Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cari missionari

Lettere dai Lettori e commenti del direttore

Clericus cap 2016 - seminario IMC di Bravetta (Roma)
Risponde il Direttore

Farinella

Spettabile redazione,
vedo che Paolo Farinella, prete, come si firma, continua a scrivere su Missioni Consolata come esperto commentatore della Bibbia. Non metto in dubbio che Farinella sia un esperto biblista, mi domando però se sia anche un cristiano. Ho ritrovato un articolo che era apparso su La Repubblica il 30 aprile dello scorso anno. Già allora avrei voluto scrivervi, ma avevo perso l’articolo in questione (nel quale Farinella attaccava apertamente Renzi come uccisore della democrazia e quindi da eliminare come  se fosse un tiranno, ndr). […] Ora io non ne faccio una questione politica ma etica; fra l’altro non sono un ammiratore del presidente del consiglio. Farinella identifica Renzi come un tiranno da uccidere, parla di andare in montagna a fare la resistenza come se Renzi fosse Mussolini, il Mussolini di Salò. Ciò mi ricorda quello che qualche intellettuale scriveva negli anni Settanta a proposito del governo e della Dc e che spinse qualche giovane a darsi al terrorismo. Ebbene, io gli anni settanta li ricordo e non voglio più leggere una rivista che ospita un collaboratore che scrive in modo simile a quegli intellettuali degli anni Settanta, che furono poi definiti «cattivi maestri». Vi prego perciò di togliere il mio nome dalla vostra mailing list.

Paolo Cozzi
Milano, 11/03/2016

I rapporti tra questa rivista e don Paolo Farinella sono ben chiari da tempo: collabora con noi soprattutto per quell’ottimo biblista che è lasciando in secondo piano il cittadino appassionatamente impegnato in politica, quella con la «p» maiuscola, la più grande virtù civica e sociale.

Separati chiaramente i due ambiti, stiamo lavorando insieme in amicizia e rispetto reciproco. Qualcuno, anche tra i miei passati superiori, ha pensato che questa fosse una scelta di comodo, come se di don Paolo noi «usassimo» solo quella parte che ci conviene chiudendo non solo un occhio, ma tutti e due, sulle sue posizioni critiche rispetto alla politica, alla Chiesa e al papa stesso. I direttori miei predecessori, e io stesso, abbiamo ricevuto forti pressioni perché don Farinella sparisse dalle pagine di questa rivista.

Lui continua a essere pubblicato su MC perché i suoi scritti sono un aiuto di grande qualità a conoscere e amare la Parola di Dio. Per questo, pur non condividendo alcune delle sue valutazioni ed esteazioni politiche ed ecclesiali, ritengo che gli scritti di don Paolo, a cui rinnovo la stima di tutta la redazione, arricchiscano queste pagine.

Certo, mi spiace che il nostro lettore si sia sentito disturbato da quello che don Farinella scrive o che scrivono di lui su altre pubblicazioni al punto da rifiutare la nostra rivista. Perdere un lettore non può essere motivo di gioia. Ricordo però che alla fine del ciclo sulle nozze di Cana, abbiamo ricevuto molte email e telefonate che esprimevano disappunto al non trovare più le pagine di «Così sta scritto».

La nostra non è una rivista che vuol piacere a tutti i costi. Conosciamo i nostri limiti e cerchiamo di servire la Verità con passione e rispetto, senza pretendere di avee il monopolio.

Quanto alla fede di don Paolo, se neppure il suo vescovo ha sentito il bisogno di sospenderlo dal ministero sacerdotale, benché sia stato apertamente criticato dallo stesso, chi sono io per giudicarlo?

Ragioni di speranza

Caro padre,
oggi è l’11 marzo, giornata mondiale delle persone con sindrome di down e il mio pensiero ha associato le tue riflessioni contenute nell’editoriale «Non si eliminano così anche gli ulivi?» a una recente esperienza che ho vissuto per ragioni di lavoro e che mi ha riempito di ammirazione e di speranza. Ho incontrato una coppia di genitori che hanno adottato un bambino down che quest’anno compie due anni; da quando è presso la famiglia adottiva, e cioè da un anno circa, ha fatto tanti progressi e la cosa più sorprendente è l’impegno che mette in atto per corrispondere alle attenzioni e agli stimoli che riceve, tanto da arrabbiarsi se non riesce a padroneggiare, ad esempio, il meccanismo del gattonamento che gli consentirebbe di spostarsi da solo. Effettua esperienze, quando non è a casa o al baby parking di logopedia, psicomotricità e musica, e i genitori sono in contatto con centri down di diverse città per essere informati riguardo tutte le possibilità educative, scolastiche, terapeutiche e giuridiche atte ad accompagnarlo nell’apprendimento e nella conquista dell’autonomia presente e futura.

Le tue parole riguardo la specificità dell’uomo che è «la capacità di gratuità, d’amore, di dono di sé, di sacrificio e di pensare “noi” e non solo “io”» l’ho vista incarnata in  questa coppia che con gioia ha confermato l’adozione di un bambino che secondo certe logiche comporterebbe molte spese sociali e molti problemi. Il loro amore è veramente generativo e contagioso e non può che sostenere la speranza che un tale tipo di amore non sia scomparso! Se la cura e il rispetto per la vita fossero anche trasferiti agli ulivi affetti da Xylella, a mio parere, in quanto figlia di un contadino con la passione per le piante, forse si troverebbe un rimedio meno drastico del loro abbattimento.

Auguro una Santa Pasqua, evento che fonda la fede che cerchiamo di vivere e anche un po’ di capire!

Milva Capoia
Collegno, 21/03/2016

A mio zio, padre Ottavio Santoro

Carissimi,

sono Vita, la nipote di Padre Ottavio Santoro. Mi piacerebbe pubblicaste il testo seguente che ho letto nella chiesa del Resurrection Garden, a Nairobi, il 24 novembre scorso durante il funerale di mio zio.

«Purtroppo ho perso un altro “pezzo” della mia famiglia. Dopo la morte di mio padre, padre Ottavio è stato un secondo padre per me. Questa per me è una grandissima perdita. Penso che lo sia anche per tutta la Comunità dei Missionari della Consolata e la Chiesa. Padre Ottavio ci ha lasciati con il corpo, ma il suo spirito rimarrà per sempre con noi. Qui, al “Resurrection Garden”, “lui” è in ogni angolo, in ogni fiore, in ogni pietra, tutto parla di “lui”.

Ha vissuto da povero, ma ha fatto delle cose meravigliose.  Ha lavorato in silenzio per dare voce a Dio con la consapevolezza del potere dell’amore e non dell’amore per il potere. La sua priorità sono sempre stati i poveri e i bambini per dare dignità a tutti davanti alla vita.

Da vent’anni la Pasqua l’ho sempre trascorsa con lui. La scorsa Pasqua mentre chiacchieravamo, mi diceva compiaciuto, che nei giorni precedenti, in un solo giorno, erano state celebrate venti Messe (da vari gruppi nelle varie chiese e cappelle del Resurrection Garden, ndr). Gli ho risposto che stava facendo concorrenza a San Pietro a Roma. Non mi ha risposto, ma il suo lungo sguardo, mi ha detto che il suo obiettivo era stato raggiunto e cominciava a fare i conti con la vita.

Alla fine di maggio (2015), quando si è definito il viaggio del Santo Padre, in una mail mi ha chiesto di raggiungerlo. Ho prenotato subito il volo, ma la sensazione che ho avuto è che sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Vorrei ringraziare tutti coloro che l’hanno sostenuto e aiutato. Un grazie particolare a Ceghe, Anastasia, Peter, Michael, Solomon e Michael per l’amore con cui l’hanno servito. Amiamolo come “lui” ci ha amati e preghiamolo che possa riposare in pace. Che Dio ci benedica».

Chi era padre Ottavio Santoro?

95 Pope JPII - 085cutNato a Martina Franca (Ta) nel 1933, dieci anni dopo entra nel seminario dei Missionari della Consolata a Parabita (Le). Dopo il noviziato in Certosa Pesio, la filosofia a Torino e la teologia a Washington negli Usa, nel 1958 è ordinato sacerdote ed è subito destinato al Kenya dove arriva alla fine dello stesso anno. In Kenya rimane fino alla morte, a parte un breve periodo di servizio nell’animazione missionaria negli Usa tra il 1964 e il 1968. Dopo i primi anni come vice parroco, vice rettore nel seminario diocesano, professore in una scuola secondaria, nel 1972 è nominato amministratore di tutte le opere della Consolata in Kenya. In questo servizio rivela un particolare talento e buon gusto per le costruzioni, tra cui il Seminario filosofico e l’espansione della Consolata School in Nairobi, considerata ancor oggi una delle migliori scuole del Kenya. Dal 1986 al 1994 è amministratore della nascente Università Cattolica dell’Africa orientale (Cuea) a Lang’ata, Nairobi, che sotto la sua guida si arricchisce delle strutture fondamentali. Per non restare con le mani in mano, nello stesso tempo segue la costruzione del seminario teologico della Consolata, l’Allamano House, e del Tangaza College, l’università teologica della maggior parte delle congregazioni religiose che sono in Kenya. Nel 1990 il cardinal Otunga lo spinge a iniziare la costruzione del Resurrection Garden (Giardino della Resurrezione), inaugurato nel 1994. Il giardino si espande su un’area di circa otto ettari con un percorso di cappellette e piloni, decorati con mosaici e bronzi raffiguranti scene bibliche, che si conclude nel vasto santuario centrale: la chiesa della Pentecoste. Nel giardino ci sono anche 112 lapidi su cui è inciso il «Padre nostro» in altrettante lingue dei cinque continenti, una casa per esercizi spirituali, una per ritiri e incontri di formazione e varie casette per ritiri individuali. Il giardino, diventato ecumenico, è meta di pellegrinaggi, da tutte le diocesi del Kenya. Nel settembre 1995 Giovanni Paolo II vi concluse il primo Sinodo africano. Dal 2005 in una cappella del giardino riposa il corpo del cardinale Maurice Michael Otunga di cui P. Ottavio ha promosso la causa di beatificazione diventandone il primo postulatore. Padre Santoro ha ricoperto il ruolo di direttore del «Centro Ecumenico di Spiritualità Resurrection Garden» fino alla morte, avvenuta il 18/11/2015, rivelandosi non solo un raffinato costruttore, ma un uomo di grande spiritualità con una particolare attenzione ai poveri, come ben sanno gli oltre 400 bambini di cui seguiva attentamente il progresso grazie al sostegno a distanza degli amici del Grg (Gruppo Ressurrection Garden di Modena).

Vita Santoro,
Martina Franca, 16/03/2016

Padre Pierino Schiavinato

Padre Pierino Schiavinato
Padre Pierino Schiavinato

La mattina di questo Venerdì santo 2016 padre Pierino Schiavinato è andato a far compagnia ai santi. Nato nel 1939 a Montebelluna (Tv), sacerdote nel 1964, laureato in storia ecclesiastica, disciplina che insegna agli studenti di teologia, lavora per un breve periodo in questa rivista agli inizi degli anni ‘70 e poi viene inviato in Kenya, nel Meru, dove rimane fino al 1988 quando è incaricato di iniziare la rivista The Seed, che a fine 1992 consegna, ben avviata, al futuro direttore di MC. Dopo una parentesi prima a Londra, come professore di storia, e poi in Canada per animazione missionaria, rientra in Kenya con il nuovo secolo ed è inviato nella missione di Matheri, sempre nel Meru, dove rimane fino al 2014, quando è trasferito a Mukululu insieme a fratel Argese. Un’improvvisa malattia lo costringe a rientrare in Italia, dove, nonostante le lunghe cure, conclude la sua bella battaglia proprio nel giorno in cui il ricordo dell’Annunciazione del Signore e quello della sua morte coincidono.
Con noi lo piangono gli amici della Avi (Associazione Volontariato Insieme), di Montebelluna che tanto hanno collaborato con lui nell’amata terra del Meru.

Perdonino i lettori questo commento, ma alcuni parenti di missionari e anche miei confratelli hanno chiesto perché pubblichiamo la notizia della morte di alcuni confratelli e non di altri. Come regola pubblichiamo quello che i lettori ci mandano; raramente ne diamo la notizia noi stessi, come nel caso di padre Schiavinato, che ha avuto direttamente a che fare con questa rivista. Non vogliamo discriminare nessuno, ma in questi anni l’Istituto sta crescendo in Paradiso al ritmo di una ventina all’anno: 26 (2013), 18 (2014) e 20 (2015). I loro profili e i ricordi sono pubblicati in una nostra pubblicazione intea e, in forma ridotta, su «Famiglia IMC», la piccola rivista trimestrale per parenti e amici. Se qualcuno ha piacere di ricordare qualche nostro missionario su queste pagine, sappia di essere sempre benvenuto.

Clericus Cup

Il Seminario teologico internazionale IMC di Bravetta ha partecipato al mondiale di calcio pontificio. La Clericus cup è un campionato di calcio per sacerdoti, religiosi e seminaristi che studiano nelle università pontificie di Roma, promosso dal Centro Sportivo Italiano, dalla Conferenza episcopale italiana e dai Pontifici Consigli per i Laici e della Cultura. La Clericus cup è stata iniziata nel 2007 con l’obbiettivo di fare entrare lo sport nell’esperienza della vita sacerdotale, religiosa.

Nel 2016, anno della misericordia promulgato da Papa Francesco, si sta realizzando la decima edizione della coppa, che dura da febbraio fino a maggio, con il motto «la misericordia scende in campo» stampato sulle maglie.

Il Seminario teologico internazionale di Bravetta ha partecipato per la prima volta. Il campionato è un bel momento di fratellanza religiosa e di interscambio tra i vari istituti e congregazioni. Oltre alla nostra, hanno partecipato le squadre dei monaci Benedettini, del Collegio Nord-americano, degli Agostiniani e del Collegio Urbano che da due anni consecutivi è il vincitore della coppa. È stata una bella esperienza, anche se dopo una prima vittoria abbiamo subito due sconfitte consecutive e siamo stati eliminati. Ma ci stiamo già preparando all’edizione del 2017.

Eugenio Bento Cristovao
Bravetta, 14/03/2016

 

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