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Il ponte più lungo

Collaborazione Mongolia - Piemonte

(© AfMC/Gigi Anataloni)

testo di Giorgio Marengo |


Il 13 novembre scorso, nella sala Congregazioni del comune di Torino, è stato rinnovato il «Patto di collaborazione» tra la capitale subalpina e Kharkhorin, cittadina della Mongolia che sorge sul sito di quella che, nel XIII secolo, fu la capitale del più esteso impero (di terra) della storia.

Fu lo stesso Gengis Khan, nel 1220, a dare disposizioni perché a Kharkhorin si stabilisse il cuore dell’impero, anche se la capitale prese forma solo nel 1235 con suo figlio Ögodei Khan e rimase tale fino a quando Kubilai Khan (noto in Occidente soprattutto per il rapporto con Marco Polo) nel 1264 la spostò più a Est, fondando l’odierna città di Pechino.

Torino Palazzo Civico, Sala della Convenzioni, rinnovo del patto di collaborazione tra la città di Torino e la Mongolia (© AfMC/Gigi Anataloni)

I come e i perché

Il «Patto di collaborazione» tra Torino e Kharkhorin, siglato nel 2016 e rinnovato nella sede del comune di Torino il 13 novembre scorso, è un atto formale che consente alle due parti, nei rispettivi paesi, di intraprendere e consolidare percorsi di collaborazione nei settori della cultura, della ricerca scientifica, del turismo e del commercio.

Questo accordo è stato possibile perché noi missionari e missionarie della Consolata abbiamo fatto da ponte affinché queste due realtà si potessero incontrare, nell’interesse delle cittadinanze che esse rappresentano. Furono le autorità locali della regione mongola di Uvurkhangai – all’interno della quale sorge la nostra missione di Arvaiheer – a chiederci, ormai sei anni fa, se fossimo disposti a favorire un’intesa ad ampio raggio con una realtà europea, in vista di una collaborazione internazionale sempre più necessaria per ottimizzare i servizi ai cittadini e anche per promuovere una maggiore apertura ai temi della interculturalità e della pace.

Pensare a Torino fu spontaneo, sia per il legame con le nostre origini di Istituti missionari sia per le curiose similitudini che cominciammo a scoprire; a partire dai nomi stessi delle due regioni. Se il nome «Piemonte» richiama immediatamente la conformazione geofisica del territorio, situato appunto ai piedi dell’arco alpino occidentale, «Uvurkhangai» significa letteralmente «a sud dei monti Khangai». I Khangai sono un’importante catena montuosa che attraversa tutta la Mongolia. Inoltre, se Kharkhorin fu la capitale dell’impero mongolo, Torino lo fu per il Regno d’Italia.

Insomma, ci sembrava che le due realtà, seppur diverse sotto alcuni profili, potessero considerarsi accomunate da interessanti analogie storiche e territoriali.

Torino Palazzo Civico, Sala della Convenzioni, rinnovo del patto di collaborazione tra la città di Torino e la Mongolia. Padre Giorgio Marengo traduttore ufficiale. – Con la sindaca Appendino. (© AfMC/Gigi Anataloni)

Torino e Kharkhorin

Così iniziammo a sondare il terreno delle relazioni internazionali e grazie all’impegno di entrambe le parti e alla collaborazione di molte persone fummo in grado di favorire questo incontro, finora rivelatosi molto positivo. Da tre anni ormai il museo storico di Kharkhorin ospita le attività formative del «Centro ricerche archeologiche e scavi» (Crast) dell’Università di Torino. Il Mao (Museo d’arte orientale) di Torino ha ospitato due mostre fotografiche dedicate al patrimonio culturale e religioso dell’antica capitale. In più, anche altri specialisti e istituzioni sono stati coinvolti nelle iniziative di ricerca, incluso il «Museo della ceramica» di Mondovì che ha accolto una mostra multimediale su Kharkhorin. In questi anni si è inoltre firmato un protocollo d’intesa tra il Centro scavi di Torino, il Museo di Kharkhorin e l’Università di Ulaanbaatar, sempre volto a favorire la ricerca scientifica su questo sito di grandissimo interesse storico e culturale.

Mebri del «Centro ricerche archeologiche e scavi» (Crast) dell’Università di Torino a Kharkhorin (© AfMC/Giorgio Marengo)

La «Casa dell’Amicizia»

Come missionari e missionarie della Consolata già agli inizi della nostra missione in Mongolia ci era sembrato che una presenza a Kharkhorin sarebbe stata molto importante.

Casa dell”Amicizia – Friendship house nei pressi dell’area archeologica di Kharkhorin (© AfMC/Giorgio Marengo)

La cittadella che nel XIII secolo accoglieva al suo interno edifici di culto di Buddhismo, Islam e Cristianesimo nestoriano rappresenta un unicum nella storia antica, un modello da conoscere e ripresentare in chiave contemporanea; fu proprio a Kharkhorin che personaggi come fra Giovanni di Pian del Carpine e fra Guglielmo di Rubruk misero piede intorno al 1240, primi ambasciatori occidentali a entrare in relazione con gli imperatori mongoli. Inoltre, Kharkhorin ospita il più antico complesso monastico buddista del paese, dunque è considerata la patria del Buddhismo mongolo. Quale migliore collocazione per un centro dedicato al dialogo interreligioso e alla ricerca culturale?

Il progetto sta prendendo forma e ora siamo felici di avere a Kharkhorin la «Casa dell’Amicizia» come punto d’incontro, scambio e ricerca, ambiti imprescindibili per la missione in Mongolia.

L’interesse che aveva mosso papa Innocenzo IV a stringere relazioni con i dominatori dell’Eurasia di quel tempo è diventato oggi coesistenza pacifica e attiva collaborazione, sotto la nostra grande ger (la tradizionale tenda mongola) di Kharkhorin.

La Chiesa Cattolica non è estranea alla storia di questo grande paese dell’Asia centro orientale e da quando vi è stata nuovamente accolta nel 1992 è diventata un partner consolidato per promuovere una cultura di rispetto, dialogo e fratellanza universale. Siamo felici che il «Patto di collaborazione» tra le due città sia stato rinnovato e ci auguriamo possa continuare ad offrire valide occasioni di scambio e cooperazione.

Giorgio Marengo

10 luglio 2018 inaugurazione delal Casa dell’Amicizia a Kharkhorin (© AfMC/Giorgio Marengo)

800 anni di storia

È iniziato con i migliori auspici l’anno celebrativo dell’ottocentesimo anniversario della fondazione della capitale dell’impero mongolo, Karakhorum (1220-1260, letteralmente Montagne nere, oggi Kharkhorin). Com’è giusto e prevedibile per un paese che dà sempre molta importanza alle ricorrenze storiche, è stato pianificato un ricco programma ufficiale di iniziative, patrocinato dal presidente Khaltmaagiin Battulga, nel quale è prevista anche la partecipazione dell’Unesco (che nella riunione plenaria del novembre 2019 ha dato particolare rilievo a tale anniversario).

Lo stato che per primo ha dimostrato interesse e concreta volontà di collaborazione è stato il Vaticano. A inizio gennaio l’ambasciatore mongolo presso la Santa Sede e rappresentante permanente presso l’Onu, L. Purevsuren, ha incontrato in Vaticano il segretario per i rapporti con gli stati, mons. Paul Richard Gallagher. I due alti funzionari hanno parlato degli 800 anni di Karakhorum, dove uno dei primi diplomatici a recarsi per incontrare il Khan fu proprio un ambasciatore del papa, il frate Giovanni di Pian del Carpine, che raggiunse la «capitale delle steppe» nel lontano 1246.

Con il suo diario di viaggio il frate umbro contribuì in maniera decisiva a far conoscere in Occidente questo popolo, fino ad allora soltanto temuto per le sue incursioni bellicose in Europa orientale.

A lui fece seguito pochi anni dopo un altro francescano, Guglielmo di Rubruk, questa volta inviato dal re di Francia.

Il Vaticano ospiterà a maggio una mostra fotografica e una conferenza scientifica sugli ottocento anni dell’antica capitale mongola.
In vista di tale evento, il diplomatico mongolo ha anche incontrato mons. Indunil Kodithuwakku, segretario del «Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso» e il prof. Laurent Basanese dell’Università Gregoriana di Roma.

È una storia lunga quella che lega la Chiesa Cattolica al popolo mongolo, anche se non è abbastanza conosciuta.

Proprio per valorizzare questi antichi rapporti – grazie ai quali si ebbe notizia della cristianità nestoriana (oggi si direbbe siriaca) esistente nei territori mongoli già dal X secolo – e attualizzarli, i missionari e le missionarie della Consolata hanno stabilito a Kharkhorin (così si chiama oggi il comune che sorge presso le rovine dell’antica capitale) un piccolo centro per la ricerca culturale e il dialogo interreligioso.

Ed è precisamente alla convivenza pacifica e allo scambio fruttuoso tra diverse tradizioni religiose che è legato il nome dell’antica capitale: i due frati medievali e molti altri testimoni dell’epoca hanno descritto la cittadella come cosmopolita e multi religiosa, con luoghi di culto buddhisti, islamici, cristiani e taoisti. Un esempio straordinario che vale la pena riscoprire e di cui fare tesoro per l’oggi.

La città di Torino è legata a Kharkhorin per il Patto di collaborazione tra le due «capitali» (di cui abbiamo scritto in queste pagine), che ha già prodotto molti scambi culturali e significative iniziative di ricerca scientifica e divulgazione. Oltre alle due mostre fotografiche ospitate dal Mao di
Torino e alla mostra laboratorio allestita nel 2018 al Museo della Ceramica di Mondovì, vanno ricordati i laboratori
didattici offerti in questi anni dagli archeologi del Centro
ricerche archeologiche e scavi di Torino (Crast) al Museo storico archeologico di Kharkhorin.

Gio. Ma.

Casa dell”Amicizia – Friendship house nei pressi dell’area archeologica di Kharkhorin (© AfMC/Giorgio Marengo)