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Quando si sgomberano i poveri invece della povertà

8 aprile. Giornata internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti

Novembre 2011 presso il campo di Rom di Barra, Napoli, nel quale vivono oltre 600 persone. (CC - Tyler Durdan)

Capita spesso di sentire parlare di Rom, quasi sempre con toni violenti e, non a caso, in modo più marcato durante le campagne elettorali. Capita raramente, invece, di imbattersi in informazioni ragionate sui Rom, ancora più raramente di sentire parlare i Rom stessi.

Se ne parla, ma non se ne sa quasi nulla. Si spendono milioni di euro ogni anno (almeno 15 nel 2017) per risolvere l’emergenza abitativa in cui molti di loro vivono, ma il problema rimane. Si firmano strategie nazionali (quella del 2012 stabiliva l’obiettivo di «superare – non abbattere senza altro criterio se non quello punitivo e propagandistico – i campi Rom» entro il 2020 avviando processi d’inclusione sociale) e si prosegue con pratiche sbrigative e irrispettose della dignità delle persone.

In Italia si stima ci siano tra i 120mila e i 180mila rom, sinti e camminanti: la maggior parte di loro sono bambini, quasi la metà hanno cittadinanza italiana. Sul numero complessivo di rom presenti nel paese, quelli che vivono nei cosiddetti «campi» sono 26mila, e di questi, quelli effettivamente «nomadi» sono solo il 3%. È da sottolineare che i campi sono stati creati dalle stesse istituzioni che oggi effettuano gli sgomberi, non dai rom i quali si trovano spesso a vivere in essi in condizioni degradanti, di segregazione e senza alternative.

Secondo Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, inoltre, si deve tenere conto che i rom non sono costretti a vivere solo nelle baraccopoli formali, ma anche in quelle informali, ancora più insicure: «Le prime, abitate da circa 16.400 individui, sono 148, disseminate in 87 Comuni. Il 55% dei rom in emergenza abitativa ha meno di 18 anni e la loro aspettativa di vita è di dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Centinaia sono invece i micro insediamenti (300 nella sola Capitale) abitati da meno di diecimila persone residenti principalmente nelle periferie delle grandi città». I micro insediamenti, come sottolinea la Caritas Ambrosiana riferendosi alla realtà lombarda, nascono spesso per evitare il trauma periodico dello sgombero: «Per evitare gli sgomberi, i rom hanno imparato a nascondersi. Abbandonati i grandi campi, si sono distribuiti sul territorio, occupando le aree marginali. Li si trova sotto i ponti, lungo le autostrade, sulle alzaie dei navigli, accanto ai binari della ferrovia, ai bordi di un campo agricolo, accanto a una discarica. Si riuniscono in piccoli gruppi di 15 massimo 30 persone, appartenenti alla stessa famiglia o a famiglie imparentate tra loro».

L’8 aprile si celebra la «giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti». Come ogni anno, l’auspicio è quello che il nostro paese trovi finalmente il coraggio di sgomberare la povertà piuttosto che i poveri.

Luca Lorusso