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LIBANO: LA POSIZIONE DI HEZBOLLAH

NÉ PAESI STRANIERI, NÉ TERRORISTI
(foto IRIN)

Ali Fayyad è parlamentare libanese e membro della direzione
di Hezbollah. Con lui abbiamo parlato di «Primavere arabe», questione
palestinese, conflitto siriano e Iran. Opinioni molto diverse da quelle
divulgate dai media tradizionali.

Qual è la sua opinione sulle Primavere arabe e sugli attuali
scenari mediorientali?

«Credo che il popolo arabo sia veramente il protagonista
delle Primavere, e non gli Usa o altri paesi stranieri. Nel mondo arabo stavamo
aspettando questo momento da anni. Quando gli arabi hanno potuto esprimersi e
decidere liberamente lo hanno fatto. Tuttavia, gli Usa sono entrati in questi
sviluppi regionali per aggiustarli, indirizzarli secondo i loro interessi. Noi
riteniamo positive le rivoluzioni arabe e chiediamo di rispettare le volontà
popolari. È possibile che ci siano stati degli errori qua e là, ma il contesto
strategico è positivo.

Noi crediamo che quella attuale sia un’era di transizione.
Il risultato che vediamo oggi non è quello definitivo. Dobbiamo aspettare. Nel
medio termine ci sono molte richieste in campo, tra cui libertà e democrazia.
Nel lungo termine ci sono questioni basilari come quella palestinese. Ora, il
popolo sta affrontando i dittatori arabi, e lo fanno per molte ragioni, tra cui
la strategia politica di queste dittature (notoriamente vicine agli Usa e
sostenitrici di Israele) riguardo alla Palestina. Gli arabi si vergognano di
ciò. Forse qualche movimento arabo ha tattiche speciali: non stanno parlando e
non si stanno comportando in modo franco, forse perché questo è un periodo di
transizione, ma non si può sfuggire dall’affrontare la questione palestinese.
Il movimento islamico presto si troverà a scontrarsi con gli Usa proprio sulla
causa palestinese».

La questione siriana
si sta rivelando sempre di più come un punto di svolta, e di rottura, nel mondo
arabo e islamico. Cosa ne pensa?

«Crediamo che quella siriana sia differente dalle altre
Primavere arabe. Bashar el-Assad non è Mubarak o altri dittatori. Lui
rappresenta la maggior parte della popolazione siriana. Ed è il principale
sostenitore della resistenza libanese e palestinese. La Siria ha la posizione
più importante sulla questione israelo-palestinese. Noi, come Hezbollah, sosteniamo
la necessità di portare avanti delle riforme, ma in modo pacifico. Tali riforme
non dovranno creare divisione in Siria, ma stabilità e unità. Noi cerchiamo
anche di salvaguardare la resistenza siriana contro Israele».

Quali sono le riforme da attuare e con quali modalità?

«Il popolo siriano deve scegliere la propria leadership
attraverso elezioni trasparenti e democratiche, che si svolgeranno nel 2014, e
non per mezzo dell’intervento di paesi stranieri».

E chi monitorerà la trasparenza di queste elezioni?

«Il popolo siriano sarà responsabile di monitorarle».
L’opposizione siriana ha tendenze e risposte diverse rispetto all’attuale
crisi…

«Non c’è una sola opposizione siriana. Ci sono centinaia di
gruppi. I più pericolosi sono i combattenti stranieri, che sono migliaia:
salafiti, takfiriti (espressione estrema e razzista del wahhabismo che
considera gli sciiti i peggiori nemici contro i quali lottare, ndr), al-Qaida,
ecc., che arrivano dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Libia, dal Golfo. Questi
stanno assassinando le minoranze, su basi settarie, e ciò sta portando alla
divisione della Siria e alla discriminazione. Israele sta agendo per dividere
la Siria: è il suo obiettivo. Gli Usa stanno lavorando per creare questo
scenario: mantenere instabile la situazione in Siria per indebolire il regime e
renderlo incapace di confrontarsi con Israele e di sostenere la resistenza
palestinese e libanese. Essi non vogliono una guerra propriamente detta, con
bombardamenti, come è avvenuto in Libia. Stanno dicendo che è difficile fare
una guerra, perché l’esercito siriano è forte. E anche la creazione di una
No-fly-zone è troppo complicata. Dunque, Israele e Stati Uniti vogliono
indebolire il governo di Damasco, ma senza far collassare lo stato. Gli Usa
temono infatti che, facendo crollare le istituzioni statali, gli islamisti
salafiti possano prendere il potere. La Siria è diventata il punto di
attrazione di salafiti provenienti dalle altre regioni mediorientali».

Come lo spiega?

«Hanno un progetto settario e sono sostenuti da diversi
paesi arabi del Golfo. Essi vogliono cambiare il regime siriano per creare un
califfato su Mediterraneo e Medio Oriente. Ci sono decine di migliaia di loro.
Il supporto logistico ed economico arriva dal Golfo. È un fenomeno molto
pericoloso che distrugge l’unità sociale dei nostri paesi e spinge indietro le
società».

Che cosa proponete per contrastare questa visione arretrata
e pericolosa?

«Non abbiamo altra scelta che salvaguardare l’unità islamica
tra sunniti e sciiti, e tra musulmani e cristiani, e promuovere la democrazia».

Ritiene possibile  una
guerra contro l’Iran?

«Se dovesse esserci una guerra contro l’Iran, per Israele
sarebbe un disastro, e così pure in tutta la regione. L’Iran ha il pieno
diritto di difendersi e di proteggere la propria sovranità contro attacchi
estei. Gli Usa hanno più volte avvisato Israele di evitare e prevenire una
guerra contro l’Iran. Leon Panetta, segretario della Difesa statunitense, di
recente ha dichiarato che Israele non ha la possibilità logistica di attaccare
l’Iran. È una chiara risposta sulla posizione Usa riguardo a questa questione».

Quali scenari regionali vede per il prossimo futuro?

«Avremo un decennio d’instabilità. Ci sono cambiamenti
strategici che necessitano di tempo. La maggiore sfida è quella di
salvaguardare l’unità dei paesi arabi e islamici e sostenere la resistenza
palestinese. La questione siriana è un tentativo di distrarre l’attenzione
dalle politiche israeliane e di creare contrapposizione e conflittualità nel
mondo islamico tra le varie etnie e correnti religiose».

Angela Lano