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La democrazia non può attendere

Niger: Radio «Alteative»

Sono un gruppo di intellettuali nigerini. All’università fondano un giornale, che diventa uno dei più letti. Poi si accorgono della potenza della radio. Nel 2001 nasce la prima Radio «Alteative», seguita quest’anno dalla seconda. La loro missione è educare alla cittadinanza attiva. E lo fanno ogni giorno, non senza problemi.

Moussa Tchangari è un uomo corpulento, con lo sguardo sincero. È molto indaffarato ma altrettanto disponibile. Entriamo nel suo ufficio senza troppi appuntamenti e lui lascia tutto per accoglierci.
Siamo nella sede di Alteative espaces citoyens (Asc, Alteativa spazi di cittadinanza, www.alternative.ne), un’associazione che lavora nel campo dell’educazione alla cittadinanza, la promozione diritti umani e dell’auto-organizzazione dei gruppi di base.

Quei favolosi anni ‘90

Ma facciamo un passo indietro. Negli anni ’90, dopo il famoso discorso del presidente francese François Mitterand (20 giugno 1990, noto come discorso de la Baule), l’Africa francofona è in fermento. Si respira un vento di cambiamento e di cammino verso la democrazia.
In Niger un gruppo di studenti universitari militanti per i diritti umani e per la svolta democratica, fonda a Niamey una cornoperativa, che definisce «mediatica e culturale». Subito si caratterizza per la scelta dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione come strumenti principali.
Nel 1994 il gruppo crea un giornale, che si chiama «Alteative», e ancor oggi è pubblicato due volte al mese. «È un mezzo molto importante di partecipare al dibattito della società su un certo numero di questioni» spiega Moussa Tchangari, uno dei leader di allora, oggi segretario generale di Alteative. «Eravamo studenti e volevamo poterci esprimere e portare il nostro contributo al dibattito. Al tempo stesso l’obiettivo era sostenere le lotte sociali e politiche nel nostro paese nell’ottica di una vera trasformazione».
Per molti anni concentrarono le loro energie sul giornale. Erano volontari e anzi, si auto tassavano per pagare le spese: «Eravamo pronti a subire tutti i sacrifici necessari per poter fare il giornale».

La svolta: arrivano le onde

Qualche anno dopo il gruppo si rende conto che incarna una corrente importante in seno all’opinione pubblica e decide di offrire un quadro diverso, più aperto, a quelli che condividono le loro idee. Nasce così Alteative espaces citoyens, riconosciuta nel 2001 come associazione, e con lei la radio associativa: «Radio Alteative».
Tchangari: «Abbiamo deciso di lanciarci nella radio, con la creazione di una stazione qui a Niamey. Faceva già parte dei nostri progetti». La visione sulla comunicazione sociale è chiara fin dall’inizio: «È importante usare i media perché ci permettono di comunicare direttamente con la gente, suscitare i dibattiti, e una presa di coscienza politica nella popolazione. La radio diventa strumento essenziale per fare lavoro di educazione e di mobilitazione e abbiamo visto negli anni come questo media sia importante».
Lo è anche il giornale, spiega ancora, ma essendo in un contesto di un paese analfabeta, si indirizza a una certa élite: «Allo stesso tempo quello che si scrive è spesso ri-trasmesso a voce o ripreso dalle radio».
Nello scorso mese di giugno una seconda emittente ha iniziato a trasmettere a Zinder, antica città a 900 km ad est della capitale.
Tutto pronto da oltre un anno, è stata dura avere l’autorizzazione e la frequenza. L’associazione ha in progetto di aprire almeno altre due radio associative, ad Agadez, città nel Nord e Diffa all’estremo Est.
«Vorremmo avere 4 o 5 Radio Alteative, sarà una cosa straordinaria. Allo stesso tempo lavoriamo con la rete delle radio comunitarie e associative del Niger e collaboriamo anche con le radio commerciali».
Oltre al giornale e alle radio, l’associazione ha infatti creato un centro di produzione sia di programmi audio, sia di video documentari.
Producono programmi più commerciali e li scambiano o vendono ad altre radio o alle televisioni, compresa la Tv di stato. Realizzano anche video per organismi inteazionali, allo scopo di auto finanziarsi.
Ma le produzioni sono anche fatte per sostenere campagne, come quella, in preparazione, sul diritto all’alimentazione. In questo caso è Alteative che paga per dare la massima diffusione del messaggio su altri media. «Questo riusciamo a farlo grazie a sovvenzioni dei nostri partner».

Campagne di informazione e di educazione

Un’altra campagna in preparazione è quella sulla nutrizione: «Una delle cause della malnutrizione dei bambini è la povertà, ma una parte è legata all’ignoranza, quindi pensiamo che si possano usare i media, in particolare la radio, per ridurre l’impatto della malnutrizione nel paese. Vogliamo fare la promozione dei prodotti locali disponibili, di facile accesso e che possono contribuire a migliorare la situazione nutrizionale dei bambini».
Preparati i programmi sulle campagne di informazione si cercano finanziamenti. Una volta trovati firmano contratti con diverse radio perché ci sia la più larga diffusione. Con la rete delle radio associative si riescono a trattare prezzi abbordabili, in quanto la sensibilizzazione sulle tematiche affrontate rientrano nella vocazione di questi media.
Alteative supera i propri confini, partecipando a progetti per la sensibilizzazione sui diritti umani, con radio dei vicini Mali e del Burkina Faso.
Progetti, questi, finanziati dall’Agenzia internazionale della francofonia (Aif). Attualmente, insieme alle radio associative e comunitarie del Niger, stanno trasmettendo una serie sulla partecipazione politica delle donne  nella prospettiva delle elezioni (previste a novembre).

L’ossessione dei fondi, e dell’indipendenza

«Abbiamo una grande preoccupazione: quella di restare indipendenti, ma l’indipendenza resta qualcosa di molto difficile». Moussa Tchangari continua a raccontare: «Ci provammo già ai tempi del giornale, il quale poteva avere la pubblicità. Ma il contesto era difficile, per cui non riuscivamo più ad auto finanziarci».
Cominciano così altre attività, che potevano portare un po’ di soldi, come la video produzione. Poi partecipano a programmi di sviluppo con partner inteazionali, come Oxfam Movib (Paesi Bassi), Cooperazione svizzera, l’Acdi (Agenzia canadese di cooperazione e sviluppo internazionale), e la fondazione del miliardario Soros. Quest’ultima ha finanziato, ad esempio, la radio di Zinder.
Mentre l’Acdi, nell’ambito di un programma di rinforzo della società civile in Sahel ha permesso l’installazione dell’emittente di Niamey. «L’investimento iniziale per far partire una radio è elevato e da soli non abbiamo abbastanza mezzi».
Alteative espaces citoyens ha oggi circa 550 membri che pagano una quota associativa e vi lavorano una trentina di persone, alcuni salariati altri volontari.

Alteativa sì, ma scomoda

Ma la vita per un’associazione come Alteative non è affatto facile e le battaglie sono sovente «scomode» per il potere.
Ricorda il segretario generale: «Abbiamo conosciuto molte difficoltà nel nostro percorso. Abbiamo vissuto repressioni di tutti i tipi.
Io stesso sono stato arrestato più volte, picchiato, umiliato. Altri membri sono stati perseguitati. Compreso il nostro presidente. Né possiamo dire che oggi queste vicende siano totalmente escluse. Noi esistiamo, prima di tutto, perché siamo un gruppo autonomo che si batte. Questo è legato alla nostra determinazione.
Facciamo parte di quelle organizzazioni che il regime al potere in Niger vorrebbe vedere scomparire».
Fin dall’inizio il gruppo di studenti è stato attivo nella lotta per la democrazia: «Tutti i regimi che si sono succeduti dagli inizi degli anni ‘90 ad oggi hanno accettato difficilmente il lavoro che facciamo: critichiamo, denunciamo, mobilitiamo la gente per battersi e approfondire la democrazia, perché i diritti siano concreti».
Nel 2005 Alteative ha animato l’importante movimento sociale di protesta. Per questo il regime ha chiuso la radio, che faceva uno straordinario lavoro di mobilitazione.
Tchangari è stato rinchiuso nella prigione di alta sicurezza, dove mettono i criminali pericolosi. Il governo aveva preso misure economiche molto gravi con un impatto terribile sulla vita della gente: l’aumento delle imposte fisse (tva) su prodotti di base: riso, acqua, elettricità, farina di grano, latte, zucchero.
I prezzi si sarebbero impennati di colpo, influenzando direttamente la vita della gente. «Abbiamo fatto un gran lavoro attraverso la radio affinché la popolazione comprendesse l’impatto di queste misure. Questo ha generato mobilitazioni straordinarie a Niamey, con più di 100 mila persone nelle strade. E lo sciopero generale: in giro non c’erano neanche le venditrici di frittelle. Il successo delle manifestazioni ha fatto pensare al governo che il nostro obiettivo fosse quello di rovesciarlo. Cosa che non è neanche alla nostra portata».
In seguito al movimento l’Iva è stata tolta su alcuni prodotti e mantenuta su altri. «È stato raggiunto un accordo, che per me è un bidone, perché frange della società civile sono state comprate dal potere. Noi abbiamo rifiutato di partecipare alla negoziazione».

In prima linea ai Forum sociali

Asc partecipa a tutte le lotte della società civile contro le ingiustizie sociali reali, in parte dovute alle politiche neoliberali imposte dalle organizzazioni finanziarie inteazionali.
È parte attiva del movimento altermondialista, della dinamica del Forum sociale mondiale (Fsm) e di quello africano, fin dalla loro creazione.
Assicura, inoltre, il segretariato del Forum sociale nigerino, e ha organizzato il quinto Forum sociale africano a Niamey (novembre 2008).
Nel 2010 vorrebbero (il condizionale è d’obbligo, vista la situazione politica) organizzare il Fsm tematico su migrazione, ambiente e sovranità alimentare.
«Ci hanno ostacolati nel 2006, nell’organizzazione del Forum sociale nigerino. Dicevano che volevamo mobilitare migliaia di contadini con l’obiettivo di prendere il potere. Che avremmo messo nella testa della gente che è possibile avere uno stato che garantisce tutto».
«Nel 2007 il governo ha minacciato di espellere i nostri partner dal paese, in particolare Oxfam, e di sciogliere la nostra organizzazione.
Questo perché avevamo fatto un’inchiesta nella regione di Tillabery sulla situazione alimentare e volevamo organizzare un atelier per presentare i risultati. Le autorità erano state invitate.
Noi abbiamo voluto andare avanti perché siamo nel nostro paese, nessuno può impedirci di fare un incontro. Se vogliono sciogliere le organizzazioni hanno solo daå farlo. Noi ci siamo battuti affinché ci sia la democrazia e il minimo è la possibilità di esistere come entità autonome, e siamo pronti a tutto per questo.
La gente che gestisce il paese ci conosce ed è cosciente della nostra determinazione». 

Di Marco Bello

Marco Bello