Rivista Missioni Consolata – 121 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

N.E.1 – L’indifferenza e il Vangelo Spunti per una «Nuova Evangelizzazione» in Europa

Il Sinodo della Nuova Evangelizzazione


[Nuova Evangelizzazione] Cos’è?

 




L’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
che si è tenuta dal 7 al 28 ottobre 2012, ha avuto per tema «La nuova
evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Questo tema è
dibattuto da diverso tempo dentro la Chiesa, ma è diventato di scottante
attualità in questi ultimi anni soprattutto nel mondo Occidentale segnato da
consumismo e secolarizzazione.

Gli
insegnamenti del Magistero

I documenti preparatori al Sinodo dell’ottobre 2012
hanno sottolineato l’urgenza di trovarsi insieme per valutare come la «Chiesa
viv[a] oggi la sua originaria vocazione evangelizzatrice, a fronte delle sfide
con cui è chiamata a misurarsi, per evitare il rischio della dispersione e
della frammentazione» (Instrumentum Laboris [IL] 4).

Indirettamente, questa urgenza evidenzia la presa
di coscienza che oggi la Chiesa è chiamata ad affrontare la sfida della nuova
evangelizzazione nella consapevolezza che le trasformazioni non soltanto
interessano il mondo e la cultura, ma toccano la Chiesa stessa nelle sue
comunità, nelle sue azioni e nella sua identità (cf. IL 16). Inoltre manifesta
la volontà di rilancio del fervore della fede e della testimonianza dei
cristiani e delle loro comunità. Affinché la Chiesa «moltiplichi il coraggio e
le energie a favore di una nuova evangelizzazione che porti a riscoprire la
gioia di credere, e aiuti a ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Non
si tratta di immaginare soltanto qualcosa di nuovo o di lanciare iniziative
inedite per la diffusione del Vangelo, ma di vivere la fede in una dimensione
di annuncio di Dio: “La missione […] rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e
l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si
rafforza donandola!” (Redentoris Missio [RM] 3)» (IL 9).

Sulla scia del Concilio, papa Paolo VI osservava
con lungimiranza che l’impegno dell’evangelizzazione andava rilanciato con
forza e grande urgenza, e, fedele all’insegnamento conciliare, aggiungeva che
l’azione evangelizzatrice della Chiesa «deve cercare costantemente i mezzi e il
linguaggio adeguati per proporre o riproporre […] la rivelazione di Dio e la
fede in Gesù Cristo» (Evangelii Nuntiandi [EN] 56).

Papa Giovanni Paolo II, che fece di questo
impegno uno dei cardini del suo vasto magistero, ha sintetizzato nel concetto
di nuova evangelizzazione il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare
nelle regioni di antica cristianizzazione. Tale programma riguarda direttamente
la sua relazione con l’esterno, ma presuppone, prima di tutto, un costante
rinnovamento al suo interno, un continuo passare, per così dire, da
evangelizzata a evangelizzatrice. Basta richiamare alcune sue parole: «Interi
paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto
mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono
ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal
continuo diffondersi dell’indifferentismo, del secolarismo e dell’ateismo. Si
tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto primo mondo,
nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose
situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta “come
se Dio non esistesse”. […] In altre regioni o nazioni, invece, si conservano
tuttora molto vive tradizioni di pietà e di religiosità popolare cristiana; ma
questo patrimonio morale e spirituale rischia oggi d’essere disperso sotto l’impatto
di molteplici processi, tra i quali emergono la secolarizzazione e la
diffusione delle sette. Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la
crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni
una forza di autentica libertà. Certamente urge dovunque rifare il tessuto
cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto
cristiano delle stesse comunità ecclesiali che vivono in questi paesi e in
queste nazioni» (Christifideles laici 34).

Creando il nuovo «Pontificio Consiglio per la promozione
della nuova evangelizzazione», così Papa Benedetto XVI precisa il
contenuto del termine «nuova evangelizzazione»: «Facendomi dunque carico della
preoccupazione dei miei venerati predecessori, ritengo opportuno offrire delle
risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza
dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio
missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione. […] La diversità
delle situazioni esige un attento discernimento; parlare di “nuova
evangelizzazione” non significa, infatti, dover elaborare un’unica formula
uguale per tutte le circostanze. E, tuttavia, non è difficile scorgere come ciò
di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente
cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova
generosa apertura al dono della grazia. Infatti, non possiamo dimenticare che
il primo compito sarà sempre quello di rendersi docili all’opera gratuita dello
Spirito del Risorto, che accompagna quanti sono portatori del Vangelo e apre il
cuore di coloro che ascoltano. Per proclamare in modo fecondo la Parola del
Vangelo, è richiesto anzitutto che si faccia profonda esperienza di Dio» (Ubicumque
et semper
, 21/09/2010).

Nel frattempo, sulla scia della Redemptoris missio
(al numero 33) era intervenuta a precisare il senso del concetto di nuova
evangelizzazione anche la Congregazione per la Dottrina della Fede: «In
senso proprio c’è la missio ad gentes verso coloro che non conoscono
Cristo. In senso lato, si parla di “evangelizzazione” per l’aspetto ordinario
della pastorale, e di “nuova evangelizzazione” verso coloro che non seguono più
la prassi cristiana» (Nota dottrinale su alcuni aspetti della evangelizzazione,
3/12/2007, n. 12).

Una
sintesi

Dai vari pronunciamenti del Magistero e dai documenti
preparatori al Sinodo emerge che la nuova evangelizzazione consiste
nell’immaginare situazioni, luoghi di vita, azioni pastorali che permettano
alla gente di uscire dal «deserto interiore»
, immagine usata da Papa
Benedetto XVI per raffigurare la condizione umana attuale prigioniera di un
mondo che ha espulso la questione di Dio dal proprio orizzonte. Avere il
coraggio di riportare la domanda su Dio dentro questo mondo; avere il coraggio
di ridare qualità e motivazioni alla fede di molti delle nostre Chiese di
antica fondazione
, questo è il compito specifico della nuova
evangelizzazione.

Il compito della nuova evangelizzazione non può essere
ridotto a un semplice esercizio di aggioamento di alcune pratiche pastorali,
ma richiede una comprensione molto seria e profonda delle cause che hanno
portato l’Occidente cristiano a trovarsi in una simile situazione.

Quindi il termine «nuova evangelizzazione» richiama
l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio
, soprattutto per coloro
che vivono in un contesto, come quello attuale, in cui gli sviluppi della
secolarizzazione hanno lasciato pesanti tracce anche in paesi di tradizione
cristiana.

La nuova evangelizzazione è da considerarsi anzitutto
come un’esigenza, poi come un’operazione di discernimento e infine come uno
stimolo alla Chiesa di oggi.

Cosa
s’intende per Nuova Evangelizzazione

Che cos’è la «nuova evangelizzazione»? Il Beato Papa
Giovanni Paolo II nel primo discorso che avrebbe dato notorietà e risonanza a
questo termine, rivolgendosi ai Vescovi del continente latinoamericano, così la
definiva: «La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione
[dell’America Latina, ndr.] avrà il suo pieno significato se sarà un impegno
vostro come Vescovi, assieme al vostro Presbiterio e ai vostri fedeli; impegno
non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel
suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni» (Giovanni Paolo II, Discorso
all’Assemblea del Celam, Port-au-Prince
, 9/03/1983, n.3).

La nuova evangelizzazione è «la capacità da parte della
Chiesa di vivere in modo rinnovato la propria esperienza comunitaria di fede e
di annuncio dentro le nuove situazioni culturali che si sono create in questi
ultimi decenni» (IL 47).

Non si tratta di un nuovo modello di azione pastorale,
che si sostituisce semplicemente ad altre forme di azione (la prima
evangelizzazione, la cura pastorale), quanto piuttosto di un processo di
rilancio della missione fondamentale della Chiesa
. Quest’ultima,
interrogandosi sul modo di vivere l’evangelizzazione oggi, non esclude di
verificare se stessa e la qualità dell’evangelizzazione delle sue comunità. La
nuova evangelizzazione impegna tutti i soggetti ecclesiali (singoli,
comunità, parrocchie, diocesi, Conferenze Episcopali, movimenti, gruppi e altre
realtà ecclesiali, religiosi e persone consacrate) a una verifica della vita
ecclesiale e dell’azione pastorale, e richiede un lento ma efficace lavoro di
revisione del modo di essere Chiesa tra la gente, affinché le comunità
cristiane diventino veri centri di irradiazione e di testimonianza
dell’esperienza cristiana, sentinelle capaci di ascoltare le persone e i loro
bisogni.

La nuova evangelizzazione è il nome dato a questo
rilancio spirituale, a questo avvio di un movimento di conversione che la
Chiesa chiede a se stessa, a tutte le sue comunità, a tutti i suoi battezzati

I
Destinatari

Dai vari documenti e dai pronunciamenti del Magistero si
ricava che lo spazio geografico entro cui si sviluppa la nuova
evangelizzazione, senza essere esclusivo, riguarda primariamente l’Occidente
cristiano. Così pure i destinatari della nuova evangelizzazione appaiono
sufficientemente identificati: si tratta di quei battezzati che nelle nostre
comunità vivono una nuova situazione esistenziale e culturale, dentro la quale
di fatto è compromessa la loro fede e la loro testimonianza.

È chiaro che la nuova evangelizzazione assume
l’Occidente come luogo di «esempio tipico», piuttosto che come obiettivo unico.
Perché l’urgenza della nuova evangelizzazione non può essere ridotta a
situazioni che riguardino esclusivamente l’Europa e il Nord America.

Come afferma Papa Benedetto XVI, «anche in Africa, le
situazioni che richiedono una nuova presentazione del Vangelo, non sono rare. […]
La nuova evangelizzazione è un compito urgente per i cristiani in Africa, perché
anch’essi devono rianimare il loro entusiasmo di appartenere alla Chiesa. Sotto
l’ispirazione dello Spirito del Signore risorto, essi sono chiamati a vivere, a
livello personale, familiare e sociale, la Buona Novella e ad annunciarla con
rinnovato zelo alle persone vicine e lontane, impiegando per la sua diffusione
i nuovi metodi che la Provvidenza divina mette a nostra disposizione» (Africarne
Munus
nn. 165.171).

Il
«che cosa»

In che cosa consiste allora? Perché chiamarla «nuova»? «Non
amo questo aggettivo “nuova”. Sempre la Chiesa ha evangelizzato; se non lo
avesse fatto, non sarebbe più stata la Chiesa di Cristo! Il termine “evangelizzazione”,
poi, contiene già la novità della “buona notizia”; in questo senso
l’espressione “nuova evangelizzazione” è un pleonasma» (Enzo Bianchi).

Naturalmente la novità non intacca il contenuto del
messaggio evangelico che è immutabile. «Nuova evangelizzazione non significa un
“nuovo Vangelo”, perché “Gesù Cristo è lo stesso ieri oggi e sempre” (Eb 13,8)»
(IL 164). Per questo, il Vangelo deve essere predicato in piena fedeltà e
purezza, così come è stato custodito e trasmesso dalla tradizione della Chiesa.
Evangelizzare significa annunciare una persona, che è Cristo. Infatti, «non
c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il
regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati» (En
22). «Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve
annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale impegno
quotidiano delle comunità e dei gruppi cristiani» (IL 165).

È un dato storico da tutti ammesso che i primi cristiani
erano vivacemente missionari, convinti di dover portare al mondo una notizia
attesa. Questa vivacità nasceva prima di tutto dall’esperienza del loro
personale incontro con Gesù Cristo più che dalla lettura delle molte emergenze
(fame, schiavitù, oppressione politica …) in cui gli uomini del tempo
vivevano. L’urgenza e l’universalità della missione nasce dall’interno, dalla
propria esperienza dell’incontro con Gesù Cristo. I primi cristiani sono
diventati missionari perché hanno fatto un incontro che ha cambiato la loro
vita.

La
novità è Cristo

L’evangelizzazione è sempre l’annuncio della novità di
Gesù Cristo. È questa l’anima profonda di ogni nuova evangelizzazione, che non
voglia essere puramente retorica, o subito vecchia. Quindi parlare di nuova
evangelizzazione significa parlare di una novità che non tocca soltanto il
metodo, ma il Vangelo stesso. Perché oggi il Vangelo deve misurarsi con urgenze
mai incontrate e rispondere a domande inedite. Nuova evangelizzazione è
mostrare che il Vangelo sa rispondere ai problemi della post-modeità.

È un punto importante: non è solo una questione di
adattamento, di forma o di strategia, come purtroppo molti sembrano pensare, ma
di «comprensione» (rispondere alla domanda «cosa significa/mi dice il Vangelo
oggi?»). Le domande che la storia pone in ogni epoca al Vangelo non sono mai, o
quasi mai, semplici occasioni che offrano il destro per un restyling per
adattare il messaggio di sempre ai tempi, alle culture e ai linguaggi di oggi,
ma provvidenziali spiragli che possono aiutare a intravedere contenuti inediti
per fare emergere la sua «perenne» novità anche nell’oggi. Il Vangelo è
quello di sempre, ma nuovo deve essere il modo di comprenderlo, non soltanto il
modo di ridirlo.

In
ascolto della Parola

Chiarito questo, se è vero che l’evangelizzazione è
rivolta a tutti, e nessuno può essee escluso perché la missione della Chiesa,
per volontà del Signore, è universale (cf. Mt 28,19-20; Mc 16,15; Lc 24,47; At
1,8), è altrettanto vero che essa deve essere evangelizzazione continua
della Chiesa
, intendendo tale genitivo in primo luogo come genitivo
oggettivo
(la Chiesa è evangelizzata, ha bisogno cioè di ridirsi il Vangelo
per comprenderlo in modo nuovo) e solo in seconda istanza come genitivo
soggettivo
(ossia la Chiesa evangelizza gli uomini). Non si possono
dimenticare, al riguardo, le parole profetiche scritte da Paolo VI quasi
quarant’anni fa, nella sua splendida esortazione apostolica Evangelii
nuntiandi
: «Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l’evangelizzare se
stessa. Comunità di credenti, comunità di speranza vissuta e partecipata,
comunità d’amore fraterno, essa ha bisogno di ascoltare di continuo ciò che
deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento nuovo dell’amore.
[…] Ciò vuol dire, in una parola, che essa ha sempre bisogno d’essere
evangelizzata, se vuol conservare freschezza, slancio e forza per annunciare il
Vangelo» (En 15).

La missione evangelizzatrice della Chiesa consiste nel
farsi eco della Parola perché ogni uomo possa ascoltarla come rivolta a sé,
come Parola salvifica, e lasciarsi illuminare da essa. Nello stesso tempo la
chiesa, se vuole veramente essere annunciatrice di questa Parola, deve in primo
luogo dedicare tutte le sue energie ad ascoltare la Parola stessa, sapendo che «la
fede nasce dall’ascolto» (Rm 10,17), deve essere e sentirsi «affidata al
Signore e alla Parola della sua grazia» (At 20,32): solo un’ecclesia audiens
(che ascolta) può anche essere un’ecclesia docens (che insegna), perché la
Parola che la Chiesa annuncia e testimonia non è sua ma di Dio. È Dio che parla
nell’evangelizzatore. Se Dio parla il profeta non può tacere (Is 7,3; Ger 1,4;
18,18; Ez 1,3). Il profeta non parla di Dio, lascia parlare Dio; egli parla
dopo aver ricevuto la Parola di Dio,

Antonio Rovelli


Le sorprese di Dio

«La novità ci fa sempre un po’ di paura, perché ci
sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire,
a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre
sicurezze, i nostri gusti. E questo avviene anche con Dio. Spesso lo seguiamo,
lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con
piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito santo l’anima, la guida della
nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere
strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso,
egoista, per aprirci ai suoi orizzonti. Ma, in tutta la storia della salvezza,
quando Dio si rivela porta novità – Dio porta sempre novità -, trasforma e
chiede di fidarsi totalmente di Lui: Noè costruisce un’arca deriso da tutti e
si salva; Abramo lascia la sua terra con in mano solo una promessa; Mosè
affronta la potenza del faraone e guida il popolo verso la libertà; gli
Apostoli, timorosi e chiusi nel cenacolo, escono con coraggio per annunciare il
Vangelo. Non è la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la
noia, come avviene spesso nel nostro tempo. La novità che Dio porta nella
nostra vita è ciò che veramente ci realizza, ciò che ci dona la vera gioia, la
vera serenità, perché Dio ci ama e vuole solo il nostro bene. Domandiamoci
oggi: siamo aperti alle “sorprese di Dio”? O ci chiudiamo, con paura, alla
novità dello Spirito santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che
la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che
hanno perso la capacità di accoglienza? Ci farà bene farci queste domande
durante tutta la giornata» (Francesco, omelia di Pentecoste 2013).

Antonio Rovelli