Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Quaresima (in)differente?

Nel messaggio di Quaresima, papa
Francesco, con la sua usuale franchezza, ci invita a confrontarci con una
malattia che ci sta distruggendo dal di dentro e sta alterando i nostri
rapporti con noi stessi, con gli altri e con Dio: l’indifferenza. «Succede che
quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli
altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le
loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade
nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di
quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha
preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una
globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani,
dobbiamo affrontare», scrive papa Francesco.

L’indifferenza è micidiale: non fa vedere, non fa sentire e non fa parlare.
Rinchiude ciascuno nel proprio mondo e il resto non esiste più. Più facile
ignorare che lottare contro il male. L’altro, il diverso da me, ciò che è fuori
dai miei interessi, non mi riguarda. Che pianga o rida, sia libero o schiavo,
sano o malato: se non esiste, perché preoccuparmi?

Il mio cellulare costa milioni di morti in Congo? I miei vestiti sono
confezionati da schiavi? Le mie patatine sono cotte in olio ricavato da palmeti
che distruggono le foreste? Il contadino che coltiva i miei fiori preferiti
lavora senza protezioni e ha un salario da fame? La benzina per la mia auto
finanzia il fondamentalismo islamico? La famiglia è attaccata da tutte le parti
nel nome della non discriminazione, dei diritti, del gender? L’aborto, che è
omicidio, è presentato come un diritto che esalta la dignità della donna?

Non mi riguarda; non ci posso far nulla; così è la vita; il mondo
cambia, bisogna adeguarsi.

«L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione
anche per noi cristiani», ricorda il papa. Da qui la sua proposta di reagire a
tutti i livelli: di Chiesa, di comunità locale e di persona.

Non voglio ripetere qui quello che il
pontefice scrive molto meglio di me. Mi permetto solo di condividere due
considerazioni che faccio anzitutto per me stesso. Per vincere la battaglia
contro l’indifferenza occorrono conversione e resistenza. Conversione
come confronto continuo della propria mentalità con i parametri del Vangelo, resistenza
come capacità di impegno quotidiano fatto di proposte e scelte controcorrente,
non omologate e non scontate.

«Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15), sono le prime parole
di Gesù nel Vangelo di Marco, un invito a modellare il nostro modo di essere su
di Lui, secondo le sue priorità, il suo stile, il suo modo di «uscire» verso le
persone. Conversione è allora rivoluzione. Infatti anche solo la pratica
dei tre punti focali del Padre nostro (1. Dio al centro / la sua volontà;
2. uso «povero/sobrio» dei beni di questo mondo / pane di ogni giorno; 3. amore
per gli altri / perdono; gli stessi punti richiamati nella liturgia del
Mercoledì delle Ceneri: preghiera, digiuno, elemosina) manda a ko
l’egocentrismo, l’accumulo di risorse e il consumismo che ci paiono normali e
necessari, e l’orgoglio e la litigiosità senza fine di cui sono ammalate le
nostre relazioni. E così, sono scalzate le radici stesse dell’indifferenza. La
conversione obbliga a creare relazioni, a uscire da sé, a incontrare le
persone, a pensare, sognare e agire con gli altri: l’altro diventa parte della
propria vita e la propria di quella dell’altro. Il riferimento non è più l’io,
ma il noi, non il mio, ma il nostro.

E resistenza. Per non lasciarsi scoraggiare, per non soccombere
al suadente grigiore della normalità, che in teoria lascia liberi di fare tutto
quello che si vuole purché si continui a consumare sempre di più per mantenere
un sistema che arricchisce pochi alle spese di miliardi di «schiavi felici».
Resistere è prendere coscienza, interessarsi, approfondire ed essere testimoni.
Resistere è prendere posizione per la verità, la luce, il bello,
l’autenticamente umano e quindi autenticamente divino. Con tre armi «pesanti»:
fede, amore e speranza, come dice san Paolo in 1Tess 5,8.

Non diciamo che siamo immuni all’indifferenza. La lotta è appena
cominciata. Per questo preghiamo Cristo in questa Quaresima insieme a papa
Francesco: «“Rendi il nostro cuore simile al tuo”. Allora avremo un cuore forte
e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e
non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza».

Gigi Anataloni