Rivista Missioni Consolata

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cristiani, non «cretini»

Gigi Anataloni

Tra nostri amici d’Oltralpe, un tempo, c’erano molti montanari che soffrivano di ipotiroidismo nelle valli dell’Alta Savoia. Erano persone che restavano piccole, deformi, con il gozzo, e talmente semplici nel modo di pensare che a molti sembravano vivere fuori da questo mondo. La loro sofferenza e la loro semplicità faceva tenerezza a tutti, per questo venivano chiamati «poveri cristi», in franco provenzale crétin (o créstin [dal francese chrétien e latino christianus]). Era allora un’espressione senza malizia, anzi piena di affetto e compassione, che paragonava le loro sofferenze a quelle di Cristo. Ma, togli la compassione, ecco che crétin diventa sinonimo di «stupido, imbecille e simili, per lo più come titolo d’ingiuria», come scrive la Treccani; un epiteto che viene poi applicato soprattutto ai cristiani che, poveri loro, abituati ad avere la testa nelle cose del cielo (cioè «stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti», come scriveva il linguista Ottorino Pianigiani nel 1907, citato da Piergiorgio Odifreddi in un suo libro di cent’anni dopo), non erano in grado di capire le cose di questa terra, rifiutando l’illuminazione della scienza. Oggi pochi conoscono le origini e le trasformazioni storiche di questa parola e dando del «cretino» a qualcuno in genere non si intende offenderlo perché cristiano…

Eppure, ancora oggi, troppi cristiani vengono trattati da «cretini». Non solo, ci sono anche molti che vorrebbero che i cristiani si limitassero ad essere dei «cretini» che si occupano solo delle cose del cielo lasciando quelle della terra a chi sa come va il mondo (meglio una Chiesa cretina che cristiana!).

Il dato triste è che ci sono cristiani, ecclesiastici – anche di alto rango – e laici scrupolosamente cattolici, che condividono questo modo di pensare (ovviamente non espresso nei termini rozzi che sto usando io) e quindi se la prendono con papa Francesco che invece sulle cose di questo mondo ha molte cose da dire, e con ragione, toccando temi come il modo in cui si gestisce il dramma dei migranti, l’ambiente, l’assurdità della guerra e la sconcia «madre di tutte le bombe», il traffico delle persone, la litigiosità irresponsabile dei politici… Un papa che è troppo impegnato a scrutare gli uomini e i loro problemi, e che si dimentica di guardare in alto, verso il cielo, al sacro, al «trono di Dio».

La realtà, invece, è che essere cristiani è tutt’altro da essere cretini. È vero, il cristiano è chiamato ad «alzare gli occhi e levare il capo» (cfr. Lc 21,28), a essere nel mondo senza essere del mondo (cfr. Gv 15,18), a cercare le cose di lassù (cfr. Col 3,1), a «farsi un tesoro nei cieli» (cfr. Lc 12,33), a «cercare il regno dei cieli e la sua giustizia» (cfr. Mt. 6,33), ecc., ma anche ad abitare il mondo con responsabilità e audacia. Anzi. È proprio il guardare al «cielo» che rende il cristiano capace di vedere da una prospettiva diversa e di riconoscere tutto quello che è falsamente umano, che è contro l’uomo, che lo manipola, lo sfrutta, lo usa …

Proprio da chi gli dà il nome, Gesù il Cristo, il cristiano impara a vedere la persona, tutta la persona in quanto tale, senza pregiudizi su nazionalità, sesso, religione. Anche se, in effetti, guarda l’umanità con un «difetto di vista»: ha un occhio privilegiato per gli «scarti», i poveri, gli sfruttati, i trafficati, gli stranieri, i migranti, i disprezzati, quelli che non contano e sono solo percentuali anonime nelle statistiche. Per il cristiano la persona non è un numero in un database, ma un volto, un nome e una storia, una vita amata da Dio.

Tutto questo spinge il cristiano a essere attore della storia, non spettatore, un attore che partecipa alla costruzione di un mondo migliore, che non è sua proprietà, ma gli è stato affidato in custodia. Per questo, tra le altre cose, è geloso della libertà di coscienza, sua e degli altri.

I paesi in cui lui vive potranno decidere che l’aborto è legale, l’eutanasia possibile, il divorzio una cosa normale, la guerra un mezzo legittimo, la prostituzione un lavoro come un altro, il matrimonio…, ma il cristiano, nel rispetto delle scelte altrui, continuerà a rifiutare aborto ed eutanasia, a credere che il matrimonio è l’unione per tutta la vita di un uomo e una donna e che i figli hanno il diritto a un padre e una madre, che la prostituzione è sfruttamento, che la guerra non porta la pace, e via dicendo. E rimarrà convinto che il riposo domenicale non solo è necessario per lo spirito, ma serve al bene essere di tutta la persona; e che ciascuno vale per quello che è e non per quello che ha; che l’ambiente, il mondo e le sue risorse sono bene comune; che la scienza non è contro la fede, ma una compagna che aiuta a scoprire la profondità della sapienza di Dio nell’uomo e nel creato.

È vero, non sempre i cristiani sono coerenti con quello che predicano. Non essendo cretini, sanno bene di essere deboli e fragili come tutti gli umani, ma non per questo rinunciano a testimoniare quello in cui credono, per il quale molti (troppi) ancora oggi pagano con la loro stessa vita.

Gigi Anataloni