Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Allamano sacerdote missionario

a cura di Sergio Frassetto

La Pasqua che stiamo celebrando riassume tutta l’azione di Dio che per amore ha mandato a noi il suo Figlio. Egli ha portato a compimento la salvezza. È il vertice dell’Antico e del Nuovo Testamento. Per questo la Pasqua è considerata «la festa delle feste», «a cui convergono tutti i misteri della nostra religione» (S. Leone Magno). Ha anche un richiamo esplicito alla Missione. Alle prime persone che incontra, il Risorto dice: «Andate ad annunziarlo»; e agli apostoli: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi»; e prima di salire al cielo: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura» (Gv 20,21; Mc 16,15).

beato Giuseppe Allamano

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La Pasqua è anche la «festa della fedeltà». Richiama il battesimo e le promesse a esso collegate, l’ascolto della Parola di Dio e l’invito a farsene annunziatori e testimoni. Per i missionari della Consolata vi è un ulteriore richiamo: a essere fedeli alla loro vocazione secondo il carisma e lo spirito del beato Allamano. Per questo egli ha dato «come speciale protettore» dell’Istituto S. Fedele da Sigmaringen: missionario, primo martire di Propaganda Fide. Il 24 aprile 1900, nel giorno della celebrazione liturgica del Santo, l’Allamano spedì la lettera al Card. Richelmy per la fondazione dell’Istituto, dopo averla posta sull’altare durante la celebrazione della Messa. E a noi raccomanda: «Imitatelo nella fedeltà ai vostri doveri presenti e futuri; fedeltà universale, cordiale e semplice, nelle cose grandi e piccole; nel corrispondere alle grazie di Dio e a lasciarvi formare… per riuscire degni missionari».

Ma la Pasqua richiama un’ulteriore fedeltà, anch’essa testimoniata dall’Allamano: essere fedeli alla vocazione sacerdotale. Tutto quello che ha fatto, ha nel sacerdozio la motivazione. Per lui il sacerdote è missionario di natura sua. Anche se incardinato in una diocesi, il sacerdote non può preoccuparsi soltanto dei problemi del suo territorio, deve aprirsi a tutto il mondo. È la qualifica data all’Allamano dal Decreto sulle sue virtù eroiche: «Nella mirabile schiera di Servi di Dio fioriti nella Chiesa Torinese… si distinse per aver percepito il dovere di ogni Chiesa locale di aprirsi alla missione universale». Una missione che, come ribadisce il Concilio Vaticano II, riguarda ogni sacerdote. L’ordinazione sacerdotale, infatti, «non destina a una missione limitata e ristretta, ma a una vastissima missione, fino ai confini del mondo, come quella di Cristo». Lo hanno ripetuto i Papi più recenti ed è un richiamo insistente di Papa Francesco sulla «Chiesa in uscita» verso le periferie non solo geografiche, ma anche umane.

padre Gottardo Pasqualetti

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a cura di Sergio Frassetto