Rivista Missioni Consolata – 121 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

La condizione degli anziani: abusi silenziosi

Nelle nostre società
si parla molto di abusi sui minori e sulle donne, ma poco di quelli nei
confronti degli anziani. Si tratta di abusi fisici, psicologici e finanziari che
occorre affrontare, considerato il numero delle persone con età avanzata in
costante crescita.

I progressi della medicina hanno portato a un aumento della durata della
vita e all’incremento della popolazione anziana, soprattutto delle persone
ultraottantenni. Nella società attuale l’allungamento della vita non va però di
pari passo con la qualità dell’esistenza e, tra i molteplici problemi che
questa situazione pone, uno in particolare, quello degli abusi, è ancora
relativamente poco conosciuto, ma in continua crescita.

Le tre categorie principali di abuso sugli anziani sono:
quello domestico (nell’abitazione dell’anziano o in quella del caregiver, cioè del/della
badante, la persona che si prende cura dell’anziano), quello istituzionale
(nelle case di riposo e nelle residenze assistenziali) e quello auto-inflitto
(comportamento autolesivo, tipico degli anziani con difficoltà cognitive e in
stato di abbandono).

In Europa si stima che siano 37 milioni gli anziani che
hanno subito qualche forma di abuso. Di questi, circa 29 milioni hanno subito
maltrattamenti fisici, 6 milioni abusi finanziari, un milione abusi sessuali.
Si stima che circa 2.500 persone all’anno muoiano per mano dei familiari, come
conseguenza delle vessazioni subite. Molto spesso abusi finanziari, fisici e
psicologici sono perpetrati contemporaneamente. In un’indagine condotta in
Francia, Italia, Spagna, Belgio, in cui sono stati esaminati 1.000 casi per
paese, il 20% degli anziani intervistati ha ammesso di essere stato vittima o
testimone di truffe, compiute da familiari o da estranei. È stato rilevato
infatti che spesso gruppi organizzati di criminali si installano nel vicinato
di persone anziane, che vivono sole. Le persone più facilmente vittime di abusi
fisici e/o psicologici sono donne (75%), generalmente anziane (79 anni e
oltre). Secondo l’Eurostat, nel 2050 la popolazione europea sarà costituita al
30% da over 65, ma al momento le istituzioni europee e nazionali non sono
ancora pronte a contrastare il fenomeno degli abusi su di essi e sui non
autosufficienti.

Rispetto alla violenza sui minori e sulle donne, di
violenza sugli anziani si sente parlare relativamente poco da parte dei media,
eppure gli studi condotti a livello internazionale dimostrano il costante
aumento del fenomeno.

In
famiglia e in ricovero

Il primo articolo su questo argomento apparve
sul British
Medical Joual nel 1975 e,
all’inizio degli anni ’80 venne definita una sindrome ben precisa, detta Elderly abuse syndrome ovvero «sindrome da abuso sull’anziano».
Questo tema venne trattato nel 2002, nell’ambito del primo Rapporto mondiale su
violenza e salute, dell’Organizzazione mondiale della sanità, presentato
durante la seconda «Assemblea mondiale sull’invecchiamento», tenutasi a Madrid.
Tale rapporto, basato su studi condotti a livello globale nei venti anni
precedenti, rivelò che gli abusi contro gli anziani sono estremamente diffusi,
ma che di solito non vengono denunciati e che comportano pesanti costi
finanziari e umani. I pochi studi demografici su cui è basato il rapporto
indicano che il 4-6% della popolazione anziana mondiale subisce abusi
all’interno della propria abitazione e che nei 2/3 dei casi gli abusatori sono
membri della famiglia, in particolare coniugi o figli. Secondo altri studi
sugli anziani condotti in Australia, Canada e Regno Unito, la percentuale degli
anziani che hanno subito abusi va dal 3% al 10%. Secondo il National Elder Abuse Incidence Study (Neias) condotto in Usa tra il 1986 e il
1996, l’incremento dei casi di prevaricazione riferiti dai servizi statali è
stato del 150%, ma si stima che i casi occulti siano cinque volte quelli
denunciati. Le violenze possono essere sia fisiche che psicologiche, ma possono
anche prendere la forma di sfruttamento economico, abbandono, disattenzione
(denutrizione, disidratazione, scarsa igiene, indumenti indecorosi). Purtroppo
molti casi non vengono alla luce perché spesso le vittime hanno un rapporto di
dipendenza con l’abusatore, per cui esse temono, denunciandolo, di subire
ulteriori vessazioni. A volte gli abusati sono anziani con turbe cognitive o
psichiatriche, incapaci di descrivere la condizione in cui si trovano. È chiaro
che i casi di violenza di cui si è a conoscenza sono solo la punta di un
iceberg e che i valori in nostro possesso sono ampiamente sottostimati.

Recentemente, in Italia sono venuti alla
luce casi di maltrattamento di anziani in alcuni istituti di ricovero, che
spesso hanno portato all’arresto di operatori socio-sanitari, di infermieri,
talvolta di medici. Tuttavia è altrettanto difficile conoscere l’incidenza del
maltrattamento degli anziani in queste strutture, sia per la reticenza dei loro
gestori, sia per il silenzio degli anziani ricoverati, che temono ritorsioni e
che spesso non hanno un adeguato sostegno familiare. Nell’unico rigoroso studio
a nostra disposizione sono stati intervistati 577 tra infermieri e assistenti
di 31 case di riposo del New Hampshire (Usa). Ebbene, il 36% degli intervistati
ha riferito di avere assistito all’abuso fisico sugli anziani ricoverati,
mentre l’81% ha assistito a casi di abuso psicologico.

In Italia, il fenomeno dell’abuso sugli
anziani è un problema sottovalutato sia per carenza di dati, che indicano una
quota di abusi intorno al 9% (anche qui un valore quasi certamente
sottostimato, dati i molti casi non denunciati), sia per la mancanza di una
specifica legislazione in merito.

Per definire un caso di abuso su persona
anziana, in Italia si fa riferimento ai seguenti articoli del Codice penale:
art. 570, sulla violazione degli obblighi di assistenza familiare; art. 571,
sull’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina; art. 572, sui
maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli; art. 591, sull’abbandono di
persone minori o incapaci; art. 643, sulla circonvenzione di persone incapaci (vedi box).

Abusatori
e abusati

Secondo il già citato Neias relativo agli
Usa, le categorie di anziani più a rischio di abusi sono le donne, gli ultraottantenni
e gli anziani con fragilità mentale e/o fisica. Secondo questo studio, per
quanto riguarda l’abuso psicologico, il 75% delle anziane vittime sono donne,
che salgono al 92% per quanto concee l’abuso finanziario. Inoltre i 2/3 dei
casi di autolesionismo denunciati sono di donne. Nella valutazione di questi
dati bisogna peraltro tenere in considerazione il fatto che la vita media della
donna è superiore a quella dell’uomo, pertanto, nella popolazione anziana, le
donne sono prevalenti. Gli ultraottantenni subiscono abuso nel 52% dei casi
(abuso fisico, psicologico, finanziario) e nel 45% dei casi sono vittime di
autolesionismo. Inoltre questo studio ha evidenziato che 3 su 4 anziani con
fragilità fisica e/o mentale sono vittime d’abuso o di disattenzione.

I perpetratori d’abuso sugli anziani sono
equamente distribuiti in entrambi i generi, sebbene vi sia una prevalenza dei
casi di disattenzione tra le donne, mentre le altre forme d’abuso sono
maggiormente commesse da uomini. Solitamente gli abusatori sono più giovani
delle loro vittime (65% sono sotto i 60 anni). In particolare, coloro che
commettono un abuso finanziario sono per il 45% al di sotto dei 40 anni. Nel
90% dei casi, abusatori e abusati sono parenti tra loro e i coniugi delle
vittime sono tra i più numerosi perpetratori di abuso domestico, sia per via di
una pregressa abitudine alla violenza domestica, sia, talvolta, per
l’appartenenza a credi religiosi, che non rispettano la parità tra i sessi e
che giustificano le prevaricazioni degli uomini sulle donne.

Talvolta gli abusatori dipendono
economicamente dalle vittime.

Nella prevenzione dei casi di abuso sugli
anziani è fondamentale il ruolo del medico, che ha sia un obbligo di
segnalazione dei casi d’abuso previsto dal Codice penale, sia un obbligo
dettato dal Codice di deontologia medica, il cui art. 29 dice che «il medico
deve contribuire a proteggere il minore, l’anziano e il disabile, in
particolare quando ritenga che l’ambiente, familiare o extrafamiliare, in cui
vivono, non sia sufficientemente sollecito alla cura della loro salute, ovvero
sia sede di maltrattamenti, violenze o abusi sessuali…». È altrettanto
importante il ruolo assunto dagli operatori sanitari e dagli assistenti
sociali. Queste figure, più facilmente di altre, dato il contatto diretto con
gli anziani e il loro nucleo familiare, possono mettere a fuoco la presenza di
fattori di rischio di abuso (vedi box). In
particolare, possono sottoporre gli anziani e i loro familiari a un’intervista
(svolta separatamente) con domande mirate a ottenere informazioni sulle
vessazioni subite o sul potenziale rischio di subirle. Nel caso del medico e
degli operatori sanitari è possibile rilevare, mediante esame fisico, la
presenza di segni riconducibili a forme di abuso. È inoltre fondamentale da
parte del medico verificare se vi siano nell’anziano dei problemi cognitivi o
psichiatrici, dal momento che questi, più di altri fattori, espongono a rischio
di abuso. È importante individuare anche eventuali fattori protettivi, che
possono essere individuali, come una buona condizione psicofisica e
socioeconomica, nonché essere di genere maschile; oppure possono essere di tipo
relazionale come fare parte di un’ampia rete sociale, con legami forti, che
limita il rischio di abbandono; oppure fattori protettivi legati all’ambiente,
come l’istituzione da parte della comunità di organizzazioni che sopperiscano
alle necessità dell’anziano e del suo caregiver. Nella
prevenzione degli abusi sugli anziani, oltre al ruolo svolto dal personale
sanitario, è importante quello svolto dagli operatori del diritto, mediante
l’applicazione di misure più efficaci come politiche governative e attenzione
legislativa incentrate sull’anziano, in aggiunta alle misure attualmente
presenti. Del resto, l’abuso sugli anziani rappresenta una violazione dei
diritti umani, nel momento in cui si verifichi la privazione della possibilità
di vivere in maniera degna e indipendente e di partecipare alla vita sociale e
culturale, principio che rappresenta un diritto fondamentale, sancito dall’art.
25 della Carta dei diritti dell’Unione europea.

Un
anziano «vale»

La prevenzione degli abusi sugli anziani è
molto importante, viste anche le conseguenze che essi possono avere. Gli abusi
infatti possono comportare costi sociali diretti e indiretti. Tra i primi vanno
annoverate le procedure di giustizia penale, l’assistenza ospedaliera, i
programmi di prevenzione, di educazione e di ricerca. Tra quelli indiretti ci
sono una ridotta produttività, la minore qualità della vita, le sofferenze emotive,
la perdita di fiducia e autostima, l’invalidità e i decessi prematuri, la
dipendenza da alcolici e farmaci, i disordini cronici dell’alimentazione, le
tendenze suicide.

Un ruolo fondamentale nella prevenzione degli
abusi agli anziani lo svolgono gli attori impegnati, tanto a scuola quanto in
famiglia, nell’educazione dei giovani, poiché l’abuso nasce soprattutto dalla
mancanza di consapevolezza del valore che l’anziano rappresenta. Purtroppo in
una società edonista come quella occidentale, in cui l’apparire conta più
dell’essere e si assiste a forme di smodata competizione, per raggiungere
livelli di carriera e di successo sempre maggiori, la figura dell’anziano,
lungi dall’essere considerata la depositaria di saggezza tipica del nostro
passato (o delle culture orientali), viene vista come quella di un perdente, di
una persona non più in grado di produrre e di conseguenza un peso per la società,
dalla quale viene via via emarginato. Sebbene gli anziani, specialmente i
nonni, rappresentino sempre più un pilastro per le loro famiglie sia di tipo
economico (il 10% dei nuclei famigliari sono sostenuti economicamente dai
nonni), che per l’accudimento dei nipoti, quando i genitori lavorano entrambi
(nel 30% dei casi i nonni badano ai nipoti), non appena cessano di svolgere
questi ruoli, con l’avanzare degli anni, essi in molti casi si trasformano in
un peso per i loro familiari. È a questo punto che si insinua il rischio di
abusi e di vessazioni o semplicemente la mancanza di rispetto. Tale esempio
rappresenta un messaggio molto negativo per i giovani della famiglia che,
divenuti adulti, potranno trasformarsi più facilmente in nuovi abusatori di
anziani.

Rosanna Novara
Topino


L’abuso
sugli anziani:

I
fattori di rischio

Fattori legati alla
persona anziana
: decadimento cognitivo, problemi comportamentali,
dipendenza da sostanze, malattie psichiatriche o problemi psicologici,
dipendenza funzionale, fragilità o salute cagionevole, basso reddito e/o
patrimonio limitato o inesistente, trauma o abuso pregresso, appartenenza a una
minoranza etnica, appartenenza al genere femminile.

Fattori legati al
perpetratore dell’abuso
: badante sottoposto a carico eccessivo di lavoro e
stress, malattie psichiatriche, problemi psicologici, dipendenza da sostanze.

Fattori legati alle
relazioni interpersonali
: disarmonia familiare, relazioni scarse o
conflittuali.

Fattori legati
all’ambiente
: scarso supporto sociale, coabitazione in condizioni di
disagio socio/economico o con persone che presentano fattori di rischio, come
possibili perpetratori d’abuso.

Codice Penale
Italiano

Art.
570: Violazione degli obblighi di assistenza familiare.

«Chiunque, abbandonando il domicilio, o comunque serbando
una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli
obblighi di assistenza inerenti alla patria potestà, alla tutela legale o alla
qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa.
Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
– malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo
o del coniuge;
– fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età
minore ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia
legalmente separato per sua colpa».

Art.
571: Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina.

«Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina
in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per
ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza, custodia, ovvero per
l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il
pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei
mesi.
Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano
le pene stabilite negli articoli 582 e 583 ridotte ad un terzo; se ne deriva la
morte, si applica la reclusione da tre a otto anni».

Art.
572: Maltrattamento in famiglia o verso i fanciulli.

«Chiunque, fuori dai casi indicati nell’articolo
precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni
quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per
ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza, custodia, o per l’esercizio
di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque
anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si
applica la reclusione da quattro a otto anni. Se ne deriva una lesione
gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la
reclusione da dodici a venti anni».

Art.
575: Omicidio.

«Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la
reclusione non inferiore ad anni ventuno».  (…)

Art.
577: Altre circostanze aggravanti.

«Si applica la pena dell’ergastolo se il fatto preveduto
dall’art. 575 è commesso:
1) contro l’ascendente o il discendente;
2) col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro
mezzo insidioso;
3) con premeditazione;
4) col concorso di talune delle circostanze indicate nei
numeri 1 e 4 dell’art. 61.
La pena è della reclusione da 24 a 30 anni, se il fatto è
commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre
adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta».

Art.
582: Lesione personale.

«Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla
quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione
da tre mesi a tre anni.
Se la malattia ha una durata non superiore ai venti
giorni e non occorre alcuna della circostanze aggravanti prevedute negli
articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell’ultima
parte dell’art. 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa».

Art.
591: Abbandono di persone minori o incapaci.

«Chiunque abbandona una persona minore di anni
quattordici ovvero una persona incapace, per una malattia di mente o di corpo,
o per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale
abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a
cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi abbandona all’estero un cittadino
italiano minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello stato
per ragioni di lavoro. La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal
fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la
morte. Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio,
dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato».

Art.
643: Circonvenzione di persone incapaci.

«Chiunque per procurare a sé o ad altri un profitto,
abusando dei bisogni, delle passioni, o dell’inesperienza di una persona
minore, ovvero abusando dello stato di infermità o deficienza psichica di una
persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto,
che comporti qualsiasi effetto giuridico per lei dannoso, è punito con la
reclusione… e con la multa…».

 

Tag: Anziani, prevenzione, qualità della vita, abusi

Rosanna Novara Topino