DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cari Missionari

Beato l’uomo castigato?

Il dossier «Giustizia riparativa», per quanto lungo e
articolato non dice alcune cose che a mio modesto avviso sarebbe stato meglio
dire.

1 – Ammesso che i carcerati
«effettivamente pericolosi» siano il 20% del totale non mi pare opportuno
definire «piccola» una percentuale così. Un conto è chiarire che la gran parte
della popolazione carceraria è costituita da persone che meritano più rispetto,
più credito, più fiducia, un altro è dire che la minoranza è esigua.

2 – Nella Bibbia punizione,
castigo, espiazione e giudizio non sono parolacce. Il Dio che castiga non è in
contraddizione col Dio che ama, che perdona, che salva: «Beato l’uomo che tu
castighi Signore», recita il Salmo 93, che può essere tradotto anche con «Beato
l’uomo che tu istruisci Signore». Qual è la traduzione giusta? Sono giuste
entrambe, perché l’originale greco paideuo può essere tradotto con
castigo, punisco, ma anche con: educo, ammaestro, istruisco, addestro. […] Come
facciamo a dire che nella Bibbia Dio non punisce? Se Dio vuole castigare,
purificare, decontaminare, […] chi siamo noi per contestarglielo? […] Chi siamo
noi per dire che «non sappiamo cos’è la giustizia», come se la Parola di Dio
fosse incomprensibile, come se l’insegnamento della Chiesa fosse roba alla
portata di una piccola élite? […].

3 – Gesù nel Vangelo non
parla mai del castigo e del giudizio di Dio come di sovrastrutture create dagli
uomini, ma come di atti di giustizia, di amore e di solidarietà con chi è stato
angariato, ferito, umiliato. E, quando parla di pentimento, di contrizione, di
cilicio (cfr. Matteo 11, 21-26), non ne parla mai come di optional e
neppure come di residui di religiosità gretta e antiquata. I castighi di Dio
sono sempre retti, equi, perfetti, ineccepibili. Se gli uomini non li
riconoscono come tali vuol dire che sono ancora prigionieri del loro orgoglio,
della loro arroganza, della loro superbia.

4 – Se non è bello fare di
tutta l’erba un fascio con i carcerati, non è giusto farlo per i luoghi di
detenzione. […] ci sono esempi di professionalità, di abnegazione, di
eccellenza. […] Che senso ha dunque dire che il carcere non serve e bisogna
abolirlo? Bisogna fare in modo invece che tutti i luoghi di rieducazione […]
raggiungano i livelli di eccellenza che finora solo alcuni hanno raggiunto […].

5 – Ormai del ritornello «ce
lo chiede l’Europa» ne abbiamo fin sopra i capelli, chi vuol fare
europersuasione deve specificare nome e cognome di chi brontola, minaccia,
tuona e sanziona. Dopo quello che è accaduto in questi ultimi anni solo una
persona molto disattenta, molto disinformata o molto in malafede può continuare
a equivocare tra la sacrosanta aspirazione a un’Europa pacificata, unita, equa,
solidale e l’Europa delle grandi speculazioni bancarie camuffate sotto le
spoglie del rigore, del risanamento, dell’efficienza, del consolidamento
dell’Euro. Non basta lamentare che 29 miliardi di euro in dieci anni sono
troppi per un sistema penitenziario come il nostro, bisogna intervenire laddove
vi sono stati abusi, sprechi, malaffare, clientelismo e corruzione. […]

Francesco Rondina
Email, 21/02/2014
Caro sig. Rondina,

la ringraziamo per la
sua lettera e ci scusiamo per averla dovuta tagliare. Speriamo di aver lasciato
le parti sostanziali delle sue obiezioni, alle quali è impossibile rispondere
se non rimandando a una rilettura del dossier e ai libri lì citati. Qui
abbozziamo solo qualche spunto di riflessione seguendo la numerazione da lei
usata.

1- L’aggettivo
«piccola» nasce da una reazione al pensiero che il corrispettivo 80% di
detenuti non pericolosi, circa 50mila persone tenute in carcere, senza una
reale necessità, in condizioni disumanizzanti, sia una quantità decisamente
«grande». Non diciamo che gran parte dei carcerati meritino più rispetto,
diciamo di più: che tutti i carcerati ne hanno diritto (il diritto non si
merita, si ha per il solo fatto di esistere), a prescindere dai loro delitti.

2 e 3- Non è il luogo
questo per una «disputa biblica». Ciascuno può citare versetti o capitoli
interi della Scrittura per avvalorare la propria posizione (addirittura Satana
lo fa in Lc 4). Noi facciamo solo due brevi esempi (sperando di non fare come
Satana). Gesù in Mt 5,38 dice: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e
dente per dente”; ma io vi dico di non oppporvi al malvagio; anzi…»; e in Lc
23,34: «Padre, perdonali». Inoltre, se volessimo credere a un Dio che punisce,
sarebbe Lui a farlo, non l’uomo. Il «pentimento» – o per lo meno la libera
disponibilità a rimettersi in gioco – da parte del reo è necessario per l’avvio
di una pratica di giustizia riparativa. Il pentimento quindi non è escluso,
anzi, la giustizia riparativa promuove la possibilità di un pentimento
autentico, che sia un atto libero e responsabile, non un atto indotto dalla
costrizione, dalla paura della punizione, o dal premio sperato (come è tipico
della giustizia retributiva-punitiva).

4- Nel dossier non si
dice che il carcere non serve e che va abolito, anzi, a pagina 39 viene
affermato: «Chi è pericoloso deve essere separato», aggiungendo poi che «la
separazione dovrebbe essere mirata a prevenire l’effettiva pericolosità. Non è
logico, né utile, ricorrere al carcere anche per chi non lo è. Nei confronti di
chi è pericoloso, la limitazione della libertà di movimento deve però essere
modellata caso per caso, e non deve essere accompagnata dalla limitazione, o
addirittura esclusione, delle altre libertà fondamentali che non comportino
pericoli per la società: il diritto allo spazio vitale, alla salute,
all’affettività, all’informazione, al lavoro, all’istruzione».

5- La corte di
Strasburgo, cui probabilmente si riferisce, e della cui condanna parliamo a
pagina 34 del dossier, è un organo del Consiglio d’Europa – e non dell’Unione
Europea – che vigila sui diritti umani. Ogni istituzione o organizzazione, e
ogni loro atto, sono ovviamente contestabili. Alcune volte però possono offrire
un’occasione per crescere nel rispetto della dignità umana.

Luca Lorusso


Leggibilità

Finalmente! Avete dunque capito dopo anni che tutte
quelle lettere piccole e i terribili sfondi colorati rendevano illeggibile la
bella rivista! Alla buon ora, hurrà! Poi via con gli sfondi che rendono
difficile la lettura. Ma perché non si può fare sempre i bei leggibili sfondi
bianchi? Che mistero c’è? Economico? Artistico? Voglia di non fare i normali ed
essere per forza creativi? Semplicità è bellezza. Corpo 11 e sfondo bianco. Un
vostro «vecchio» lettore ed ammiratore

Alfio
Tassinari
email 28/02/2014

Caro Direttore,

congratulazioni per il vostro sforzo per ingrandire il
corpo del testo della pregiata Rivista. Mi azzardo a darle la mia in tre punti:

1. Missioni Consolata è «rivista missionaria della
famiglia» come dice il sottotitolo. Ora nelle nostre famiglie chi legge la
rivista sono quelli che abbisognano di inforcare gli occhiali, per cui un corpo
leggermente più grande nel testo sarà molto apprezzato.

2. Gli articoli di Missioni Consolata sono in gran parte,
e giustamente, ad argomento unico di poche pagine, eccetto il Dossier, per cui
caratteri diversi e corpo diverso non tolgono nulla all’unità del tema, «la
missione», della rivista, anzi possono enfatizzae l’argomento.

3. Ho notato che nel n. 3/14 della rivista compare un
articolo sulla cerimonia di nozze in Corea del Sud in cui, forse per la prima
volta da tanti anni, la rivista sacrifica il testo per le foto. Forse è questa
una gradita risposta alla sincera e benevola curiosità dei lettori.

Mi permetto di dirle che questo numero 3/14 l’ho letto di
un fiato, mentre trovavo fatica a leggere i numeri precedenti, e di porgere a
lei e tutti i suoi collaboratori le più belle felicitazioni di buon lavoro,
conscio che portare avanti una rivista prettamente missionaria e renderla di
interesse a lettori, che possono spigolare per mezzo di Inteet su tutti i
campi, non è facile. Ma pure rimane in tutti la soddisfazione di leggere
qualcosa che si ha tra mano e che si sente più consono di tutto quello che si
può trovare «on line».

P.
A. Giordano
email 25/02/2014

Il corpo 11 va decisamente bene: si legge con facilità,
non si perde tempo a decifrare, volendo si legge «a colpo d’occhio». Ho dimenticato di premettere che ho 15 lustri, ma che
comunque con gli occhiali e in buona luce ci vedo benissimo! E che comunque gli esperti siete voi. Grazie e buon
lavoro a tutti!

Paola
Andolfi
email 14/03/2014

Diversi lettori ci hanno scritto rispondendo
alla domanda circa il carattere da usare nella rivista. Qui ne riportiamo solo
alcuni. Il consenso sui caratteri più leggibili è unanime e ci incoraggia a
continuare nel miglioramento della qualità delle rivista, e non solo dal punto
di vista grafico. Grazie a tutti voi.

Eritrea
Caro padre Gigi,
ho letto con piacere e interesse la serie di articoli
apparsi sulla tua bellissima rivista che parlano dell’Eritrea. Forse non sai
che mia moglie ed io siamo nati in Eritrea, lei ad Asmara e io a Massaua. Solo
dopo la guerra siamo andati a vivere in Kenya dove ci siamo conosciuti. Ed è
anche per questo che seguo con attenzione ciò che succede in quel paese ora
sconvolto dalla follia di un dittatore. Speriamo che un giorno la situazione
possa cambiare in meglio e che il popolo eritreo possa avere una vita
tranquilla e serena.
La speranza, purtroppo, è un po’ debole perché nessuno ha
interesse ad aiutare il popolo eritreo, così come sta succedendo per altre
parti dell’Africa. Basta vedere la guerra full scale che si sta
consumando tra vari paesi che ben conosciamo: Uganda, Ruanda, Congo, Zaire,
Zambia. Burundi, ecc. Se ne parla pochissimo!
Kenya Juu
(W
il Kenya)!

Augusto
Vezzaro
email 10/3/2014

Un grazie e una
poesia

Caro padre,

pur con ritardo desidero ringraziare per le tre parole
augurali per il 2014: gioia, bellezza, audacia. Non è semplice
attivarle, viverle e onorarle perché la quotidianità presenta tanti intoppi e
tante sofferenze, ma ci provo. A tale proposito ho dedicato la composizione che
allego a Matteo, figlio di un amico, che il 2 marzo compirà il suo primo anno
di esistenza; c’è la felicità per una nuova vita, c’è la celebrazione del gioco
come forma d’intesa interpersonale e di scoperta della realtà, e c’è l’invito a
vivere relazioni in cui si è orgogliosi l’uno dell’altro. Trovo tante analogie
con l’impegno dei missionari per tutelare e valorizzare la vita, impegno che, a
mio parere, rappresenta una delle espressioni del cristianesimo. Mi farebbe
piacere che il testo fosse pubblicato per onorare tutti coloro che, a partire
dai missionari, cercano di difendere il grande valore della vita.

A Matteo

Auguri a te, Matteo,
stupenda creatura,
in occasione del tuo primo compleanno!

La tua presenza ci dà gioia e felicità,
moltiplica le energie,
rende lievi le fatiche,
ci interpella sul cammino, mai concluso,
dell’essere
pienamente uomini.

Quando giochiamo insieme,
è come se ci trovassimo
per “strada”
e celebrassimo
il nostro incontro:
quel che tu sei
e quel che siamo noi
si compongono
come accordo di una sonata
e rifulgono
come una goccia di rugiada.

Quando ci rallegriamo
l’un l’altro
è come se ci
comprendessimo
misteriosamente
e per magia
diventassimo leggeri
come acrobati sul trapezio.

Ci libriamo nel cielo
e ci immergiamo
nelle profondità degli
abissi marini
per scoprire tanti mondi,
così siamo orgogliosi,
a vicenda,
delle nostre magnifiche
vite.

Milva Capoia
Torino 23/02/2014

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