Cari Missionari

Michele De Michelis

Nasce
a Nichelino (To) il 06/12/39. In tenera età perde la mamma e vive con la
sorella poco più grande e il padre. Dopo la scuola media studia dai Salesiani
per diventare tipografo e, finita la scuola, inizia subito il lavoro in
tipografia. All’inizio degli anni ‘60 il padre viene trasferito a Biella per
lavoro, ma Michele sceglie di rimanere a Torino perché ama la sua città e le
montagne. Alcuni anni dopo inizia la sua avventura con le missioni, lavora a
Mani Tese, collaborando con il cuore e le mani; la sua disponibilità per la
realizzazione degli ideali del Movimento, e verso gli amici, è totale. Con gli
anni matura la decisione di andare in Africa, con i missionari della Consolata,
dove mette a disposizione la sua professionalità. Rimane due anni in Kenya.
Rientrato in Italia, riprende la sua vita da single e trova lavoro come custode
nel seminario di Via XX Settembre dove svolge il suo servizio con grande umanità
fino al-
l’età di 71 anni. Nella sua piena disponibilità verso il prossimo, i poveri e i
bisognosi per anni presta servizio al Sermig. Muore a Torino il 16 marzo 2013.
Michele, che hai amato la natura e la montagna, che hai sempre tenuto presente
e vissuto i valori dell’amicizia, sarai sempre nei nostri cuori.

Gli
Amici con p. Giordano Rigamonti,
16/04/2013

FESTA PER ROLANDO RIVI

Nel
68° dell’uccisione del Servo di Dio Rolando Rivi, il 13 aprile, alle 18,00, nel
Duomo di Modena, l’arcivescovo Antonio Lanfranchi ha dato l’atteso annuncio
della promulgazione del decreto della Congregazione della Cause dei santi che
ne riconosce il martirio avvenuto nel 1945, quando Rivi aveva solo 14 anni.

La
vita di Rolando è legata alla chiesa di San Valentino di Castellarano (Modena),
dove i missionari della Consolata sono stati fino al 2011. P. Colusso Giovanni
(1915-2007), parroco per molti anni e ivi sepolto, è stato uno dei principali
promotori della causa di beatificazione del martire e una concausa del
miracolo a lui attribuito, come racconta Emilio Bonicelli, autore del libro «Il
sangue e l’amore» sulla storia di Rivi, in un articolo del settembre 2012 su www.tempi.it.

«Sono rimasto folgorato dalla storia di questo piccolo
ragazzo, profondamente innamorato di Gesù e trasformato da questo amore, su cui
aveva progettato la sua intera esistenza. E per tale amore è stato sequestrato,
torturato e ucciso da uomini accecati dall’ideologia. Quando ho “incontrato”
Rolando vivevo una vicenda personale molto difficile. Ero da poco tornato al
lavoro dopo una lunga convalescenza seguita a un trapianto di midollo osseo per
curare una leucemia. Allo stesso modo, un bambino inglese era guarito da questo
cancro ma attraverso una grazia. Sotto il suo cuscino, un amico aveva posto una
ciocca di capelli di Rolando, intriso del sangue del martirio.

Come ha fatto una ciocca di capelli di Rolando Rivi a
finire in Inghilterra?

Un giovane di origine indiana, che aveva studiato a Roma
e completato i suoi studi in Inghilterra, dove guidava un gruppo di preghiera,
era stato accolto da una famiglia di amici protestanti. Rimase colpito da un
articolo dell’Osservatore romano, che parlava proprio di Rolando. Il giovane si
mise in contatto con padre Colusso, parroco di San Valentino dove Rolando è
sepolto e venerato. Il figlio più piccolo di quegli amici protestanti si era
ammalato di leucemia e il giovane chiese al prete una reliquia per poter
chiedere l’intercessione di Rolando. Padre Colusso gli spedì la ciocca di
capelli. Al termine di una novena di preghiera, il bambino stava bene».

Ora finalmente, dopo sessant’anni, il silenzio su Rolando
è finito e sarà dichiarato beato. Sono sicuro che p. Colusso, dal cielo, esulta
con tutti noi.

Bruno
Bardelli
Castellarano, 15/04/2013

Precisazione

Caro
direttore, mi permetta una piccola precisazione circa un dettaglio riguardante
il dossier «Missione di carta» marzo 2013 apparso sulla sua pregiata rivista
che leggo con tanto piacere. La precisazione riguarda l’articolo di Lorenzo
Fazzini, in chiusura di dossier. Di don Luigi Bonomi si dice che era «uno dei
preti mazziani rimasti prigionieri del Mahdi in Sudan». Don Bonomi non era un
mazziano, ma un sacerdote diocesano veronese reclutato da mons. Daniele Comboni
per il Sudan nel 1874. Alla morte di don Nicola Mazza (2 agosto 1865), il suo
successore don Gioacchino Tomba non si sentì di continuare l’impegno del suo
istituto per la missione africana e a Comboni non restò che continuare il suo
progetto con l’aiuto di missionari reclutati tra sacerdoti diocesani e altri
vari. Uno di questi fu anche don Luigi Bonomi, che divenne membro dell’istituto
fondato dal Comboni stesso nel 1867.

P.
Giuliano Chisté
Verona,10/04/2013

a cura del direttore