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Fiumi di cocaina

Introduzione

«Fiumi di parole, prima o poi ci portano via…». Basta cambiare una parola al leit motiv di questa canzone di qualche anno fa e otteniamo la descrizione di cosa sta capitando adesso nelle nostre città. Se sostituiamo «parole» con «cocaina», la frase rappresenterà perfettamente la situazione dei nostri fiumi.
Già, perché dalle analisi condotte nel 2005, dall’Istituto Mario Negri di Milano, sulle acque del fiume Po, raccolte a monte di Pavia, in un’area in cui confluiscono le acque di scarico di circa 5 milioni di abitanti, risulta che ogni giorno vengono rilasciati 4 chili di cocaina, corrispondenti più o meno a 40.000 dosi quotidiane (nella sola Milano, i depuratori trattengono quotidianamente 2 chili di cocaina). Chi fa uso di cocaina, infatti, la espelle attraverso le urine, il 5-6% in forma pura e per il 50% sotto forma di benzoilecgonina, un prodotto della sua metabolizzazione. E se la cocaina scorre così nei fiumi, chissà quanta ne scorre nelle nostre strade.

Considerando i dati dei denunciati, degli arrestati e dei segnalati per il possesso di stupefacenti, a Torino si supera la quota di 10.000 unità. Del resto, secondo un rapporto dell’Inteational Narcotics Control Strategy, Torino e Milano sono le mete d’arrivo di circa 60 tonnellate di cocaina e di 30 tonnellate di eroina, partite dal porto di Anversa e dall’aeroporto di Zaventem-Bruxelles. La polvere bianca o «neve» (così è chiamata in gergo la cocaina) invade l’Italia, soprattutto il Nord, ed il traffico è gestito dalla ‘ndrangheta calabrese e dal racket africano. La piazza migliore dell’eroina è invece Perugia, dove il traffico è gestito dalla camorra napoletana. Secondo i dati dei Sert, in Italia l’eroina è ancora il prodotto più diffuso, anche se in calo (attualmente è al 71%, contro il 90% di 15 anni fa, tuttavia nel 2007 è stato registrato un aumento dei morti per overdose), mentre è molto cresciuto il consumo di cocaina (dall’1,3% del 1991 al 14% di oggi) e la cannabis si mantiene intorno al 10% dei consumi.
Secondo l’ultima relazione della Direzione centrale dei servizi antidroga del ministero dell’Inteo, riferita al 2007, sui sequestri da parte delle forze dell’ordine, si ha un aumento nel mercato italiano del 500% del traffico di nuove droghe, dai nomi più strani, quali khat, ketamina, shaboo, crystal meth, ice, Ghb, Bzp, mCCP, cobret, che si affiancano all’ecstasy. In questi ultimi anni, i narcotrafficanti hanno fatto un’azione di ribasso dei prezzi, per aumentare il  numero dei clienti.
Confrontando i prezzi attuali, dei vari tipi di droga, con quelli del 1999, si può osservare che quello dell’eroina ha avuto una riduzione del 45%, quello dell’ecstasy del 48%, mentre inferiori sono le riduzioni dei prezzi della cocaina, delle amfetamine e della cannabis, essendo rispettivamente del 22%, del 20% e del 17%. Peraltro le nuove droghe, ampiamente diffuse tra i giovanissimi, hanno la funzione, a livello di narcotraffico, di reclutare nuovi clienti, che poi scivoleranno, quasi senza rendersene conto, verso le droghe più tradizionali, cioè eroina e cocaina, che, guarda caso, sono vendute dagli stessi spacciatori.

Le droghe, o stupefacenti (cioè sostanze «psicoattive», quindi in grado di modificare l’attività mentale ed il comportamento delle persone), sono da sempre presenti nella storia dell’uomo. Possono essere sostanze naturali o artificiali e il loro comune denominatore è la capacità di alterare gli stati di coscienza e il sistema nervoso.
Nella storia sono numerose le testimonianze sull’uso di droghe, presso varie popolazioni. Alceo, ad esempio, elogia le qualità del vino, la sostanza psicoattiva più antica e diffusa tra le popolazioni medi­­terranee. Erodoto descrive l’hascisc (o hashish) nel quarto libro delle Storie, anche se questa sostanza non era in uso presso i greci, ma presso gli sciti, così come ne parla Marco Polo ne Il Milione. Nel quarantunesimo capitolo, i seguaci del Vecchio della montagna vengono soggiogati, grazie ad una bevanda drogata ed indotti a commettere i delitti, commissionati dal vecchio capo; il loro nome, in cui è conservata la radice della parola hascisc, è «assassini».
Nei testi storici possiamo notare un uso rituale o religioso delle piante (considerate sacre), da cui provengono molte sostanze psicoattive e, in questo caso, l’uso che ne viene fatto è per raggiungere uno stato di trascendenza, per comunicare con gli dei e/o per usi voluttuari, legati al piacere dei sensi. In ogni caso, l’uso di queste sostanze è limitato a momenti o ad eventi simbolici, incorporati entro relazioni sociali di sicurezza. I conquistatori europei descrissero l’uso del peyote in Messico e delle foglie di coca presso le popolazioni del Perù, della Colombia e dell’Equador; tali foglie venivano masticate sia dai sacerdoti che dai contadini e dai pastori (in questi casi per abbassare la soglia della fatica e potere tollerare il lavoro sulle Ande). I papiri egizi danno invece le prime notizie sull’oppio intorno al 1500 a.C., mentre gli arabi ed i turchi hanno mantenuto l’abitudine di fumarlo nel corso dei secoli.
In Cina l’oppio fece il suo ingresso intorno al 1000 d.C., provenendo dall’India, ed il suo uso fu consentito fino al ‘700, quando, a seguito della sua grande diffusione, venne promulgata una proibizione imperiale, alla quale seguirono le guerre tra Cina ed Inghilterra, per via dell’esportazione della sostanza dall’India britannica alla Cina ed in particolare per il suo contrabbando, controllato dalla Compagnia delle Indie. Una caratteristica della presenza delle droghe nel passato era la moderazione con cui, di solito, venivano usate. Non appena un interesse commerciale su larga scala ha stravolto le abitudini di uso delle droghe, trasformando il loro consumo da moderato ad epidemico, le varie sostanze sono diventate una preoccupazione sociale ed un problema per l’ordine pubblico.
Non c’è più continuità tra le società tradizionali e quelle capitalistiche, sotto il profilo del consumo delle droghe, così come sono mutati i circuiti di scambio, dal momento che il traffico costituisce la novità modea, che svincola le sostanze stupefacenti dalle loro radici socioculturali e le trasforma in un puro oggetto di consumo.

di Roberto Topino e Rosanna Novara

Roberto Topino e Rosanna Novara