Suore, venti anni dopo

Mediamente

Mariapia Bonanate, Paoline Editoriale Libri, 2010 – Euro 18,00
A volte occorre andar oltre il titolo di un libro, oltre il pregiudizio spesso infondato di ciò che potremmo trovare tra le sue pagine. Così fu per me la conoscenza con Suore, il libro di Mariapia Bonanate, continuazione del lavoro omonimo scritto 20 anni prima. Il libro rimase inizialmente a decantare qualche tempo sul comodino, in una fase di assoluta sospensione tra il desiderio di leggerlo e la poca volontà. Poi, finalmente, una sera in cui la casa era stranamente silenziosa, iniziai a sfogliarlo e passai velocemente dal semplice sfogliare alla lettura. I personaggi vividi, quasi tangibili sulla carta, la capacità della scrittrice di trasmettere, attraverso le donne incontrate, un contagio positivo, mi conquistarono. In ogni pagina di Suore, nella testimonianza attiva di queste donne eccezionali (alcune delle quali laiche), si avverte il palpitare della spiritualità nella vita quotidiana. In punta di piedi, quasi a ritmo di danza, la voce al femminile di Mariapia si fa strada e racconta un mondo taciuto, dove donne coraggiose si «lasciano abitare dall’altro» e, con intelligenza, umanità e fantasia, ridisegnano la storia.
Quello di Suore è un macrocosmo femminile che non fa notizia, ma che testimonia, con un’incredibile forza spirituale, come la speranza passi attraverso l’amore senza condizioni e possa essere l’antidoto all’attuale vuoto delle nostre esistenze.

Donne e suore in prima linea
Sono passati venti anni da quando Mariapia ha incontrato le sue amiche suore. Donne che sono rimaste a combattere in prima linea, senza giudizio e con amore.
Donne che diventano fonte di sopravvivenza per chi vive il dramma della prostituzione, della tossicodipendenza, delle guerre e della miseria. Nove capitoli arricchiscono il libro con i nuovi incontri. Dall’inchiostro prendono vita tante umanissime figure che vivono il Vangelo in prima persona. Niente a che fare con la mistica o con la catechesi, l’universo femminile di Mariapia è reale. Dalla scelta del «silenzio» a quella dell’azione sociale con un filo rosso comune: la costanza e il raccoglimento per riscoprire Dio. Da suor Teresa, alla studentessa di Praga, a suor Rossana e alla Carmelitana scalza (Cristiana Dobner) per citare esempi di vita contemplativa. Esistenze dove l’amore per il mondo si concretizza nel raccoglimento, mai fine a sé stesso ma sempre attento a ciò che accade al di fuori, informato sui passi di un mondo in continua trasformazione. Sul versante dell’attivismo tante figure indimenticabili. Ridare dignità e speranza alle «creature del bisogno» è l’obiettivo di tutte le amiche di Mariapia che, chi in un modo e chi nell’altro, fuggono dalle certezze per camminare fianco a fianco con gli ultimi dell’universo. Ecco allora emergere dal racconto, solo per citare alcune di queste grandi donne, Suor Eugenia, una sorella delle missionarie della Consolata che, dopo un lungo periodo in Kenya, decide, una volta tornata in Italia, di  dedicarsi alle africane emigrate e costrette a vendersi sui marciapiedi di Torino. Nel difficile territorio campano, invece, Suor Rita apre Casa Rut e dona il suo aiuto alle tante ragazze madri, scampate alla tratta; Carla Osella fonda una scuola e poi un sindacato per gli zingari (l’Aizo); Maddalena di Spello mette a disposizione il suo focolare domestico a tutte le ore del giorno e della notte per offrire un pò di calore e di conforto a chi brancola nel buio; come lei, suor Teresa Martino – ex attrice di successo – guida Casa Betania, ritrovo di malati di mente, barboni e diseredati. Una geografia umana che non ha bisogno di tante parole, che antepone l’azione alla predica, che ascolta e non giudica, che sa farsi sentire attraverso il gesto amoroso. (gm)

Una domenica con Mariapia Bonanate

Suono alla porta di Mariapia Bonanate in una domenica dal cielo terso e dai colori accesi. Torino è silenziosa, piacevole, soiona. Mariapia mi accoglie con la calda informalità di chi ha il cuore aperto. La sua casa è piena di luce e, seppur nella tranquillità festiva, si avverte un pulsare di vita e di calore umano. Suore è oggetto di discussione ma non solo. La nostra conoscenza passa attraverso sottili emozioni e riflessioni. Come nella scrittura, anche nel racconto orale, Mariapia riesce a trasmetterti un pezzo di cielo, la speranza oltre la speranza. Lo fa semplicemente, con umiltà, e si presta non solo al suo racconto personale ma anche all’ascolto, alla condivisione. Nel suo volto elegante e intelligente, i segni di una ricerca profonda, di una vita vissuta pienamente, di tanta bellezza e anche molta sofferenza. Il fascino e il carisma possono dissolversi, la coraggiosa umanità no. Così è Mariapia Bonanate, così sono le donne del suo libro.

Nell’introduzione tu parli del linguaggio dell’anima che non invecchia mai. Cosa significa?
«La perdita di valori della nostra epoca si rispecchia proprio nel vuoto di parole ed è solo l’anima – parte più autentica di noi –  a dar spessore alle parole. Nelle donne che ho incontrato, l’anima si manifesta attraverso il loro corpo, il loro “esserci” sempre e senza condizioni. La loro totale presenza in tutte le situazioni è il loro linguaggio. La loro viva testimonianza non è fatta di parole, farcite di mistica o di devozione, ma del loro operato, del loro coraggio quotidiano, dei loro gesti amorevoli e di quell’accoglienza gratuita e silenziosa che sanno donare, lasciandosi “abitare” dagli altri».

Venti anni fa e oggi. Come sono cambiate le «tue» suore e cosa ti hanno regalato?
«La maggior parte di loro le ho ritrovate con lo stesso entusiasmo di venti anni fa. L’atteggiamento che non è cambiato è proprio quella forma di condivisione che fa intravedere un futuro migliore. Ritengo ancora più necessario, rispetto agli anni passati, che le porte dei monasteri si aprano, che le finestre si spalanchino verso il mondo, in un positivo contagio con la gente. Le mie amiche suore mi hanno donato il senso della gratuità, la fiducia nell’invisibile e la capacità di reinventarmi la vita anche nelle situazioni più complesse».

Cosa intendi con «la festa dell’anima»?
«La loro dedizione e il loro abbandono totale verso gli altri portano una nota di gioia. Tutte le donne di cui parlo nel mio libro  hanno la capacità di creare, attorno a loro, un’atmosfera di felicità e di armonia che rende accettabile anche il contesto più drammatico. È il mistero della sofferenza che, se accettato e non rifiutato, apre la via della speranza. Il ponte per superare l’odio e la paura è l’amore: esigenza primordiale di tutte le persone e segno distintivo di tutta questa galleria di donne e suore che riescono a ridare fiducia anche alle esistenze più tormentate».

Gabriella Mancini

Gabriella Mancini

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