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La zappa sulle onde

Burkina Faso: Radio «Voce del contadino»

Nel Sahel il deserto avanza. La vita dipende dalle piogge. Ma i contadini decidono di organizzarsi. E di fondare una radio di «prossimità». Quasi un social network locale, per risolvere i loro problemi. E funziona.

Jean Victor sfreccia con il suo motorino per polverose strade di Ouahigouya. Questa città tipicamente saheliana, nel Nord del Burkina Faso, è il capoluogo della provincia dello Yatenga, storica sede di un re dei mossì, la cui dinastia continua anche oggi.
Regione questa, semiarida, nella quale si sente sempre di più l’«avanzata» del deserto e dove l’acqua e la terra sono due questioni cruciali, per la vita o per la morte.
La popolazione è all’85% rurale e tutto è legato all’unica stagione delle piogge, tra giugno e settembre. Se il raccolto è buono, il granaio sarà pieno e il cibo durerà fino alle prossime piogge, altrimenti si patirà la fame.
In questo contesto difficile i contadini si organizzano, perché capiscono che da soli non ce la possono fare. Alla fine degli anni Sessanta nasce un’organizzazione che si chiamerà più tardi la Federazione nazionale dei gruppi naam (dove naam, in lingua mooré significa potere).
L’intuizione è di Beard Lédéa Ouedraogo, classe 1930, già insegnante, mente finissima e leader carismatico, ancora oggi capo indiscusso della struttura.
A Beard non sfugge l’importanza dei mass media per lo sviluppo della sua regione. Nel 1996 fonda una radio comunitaria, che si vuole di «prossimità», ovvero vicina ai contadini. La radio Voix du paysan (Vdp, voce del contadino) vuole essere uno strumento per migliorare le condizioni di vita della popolazione.

Sensibilizzare, animare,
informare

Jean Victor Ouedraogo è giornalista, lavora per il giornale e la radio di stato, ma crede nella radio comunitaria e dal 1997 collabora alla Voix du paysan mettendo a disposizione le sue competenze come volontario:
«L’importanza di una radio come la Vdp è il contributo che dà per sviluppare la regione. È impegnata su vari fronti.
Fondamentale è la sensibilizzazione sulle tematiche sociali. Con questa radio, ad esempio le donne della zona hanno capito che l’escissione (mutilazione genitale femminile tradizionale presso i mossì, ndr) è una pratica nefasta.
Molte hanno anche capito che quando un bambino è malato bisogna portarlo subito all’ospedale. Inoltre i contadini, tramite le trasmissioni, riescono a discutere tra loro su come migliorare le proprie tecniche e metodi di coltivazione e come proteggere l’ambiente». La radio comunitaria diventa un forum, e anche le donne riescono a discutere tra di loro dei problemi quotidiani, e su come risolvere alcune questioni di casa.
Ci sono emissioni politiche, e la radio fa capire al cittadino come votare, o l’importanza di registrare il figlio allo stato civile, per poter avere accesso ai propri diritti.
È una radio rivolta anche ai giovani, spiegando loro, ad esempio, alcune piste per trovare lavoro.
La Vdp, inoltre, è una delle prime radio che hanno partecipato al programma «Piano integrato di comunicazione» (Pic) sulla lotta contro l’escissione e contro il traffico dei bambini. Programma finanziato dall’Unicef (agenzia dell’Onu per l’infanzia), che tramite 17 radio comunitarie in Burkina Faso ha permesso di toccare direttamente 700.000 persone.

Tutti sotto l’albero

La radio fa molta animazione, e diventa vettore di messaggi tra persone: «In questi anni la radio ha contribuito al cambiamento delle mentalità della gente» ricorda Jean Victor. È anche educativa, ad esempio consiglia su come circolare in strada per non avere incidenti, come gli allievi si devono comportare con gli insegnanti.
Un appuntamento importante è il magazine intitolato: «Sotto l’albero» (per ricordare l’abitudine  di sedersi sotto un grande albero a discutere), che anima il dibattito tra ascoltatori che discutono sulla vita sociale. È una trasmissione molto partecipata. Un ascoltatore presenta il suo problema (normalmente famigliare, di vicinato, ecc.), gli animatori della trasmissione danno il loro punto di vista, e poi intervengono altri del pubblico, con i loro consigli per trovare soluzioni.
«Grazie alla Vdp delle coppie sono state salvate o degli aspiranti suicidi sono tornati sulla loro decisione. Villaggi che erano in conflitto da 15 anni si sono riavvicinati. Sono state resuscitate lingue che erano in via di sparizione» sottolinea Jean Victor.
Ma la Vdp fa anche informazione. Importante è la «Rassegna stampa». In Burkina Faso i quotidiani sono tutti in lingua francese, mentre la maggioranza della gente non sa leggere. Questo programma riprende le notizie più importanti in lingua mooré rendendole fruibili da tutti. In progetto c’è la stessa cosa in lingua dioula.
Uno spazio particolare è poi dedicato alle informazioni locali.
A Ouahigouya oggi ci sono altre sei radio. «Quello che distingue al Vdp è la partecipazione degli ascoltatori – ricorda Jean Victor – Inoltre la priorità è data ai programmi sull’ambiente, salute, educazione, sociale, vita coniugale, ai dibattiti. Addirittura i sacerdoti tradizionali hanno iniziato a telefonare per dare il loro punto di vista sulle questioni.
 Cose che non si trovano sulle radio commerciali, più orientate a produrre benefici. Un’inchiesta recente ha dato la radio Vdp come la più ascoltata nella regione del Nord con il 60% del tasso di ascolto».

Una radio
tanti gruppi

La radio comunitaria dà una tribuna a diversi gruppi sociali. I contadini, ad esempio, hanno un loro programma, animato da essi stessi e sulle loro tematiche. Ci sono tecnici che intervengono anche per dare consigli e risposte. Allo stesso modo i giovani e gli anziani hanno i loro programmi.
La radio è anche strutturata sul territorio attraverso quelli che si chiamano «club degli ascoltatori fedeli» e quasi ogni villaggio ne ha uno. Agiscono come «ripetitori» della radio e ripropongono le campagne sociali: lotta ad escissione, Aids, banditismo, matrimonio forzato, ma anche promozione dei diritti e doveri dei bambini, sensibilizzazione per le vaccinazioni. I volontari di questi gruppi, amici appassionati della radio, continuano la sensibilizzazione casa per casa, con un approccio diretto, ad esempio convincendo i genitori di mandare i figli a scuola.

Per ricevere le onde

Va ricordato che la forza di questa radio sono soprattutto gli ascoltatori nei villaggi, non tanto la città. Avere un ricevitore è abbastanza semplice, ma … non ancora alla portata di tutti in un paese tra i più poveri del mondo.
«Abbiamo discusso questo in redazione – ricorda Jean Victor – e proposto vari progetti.
Il numero è ancora insufficiente. Occorrerebbe che in ogni famiglia ci sia un ricevitore. Stiamo cercando di riflettere, per risolvere questa questione».
La Voce del contadino partecipa da alcuni anni a un progetto finanziato dalla Regione Piemonte e promosso dalla rivista Volontari per lo Sviluppo e dall’Ong Cisv. Progetto di cui fanno parte anche Radio Flash e MC. L’idea di fondo è mettere in relazione giornalisti e media del Sahel (altri paesi interessanti sono Senegal e Mali) e gli omologhi piemontesi.
L’appoggio dato è soprattutto in tecnologie e formazione, oltre la realizzazione di scambi Sud-Sud e Sud-Nord. La Vdp, ad esempio, è passata al digitale grazie al progetto e i suoi operatori sono stati formati per lavorare con queste tecnologie. 

Di Marco Bello

 

Marco Bello