Rivista Missioni Consolata – 121 anni

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Libertà religiosa, via per la pace

Ai lettori

«Libertà religiosa, via per la pace», questo è il tema della giornata mondiale della pace di quest’anno. Un tema molto caldo, visto che generalmente si considerano le religioni una delle ragioni aggravanti dei conflitti odiei. I più informati si limitano ad accusare i vari fondamentalismi (tutte le religioni ne hanno, anche il cristianesimo); i più arrabbiati se la prendono con le religioni in sé, ogni religione. Intanto la libertà religiosa è minacciata ovunque nel mondo.
Nel nostro Paese c’è confusione sull’argomento e coesistono bellissime esperienze di tolleranza accanto a pregiudizi e preclusioni che combattono, a suon di decreti, regolamenti e dichiarazioni di piazza, le legittime aspirazioni dei non cristiani ad avere un luogo di culto dignitoso.
Quando i fondamentalisti islamici evocano le crociate come scusa per terrorizzare e uccidere cristiani, tradiscono la loro religione e il loro Dio tanto quanto i cristiani che si oppongono alle moschee in nome della cultura occidentale «cristiana». In tutti i casi si disonora Dio, il Misericordioso e il Padre di tutti, proprio quando si è convinti di difenderlo. Dio non ha bisogno di essere difeso, ma amato. E Dio si ama comportandosi da Dio, cioè amando gli altri, come insegna Gesù.
è vero, a livello d’istinto, l’idea di avere una moschea o un tempio nel mio paesello natio mi mette a disagio: la sento come una violazione della storia e della memoria. Ma se invece comincio ad usare la testa e il cuore, non la pancia, allora riesco a chiedermi in quale Dio credo davvero. Impedendo ad altri di pregare a modo loro sto davvero lodando e amando il Dio di Gesù Cristo o, invece, sto solo obbedendo alle mie paure e difendendo una realtà (cultura) che non c’è più? Impedendo agli «altri» di esercitare uno dei loro diritti fondamentali, quello di esprimere liberamente e pubblicamente la propria fede (noi missionari viviamo di questo diritto!), non aiuto certo a creare un ambiente di pace, anzi dò motivi agli «altri» per essere arrabbiati e frustrati. Con questo non stò dicendo di dare le nostre chiese per farle diventare luoghi di culto di altre religioni … (ma questo è un argomento che va ben oltre un editoriale!).
Forse quel che non voglio capire è che la mia religione non è messa in pericolo dalle religioni «altre», ma dal mio stesso stile di vita imbevuto di consumismo. Un consumismo – non cristiano – così invadente e totalizzante da regolare ogni momento della mia vita con un controllo così capillare che nessuna religione è mai riuscita ad esercitare (nonostante i miti dell’inquisizione!). Certo non è un controllo poliziesco, anzi è molto soft, persuasivo, spesso cercato e voluto anche dall’individuo-vittima, ma avvolge ogni minuto della vita usando i mezzi più disparati: sport, musica, arte, vacanze, centri commerciali omnicomprensivi (= nuove cattedrali del consumismo), pubblicità, pressione sociale, televisione, radio, internet, telefonini, tempo libero, moda, viaggi … Non un minuto per sé!

Vogliamo la pace? Garantiamo alle persone la vera libertà religiosa, la libertà di esprimere la propria fede in Dio. La vera ricerca di Dio porta alla verità e la verità rende liberi.
Nella verità di Dio possiamo allora guardare al 2011 con speranza e ottimismo. Tanti auguri per il nuovo anno. La pazienza di Dio ci dà ancora tempo per imparare a vivere da uomini e fratelli. Non buttiamo via questa splendida possibilità. Pace a tutti.

Gigi Anataloni

Gigi Anataloni