolarità è stata sfruttata dalla civiltà di Angkor che, con il contributo di canali e bacini artificiali, era in grado di incamerare l’acqua delle piene del Mekong riuscendo a farla durare un anno, fino alla piena successiva.
Oggi questo permette di avere anche tre raccolti di riso l’anno. Inoltre i fiumi e il lago Tonle Sap sono molto pescosi. Senza scordare che la natura tropicale è generosa di frutta e verdure.
È comprensibile, pertanto, l’interesse dimostrato sempre dalla Cina sulla Cambogia. I cinesi hanno cercato di estendere il loro controllo nel sud dell’Asia fin dai tempi dell’invasione mongola. L’interesse esiste tuttora, come dimostra la sanguinosa storia degli ultimi decenni che ha coinvolto pure il Vietnam.

Nonostante la tragica eredità lasciata dal regime di Pol Pot, si può essere moderatamente fiduciosi sul futuro della Cambogia. Ma è necessario controllare e a vanificare le mire degli khmer rossi, non ancora completamente messi a tacere, e le possibili deviazioni di masse di denaro controllate da persone senza scrupoli.

Giorgio Motta