Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cari Missionari: ancora di «apparizioni», e poi di «nei cieli» e altro

Lettere di lettori con (possibile) commento del Direttore |


A proposito di apparizioni e di scritti di Maria Valtorta

Sfogliando la rivista di marzo ha attirato la mia attenzione l’articolo che tratta di apparizioni e veggenti. Ora, nessuno pretende che la Chiesa dia con facilità il suo benestare a fatti soprannaturali che richiedono tempo, verifiche, ed anche un pizzico di umiltà; tuttavia, è innegabile, e pare non essere una mera coincidenza, il fatto che le frequenti apparizioni della Vergine si verifichino in un periodo storico particolarmente difficile a persone semplici, talvolta illetterate, anziché a teologi o uomini di Chiesa. La presenza della Mamma che cammina con noi, che ci consola ed esorta a «fate quello che Egli vi dirà», rafforza la necessità di credere sempre più fermamente nella centralità di Cristo nella vita del suo popolo. Per quanto riguarda la collana del «Poema dell’Uomo-Dio» di Maria Valtorta, che mi era stata consigliata da un sacerdote negli anni ’90, posso dire che la sua lettura mi ha avvicinata ancora di più, se possibile, al Vangelo. Con osservanza e gratitudine, e con preghiera di pubblicazione,

Pasquina Angheben – 13/03/2018

[…] perché nella posta dei lettori sotto il titolo «A proposito di apparizioni e veggenti», il rev. don Paolo Farinella, ha toni così duri e drastici nei confronti di apparizioni della Madonna, comprese quelle riconosciute «che dicono sempre le stesse cose ormai da secoli…», e poi contro Maria Valtorta citando ben due divieti del Santo Uffizio, ma tralasciando l’autorizzazione ufficiale di Pio XII che il 26 febbraio 1948 ha dichiarato all’Editore Emilio Pisani: «Pubblicate quest’Opera così come sta, senza pronunciarvi a riguardo dell’origine straordinaria o meno di essa: chi legge, capirà»?

Qui appare evidente un conflitto molto grave tra l’autorizzazione del Papa Pio XII e il Santo Uffizio, che può pericolosamente dividere i credenti lettori della Valtorta. Suggerisco sia bene esaminare la questione direttamente col Centro Editoriale Valtortiano […].

A me le pubblicazioni della Valtorta hanno fatto un bene grandissimo, senza entrare in conflitto col Vangelo, né con l’autorità della Chiesa. I suoi libri li avevo acquistati tutti e continuo a leggerli da anni: non sono una nuova rivelazione, ma un dettaglio delle pagine dei Vangeli per renderci più forti di fronte alle assillanti provocazioni e tentazioni che il demonio quotidianamente ci pone. Riconoscendo il Bene ricevuto, sarei dunque io fuori della Chiesa? e le ormai migliaia di lettori sparsi nel mondo sarebbero anche loro tutti fuori della Chiesa? sarebbe un male enorme. […] Cordiali saluti

Graziano Grua – Torino, 10/03/2018

Gent.mo Direttore,
non è nella mia natura fare polemiche, né perdere e far perdere tempo in tal senso. Tuttavia, quanto descritto sulle opere valtortiane in MC di marzo merita, per verità, di essere rettificato e completato. Tali opere e la loro autrice non hanno subito nessuna condanna né stroncatura definitiva da parte della Chiesa.

Anzi, l’allora arcivescovo Mons. Dionigi Tettamanzi, (in una lettera ufficiale come Segretario generale della Conferenza episcopale italiana all’editore dei volumi, ndr) il 6 maggio 1992 precisa che «Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettati” in essi riferiti non posso­no essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù».

Questo va detto, anche per giustizia nei confronti dei tanti estimatori che nelle opere valtortiane hanno trovato e trovano motivi significativi di edificazione spirituale. Tutto questo sempre all’interno della Chiesa e senza nulla voler togliere alle fondamenta del Vangelo.

Gianluigi Martini – 10/03/2018

Caro direttore, posso aggiungere anch’io qualche riflessione? Premetto: non sono un esperto di apparizioni mariane né di Maria Valtorta, ma uditore. Perché tanta acidità di don Paolo riguardo alle anche odierne apparizioni mariane? La Madre della Consolazione avrà qualcosa di urgente da dirci, non crede? Altrimenti dobbiamo pensare che una qualche «emanazione proveniente da non si sa dove» fa cose senza senso da almeno due/trecent’anni, razionalmente parlando. A dire il vero, anche Mosè, Noè, Elia, Isaia, tantissimi altri compresi i Santi, hanno ricevuto apparizioni e rivelazioni, private e pubbliche. La stessa Maria allora giovanissima, Giuseppe suo sposo (si ricorda? «…in sogno gli disse “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria”» Mt 1,20-21. In sogno, pensi! […]

In quanto a Maria Valtorta […], nell’articolo suddetto vedo imprecisioni. La chiesa non si è espressa due volte ma tre:

  • Decreto del Sant’Uffizio del 16 dicembre 1959, giustificato con un articolo su L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960;
  • Lettera del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede del 31 gennaio 1985;
  • Lettera del Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana del 6 maggio 1992.

Tutti e tre i suddetti documenti non denunciano neppure un errore in materia di fede e di costumi, che è la sola materia nella quale la Chiesa può pronunciare un giudizio di condanna.

Il primo documento era, invece, di condanna, e lo affiancava un articolo giustificativo che si sviluppava in quattro parti. Chiunque può leggere nel suddetto sito (quello dell’editore dei libri di Maria Valtorta, ndr) le 35 righe al riguardo. Molto precise, leggermente canzonatorie. Li capisco. Li dentro ci sono le famose ponderate motivazioni (non prese alla leggera).

Non dimentichi che l’Index (Indice dei libri proibiti) è stato abolito, pur mantenendo la sua validità morale. […] Sia chiaro che il di allora (31 gennaio 1985) prefetto (e mi onoro di essere suo ammiratore, anche e soprattutto come Papa) Ratzinger, nella sua informativa all’arcivescovo di Genova, card. Siri, bene ha fatto a squillar la tromba «al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti». A me e a tantissimi altri, di tutto il mondo ormai, l’avvertimento non serve. Non facciamo parte di quella credo sparutissima cerchia. Ammesso che non sia nel frattempo svanita nel nulla.

Vede caro direttore che, come scrive infine lei, i volumoni sono serviti eccome! Hanno aiutato perfino le missioni, no? Buona Pasqua a tutti

Emiliano Vettori – Rovereto, 18/03/2018

 

Abbiamo pubblicato qui le parti più rilevanti di alcune email ricevute dopo la pubblicazione in queste pagine della risposta di Paolo Farinella circa «apparizioni e veggenti». Grazie a chi ci ha scritto.

Preciso subito che non abbiamo nessuna questione aperta con il Centro Editoriale Valtortiano e che non è nostra intenzione far guerra ad apparizioni e veggenti. Anche luoghi di apparizioni molto discutibili (potrei citarne più di uno) sono diventati luoghi di autentica devozione e preghiera una volta riportati nel seno della vera comunione con la Chiesa. Le vie di Dio e della Madre del Signore sono davvero infinite.

Quanto alla questione sollevata dal nostro testo di marzo, la risposta si trova proprio in quanto scritto dai nostri lettori, quando citano l’intervento del cardinal Dionigi Tettamanzi, che, in veste di vescovo segretario della Cei, scrisse all’editore dei libri di Maria Valtorta che quegli scritti «non posso­no essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie». Questo vale per i testi in questione, come per altri che hanno spopolato o continuano a spopolare oggi.

Dove ci sono le vere apparizioni, quelle riconosciute dalla Chiesa – come Fatima e Lourdes -, le parole attribuite a Maria, la Madre di Gesù, stanno in pochi fogli e non hanno bisogno di volumi.

Permetteteci (oso parlare anche per Paolo Farinella!) allora di sentirci a disagio quando leggiamo che «Gesù ha detto» o «Maria ha ammonito», o cose simili. Rendo lode al Signore perché ha ispirato e ispira persone a scrivere cose belle su di Lui, su sua Madre, sulla sua Sposa, la Chiesa. Possono fare tanto bene, perché così il messaggio della Parola del Vangelo viene reso accessibile a ciascuno secondo la sua sensibilità e capacità. Il buono e il bello si prendono da tutti, anche da chi non crede.

La «Parola di Dio», però,  è una cosa, mentre i commenti, le letture spirituali, i colloqui spirituali, le storie romanzate, i video e i film sui Vangeli sono un’altra. Lo Spirito Santo soffia in molti modi, anche oggi, per aiutarci a capire e vivere nel nostro tempo la Parola di Gesù.


Che significa «nei cieli»?

Al prete Paolo Farinella, […] i suoi articoli sulla preghiera sono tutti molto interessanti. Quello su «Pregare Dio senza dargli riposo» (MC, marzo 2018) è molto bello. Le dico come la penso io: sarei certamente ateo (o agnostico) se non fosse che c’è il Vangelo di Gesù. È solo per questo motivo che sono un «cristiano dubbioso». Detto tutto questo, vorrei venire alla mia domanda che riguarda la preghiera principe, cioè il Pater noster. In questa preghiera c’è due volte la parola «cielo», una volta (al plurale) come luogo in cui sta Dio, e una volta come luogo in cui la volontà del Padre viene fatta. La mia domanda è: che cosa è questo cielo / cieli? Le invio cordiali saluti.

Carlo May – 17/03/2018

Risponde Paolo Farinella.

Caro Sig. Carlo,
la parola «cieli» deve essere intesa e letta nel senso della cosmogonia orientale che è tripartita: il cielo (alto), la terra (piatta) e gli inferi (sottoterra). La si trova anche nella struttura della Divina Commedia.

Di conseguenza «Padre nostro che sei nei cieli» (plurale in greco) è equivalente di «Dio altissimo». «Sia fatta la tua volontà così in cielo come in terra» è una espressione idiomatica semitica che per esprimere la totalità di qualche cosa la comprende tra due «estremi opposti», in questo caso «cielo e terra» per dire sempre (significato temporale) oppure ovunque / dappertutto (significato locativo). Poiché Dio è creatore di tutto, cioè del «cielo e della terra», la sua volontà (di salvezza) non può essere estranea al mondo creato, cioè al cielo, alla terra e al sotto-terra.

Per dire che una persona deve pregare sempre si dice «quando siedi e quando ti alzi», o anche «quando entri e quando esci», che significa «in ogni momento» dell’attività quotidiana.

Si usa anche l’espressione Regno di Dio, usata da Marco e Luca che parlano a cristiani non provenienti dall’ebraismo. Al contrario Matteo predilige l’espressione Regno dei cieli perché parla ad Ebrei divenuti cristiani. Il significato è lo stesso, ma nel secondo caso, Matteo, usa il modo ebraico di utilizzare parole alternative per non nominare il nome di Dio. Di conseguenza «Regno dei cieli» è usata per non nominare il nome di Yhwh-Dio, come era usanza al tempo di Gesù e ancora oggi. L’espressione non ha niente a che vedere con re, regine, principi e baroni, essa significa nel Nt «un nuovo modo di relazionarsi nell’accogliere il progetto del nuovo mondo proposto da Gesù con l’annuncio del Vangelo», per cui è un invito a noi a cambiare mentalità, modalità di stili di vita e aprirci alla prospettiva di Dio che vuole aiutarci a modificare radicalmente i rapporti interni all’umanità. Tiri lei le conclusioni davanti alla povertà, agli immigrati, all’emarginazione, ai bisogni dei sempre più poveri. Il resto è superfluo.

Un caro saluto, sperando di essere stato chiaro.

Paolo Farinella, prete


«Dio è donna»

Ho letto con molto interesse l’articolo «Crateùs, dove Dio è donna», pubblicato in MC di marzo […]. Il titolo mi ha riportato a uno spettacolo singolare a cui avevo assistito nel dicembre 1999 in Karnataka, nel profondo sud dell’India, dove stavo vivendo una straordinaria esperienza in un lebbrosario.

Una giovane suora mi chiese se mi sarebbe piaciuto assistere ad una rappresentazione, interpretata da giovani seminaristi, in cui si voleva dimostrare come Dio, uomo nell’immaginario comune, potesse in realtà essere tutto e il contrario di tutto. Intelligenza Suprema, termine femminile, perché non donna? Per carità, quei giovani seminaristi, ovviamente tutti maschi, ce la misero tutta per rendere credibile questa ipotesi, anche se non tutto era facilmente comprensibile, poiché alcuni brani erano recitati in lingua locale. Ma in quel Dio, in abiti europei, pesantemente truccato per accentuarne la femminilità, avrei avuto non poche difficoltà a credere. Cordiali saluti

Mario Beltrami – 06/03/2018


Tra Pil e Grecia malridotta

Un suggerimento per l’ottimo Gesualdi: durante la Belle Époque nessuno sapeva cos’era il Pil, e del debito pubblico non si sapeva bene l’ammontare, perché la maggior parte era irredimibile, cioè si pagavano solo gli interessi e il capitale mai: chi ne aveva bisogno, vendeva il suo titolo di “rendita” in borsa. Eppure, col debito pubblico si armavano eserciti e marina, si dotavano le città di fogne e acquedotti, si costruivano ferrovie, porti e strade.

Grecia: si, certo, sono malridotti. Ma ci sarebbe da capire perché il Portogallo, che ha più o meno gli stessi abitanti, sembra uscito dalla crisi e loro no. Forse perché la Grecia ha sempre mantenuto un esercito spropositato e avevano il vizio a ogni elezione di assumere migliaia di dipendenti pubblici senza neanche dargli un ufficio, perché non c’era lavoro, ma solo lo stipendio in premio del lavoro elettorale. E perché nei supermercati non vediamo mai roba greca e, quando c’è, è piuttosto cara. E quanto del debito pubblico è stato destinato al colossale furto delle Olimpiadi da parte degli impresari greci

Claudio Bellavita – 07/03/2018


In moto per la Mongolia

Agosto 2018. Per tre brianzoli quest’anno le vacanze non saranno solo svago e relax, ma diventeranno il momento per concretizzare un impegno di solidarietà.

Progettando un viaggio nel fascino della sterminata Mongolia, Gianni Cagnetta, Sigfrido Martinelli ed Edoardo Casiraghi hanno conosciuto padre Giorgio Marengo e hanno capito il vero senso della loro partenza.

Non poteva non toccare il loro cuore il progetto di un italiano come loro, che tanto sta costruendo in un luogo così lontano.

E i brianzoli, si sa, anche quelli d’adozione, non conoscono altro modo per fare le cose: farle e farle bene.

Skype e mail fanno sentire tutto a portata di mano, padre Marengo è dietro un video che racconta e in un attimo diventi parte della scena. Una realtà dai colori così vivi non può non chiamarti ad essere protagonista.

Così, detto e fatto: le moto partiranno un mese prima, con una spedizione dedicata su un camion. Centauri e destrieri si ritroveranno a Ulan Bator da cui inizieranno il periplo di seimila chilometri attraverso la Mongolia per raggiungere poi Arvaiheer e la missione, dove resteranno una settimana.

Intanto è partita la macchina organizzativa. La pagina dal titolo «La motocicletta: un diario, una passione, una missione», è attiva su Facebook per raccogliere consensi e compagnia nella fatica, ma soprattutto i fondi per arredare la scuola materna di Arvaiheer. E allora, avanti insieme.

Le donazioni potranno essere effettuate sul conto di Missioni Consolata Onlus (vedi pag. 83) specificando «in moto da padre Marengo». Grazie.

Maria Elisa Borrelli – 28/03/2018