Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Africa, terra di martiri

’8 ottobre 1964, cinquanta anni fa, papa Paolo VI dichiarava santi
i 22 martiri d’Uganda, uccisi tra il 1885 e il 1887 per ordine di re Mwanga II,
e scriveva: «Questi Martiri Africani aggiungono all’albo dei vittoriosi, qual è
il Martirologio, una pagina tragica e magnifica, veramente degna di aggiungersi
a quelle meravigliose dell’Africa antica, che noi modei, uomini di poca fede,
pensavamo non potessero avere degno seguito mai più. […] Questi Martiri
Africani aprono una nuova epoca; oh! non vogliamo pensare di persecuzioni e di
contrasti religiosi, ma di rigenerazione cristiana e civile. L’Africa, bagnata
dal sangue di questi Martiri, primi dell’èra nuova (oh, Dio voglia che siano
gli ultimi, tanto il loro olocausto è grande e prezioso!), risorge libera e
redenta».

Erano gli anni Sessanta, tempi di grande ottimismo. L’Africa si era
appena affacciata all’indipendenza. E quel «Dio voglia che siano gli ultimi» esprimeva
una grande speranza di pace, dialogo, tolleranza e libertà, non solo per i
cristiani, ma per ogni uomo.

Cinquant’anni dopo, quel grido, rimasto purtroppo inascoltato, risuona
ancora con forza. L’Africa di oggi è terra di martiri. Dall’Egitto alla Libia,
dalla Somalia al Centrafrica, dalla Nigeria al Kenya, dal Sudan alla Sierra
Leone, dal Rwanda alla Rd Congo (e l’elenco non è completo), migliaia di
cristiani testimoniano, a prezzo della vita, la loro fede nel Dio
misericordioso e Padre di tutti, rivelato dall’incarnazione, passione, morte e
risurrezione di Gesù, il Cristo. Ogni tanto qualche nome attira l’attenzione
dei media, come quello di Meriam, la madre sudanese che speriamo libera nel
momento in cui voi leggete queste righe, o quelli dei due missionari rapiti e
liberati in Cameroon. La maggior parte, centinaia (forse addirittura migliaia)
di cristiani spariscono nell’anonimato dei massacri di massa o
dell’indifferenza generalizzata.

Per anni l’Africa è stata timida a
parlare dei suoi martiri. Chi ha mai sentito parlare dei 149 «martiri di
Mombasa», uccisi nel 1631? Chi ha mai considerato come martiri gli innumerevoli
cristiani uccisi nei secoli in Egitto o quelli rapiti, venduti e schiavizzati
in Etiopia? E le vittime dei Simba (1964) in Congo? I 70 martiri Kikuyu uccisi
dai Mau Mau tra il 1951 e il 1954? E i martiri di Guiua in Mozambico (uccisi
tra il 1975 e il 1992)? E oggi? Ogni giorno sentiamo di violenze sui cristiani.
Il martirologio della grande Chiesa d’Africa continua ad arricchirsi di
splendide stelle. «Il sangue dei martiri è seme di Cristiani», diceva
Tertulliano (Cartagine, 155 ca. – 230). Paolo VI si augurava un’Africa risorta,
libera e redenta. Un auspicio che si scontra ancora oggi con una dura realtà di
violenza, sfruttamento, ingiustizie e guerre. Che il sangue di tanti uomini e
donne pacifici, nonviolenti, inermi e innamorati di Dio, sia davvero fecondo di
pace, giustizia e armonia per tutta l’Africa.

P.S. Mentre pubblichiamo sul web questa pagina, Meriam è stata liberata dalla prigione in cui era, ma si trova ancora confinata nell’ambasciata americana di Khartoum.

Gigi Anataloni