Rivista Missioni Consolata – 121 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Made in Borda

In manicomio (2) / Il «Borda»

Le borse di plastica costituiscono la produzione più banale. Con i prodotti
artigianali in carta ricilata c’è un bel salto qualitativo. Ma il massimo
lo raggiungono con i mobili restaurati. Gli artefici non sono operai comuni,
ma pazienti dell’ospedale neuropsichiatrico Borda
.

Buenos Aires. Sarebbe facile parlare male o molto male del Borda, ospedale neuropsichiatrico fondato nel 1863 nel barrio di Barracas. Basterebbe descrivere le sue stanze fatiscenti. O le condizioni dei pazienti che vagano sporchi e con i vestiti logori per corridoi bui e deprimenti.
Eppure, in questo luogo triste e degradato, ci sono due isole felici, dove si tenta il riscatto dell’istituzione e soprattutto dove i pazienti sono trattati da esseri umani, con i loro problemi ma anche con le loro ricchezze. La prima isola è Radio La Colifata, un’emittente nata nel Borda e che ogni sabato trasmette dall’ospedale, attraverso l’impegno di pazienti, ex pazienti, amici e volontari. La seconda è relativa ad alcuni programmi lavorativi denominati «emprendimientos en salud mental». I pazienti sono impegnati in differenti attività artigianali: producono buste di plastica, fanno oggetti con carta riciclata, restaurano mobili antichi. Si tratta di progetti piccoli, ma che raggiungono varie finalità: occupano in maniera adeguata i malati che guadagnano in autostima; insegnano una professione a persone che un giorno potrebbero trovare una nuova collocazione nella società; vendendo i prodotti, generano un reddito che consente alle attività di autosostentarsi; infine, producono qualcosa di nuovo partendo dal vecchio (carta usata, mobili antichi, eccetera).

Dei progetti imprenditoriali è responsabile Federico Bejarano, psicologo sociale, dal 1990 operatore presso il Borda. «Le persone che seguiamo – spiega Federico – hanno una doppia vulnerabilità: quella derivante dalle minori capacità (lavorative e socio-familiari) e quella generata dall’esclusione. Noi non crediamo che l’ospedale psichiatrico debba trasformarsi nel destino delle persone e che queste siano costrette a viverci. Proprio per abbattere questi muri stiamo lavorando, da alcuni anni, con alcune iniziative imprenditoriali».
Con la nostra guida saliamo al quarto piano, dove sono ospitate alcune di queste attività. Dapprima, per presentarci e salutare, ci affacciamo nella sala della biblioteca, piccola, ma molto luminosa. Attoo al tavolo ci sono alcuni pazienti intenti nella lettura.  «Abbiamo 3.700 libri – ci raccontano con orgoglio Enrique e Eduardo -. Ogni paziente del Borda può avere un libro in prestito per una settimana. Ecco qui l’elenco…». Eduardo vuole anche regalarci una sua esibizione. Ci canta una ballata di tango.
Nella stanza a lato, è ospitata l’impresa più vecchia, sorta dei primi anni Novanta, che si occupa della produzione di borse in polietilene. «Ne produciamo – spiega Federico – circa100 mila all’anno, che vengono offerte al mercato comune. L’impresa funziona ed è autosufficiente».
Nella prima stanza del corridoio, c’è un altro laboratorio, quello adibito alla produzione di carta. Ci accoglie Dora Manzilla, psicologa sociale: «Non fate foto ai pazienti, per favore». Certo che no. Dora ci mostra qualche prodotto. «Ecco, questo è un biglietto di invito per un matrimonio, quest’altro è il programma di un teatro, questo un biglietto da visita…». La qualità artigianale (e artistica) si nota subito.

Negli anni passati, sulla sanità pubblica dell’Argentina si è abbattuta la scure delle politiche neoliberiste. Il Borda non è rimasto immune. «Un tempo – racconta Federico – questo ospedale è stato un faro della psichiatria latinoamericana. Poi, come tutte le istituzioni dello stato, ha iniziato a soffrire per la riduzione dello spazio di intervento pubblico». Federico ci regala una spilletta con i colori della bandiera argentina, e una scritta: «Defendamos el Hospital público».  Gli domandiamo se esistono normative equiparabili alla legge 180 che in Italia nel 1978 portò alla chiusura dei manicomi. «Non ancora. Tuttavia, qualche progresso è stato fatto. Per esempio, la legge di salute mentale numero 448 della città di Buenos Aires è una legge progressista. Se essa venisse applicata, basterebbe per una trasformazione profonda del sistema. Comunque… venite che andiamo nel nostro laboratorio più impegnativo, quello del restauro».
Dal quarto piano del padiglione centrale dell’ospedale ci spostiamo dunque in un edificio nuovo, dove ci sono anche un moderno ascensore e le scale antincendio. Qui ha trovato uno spazio adeguato il laboratorio di falegnameria, in cui un gruppo di utenti del Borda restaurano vecchi mobili.
Nella stanza, ampia ed ordinata, alcune persone (in camice bianco) sono impegnate nel restauro: una scrivania, un tavolo, delle sedie, un armadio. Qualcuno scambia due parole con Federico, ma poi torna subito al lavoro. C’è un programma di lavoro e di consegne da rispettare, come ricordano gli avvisi scritti sulla lavagna bianca posta su una parete.

di Paolo Moiola

Paolo Moiola