DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Al falò dell’intelligenza

I danni di una televisione senza qualità

Mai come oggi la televisione offre una scelta infinita di programmi eppure mai come oggi impera un’assoluta povertà di idee. La gente si inebetisce davanti a trasmissioni dove il nulla viene spacciato per il tutto. Sotto i riflettori televisivi  passano corpi perfetti e menti leggere. E, sullo sfondo, l’accettazione di modelli imposti dall’alto, senza ideali alti, senza sogni che non siano il denaro e la notorietà. La situazione è chiara a molti, eppure, almeno per ora, è questa Tv spazzatura che continua a vincere e ad imperversare. Come fosse una tossicodipendenza.

È la tv che condiziona i giovani, le loro scelte e abitudini, o sono loro a influenzare con «nuovi modelli» la creazione dei format televisivi?
Un dubbio amletico, a cui possiamo tentare di dare alcune risposte: basta fare zapping in tv; frequentare le scuole, soprattutto superiori; avere figli adolescenti e ascoltare i discorsi dei loro amici e compagni…
La tv ha un potere enorme, ben superiore a quello (già notevole) di giornali, riviste, web. E lo esercita.
Quella scatola sempre più tecnologizzata, accessoriata, esercita il fascino disarmante di un giocattolo attraente e pericoloso allo stesso tempo.
Adolescenti e adulti ne sono attratti, fagocitati, plasmati, modificati, per poi essere ributtati, da bravi soldatini ubbidienti (qualcuno un po’ più recalcitrante), nel ciclo riproduttivo del consumismo in modo da perpetuae il modello.
I canali televisivi sono tanti e se si aggiungono quelli satellitari, la scelta è enorme. Ma è solo un’apparenza: a parte qualche eccellente eccezione (documentari, film d’autore, programmi culturali), si passa senza notare sensibili differenze da un reality-show all’altro, da una trasmissione demenziale all’altra. Il menù è lo stesso dovunque: mariti-mogli, fidanzati che si mandano a quel paese davanti a milioni di telespettatori; politici, attori, assessori alla cultura-esperti d’arte (!) che insultano; veline-schedine-letterine-vallette che s’aggirano esibendo pochi centimetri di stoffa che cerca di coprire il bendiddio; attricette-portavoci che dissertano nei salotti tv di quel poco che sanno e di quel molto che ignorano; grandi fratelli e grandi sorelle che recitano di far finta di essere spontanei. E poi ancora, secchioni-bruttoni che gareggiano in stupidità con bellone-sciacquette; telepremi, lotterie, quiz per semi-ignoranti; e isole, e case, e una noia mortale…
Una tv che vorrebbe essere di continuo intrattenimento ma che si riduce a spazzatura, e che mette in luce i nostri «istinti più bassi»: la stupidità, la collera, l’animalità. Che indubbiamente riflette una parte di noi stessi, come singoli, e una parte come nazione.
E che, per questo, attira, affascina, seduce. E conforma.
È la tv commerciale, studiata per produrre lauti guadagni alle aziende pubblicitarie, alle industrie, alle multinazionali, e ai proprietari delle emittenti, ai loro azionisti, per i canali privati; per incentivare carriere, promozioni, poltrone, ecc.- per quelli pubblici. Ma anche per omologare i gusti e le idee, gli usi e i comportamenti del pubblico. Per renderlo duttile e pronto consumatore, insofferente alla politica e alle scelte nazionali e inteazionali, per indurlo ad accettare soprusi, violenze, ingiustizie e nuove guerre di rapina.
Siamo di fronte a un momento di svolta epocale, non solo per i cambiamenti climatici planetari, ma anche per la democrazia occidentale, per la nostra vita quotidiana.
Tutto ormai passa attraverso l’immagine. Attraverso il tubo catodico.  È la «democrazia del tubo catodico». O la «mediumcrazia». I nostri figli saranno la chiave di volta per comprendere il prossimo futuro dell’umanità. E i nostri figli, con qualche eccellente eccezione, guardano la tv, questa tv, per ore, ogni giorno.

UNA TV DISEDUCATIVA E MANIPOLATRICE

A questi ragazzi, adolescenti, abbiamo chiesto cosa pensano della televisione e quali programmi seguono. L’occasione ci è stata offerta durante un corso di giornalismo che abbiamo svolto presso alcuni istituti scolastici superiori.
Nel corso delle lezioni, abbiamo dato loro qualche elemento del mestiere, e delle tecniche di cui spesso i mezzi di informazione si avvalgono per «manipolare le notizie». Abbiamo parlato della «scomparsa dei fatti a favore dei commenti». Abbiamo creato simulazioni del lavoro in redazione.
E abbiamo discusso, elaborato. E loro hanno scritto, soprattutto di tv. Ne è emerso un quadro complesso. Uno spaccato generazionale interessante.
Nei paragrafi che seguono, proponiamo alcune riflessioni degli allievi di tre classi (III anno) dell’«Istituto tecnico Oscar Romero» di Rivoli, in provincia di Torino. Si tratta di adolescenti di 16-17 anni.

L’ADEGUAMENTO AL POSTO DELL’UTOPIA

Il dato che ci è balzato subito agli occhi è il realismo, la piena, o quasi, consapevolezza da parte di questi ragazzi dei meccanismi della televisione e di quel mondo che essa propaganda.
È disarmante ascoltare ragazzine di 16 anni raccontare che, sì, fare la velina che «sculetta davanti alle telecamere non è molto dignitoso, ma questo le permette di essere conosciuta e di fare carriera in fretta», e allora, «se le cose vanno così, e se per avere successo, e in fretta, bisogna mettere in mostra tette e sederi e andare a letto con persone importanti, perché io dovrei fare diversamente e impiegare vent’anni per arrivare laddove mi sono prefissa?».
Il pensiero maschile non è molto diverso: «Se partecipando a trasmissioni televisive come il Grande Fratello o Amici, ed esibendo muscoli ben palestrati, e cervello poco allenato, io ho successo, perché devo fare tanta fatica in altro modo? Perché seguire strade più faticose e lunghe?».
La coscienza di un sistema fasullo e malato non scatena una reazione eguale e contraria che implica una volontà o un desiderio di cambiamento – azzardiamo, di sovversione – ma, al contrario, in molti casi suscita un totale adeguamento.
Questa, forse, è la più percepibile differenza rispetto alle generazioni passate, dove tra sogni e utopie (poi tutte clamorosamente disilluse), s’intravedevano velleità di cambiamento. Anche qui i sogni ci sono, ma sono quelli che la tv coltiva, amplifica, proietta con forza al di là dello schermo. E sono spesso simili per tutti, come avviene con l’abbigliamento e gli atteggiamenti conformati di molti adolescenti. Manca l’utopia, che ha lasciato il posto al realismo spicciolo, pratico: «Se è necessario, se è richiesto, lo faccio».
Ma la colpa non è certo loro, dei ragazzi: questo è il modello offerto dagli adulti, che l’hanno creato (forse dopo aver visto frantumarsi le giovanili utopie…). E molti vi si adeguano, almeno a parole, senza contestare più di tanto.
Ovviamente, non tutti sono così: né tra gli adolescenti che abbiamo incontrato a Rivoli né in altre zone dell’Italia. Non sono pochi, infatti, quelli che lottano con tutte le forze per cambiare «il marcio che c’è in giro». Lo abbiamo visto con i giovani in Calabria, lo osserviamo con chi si impegna contro le mafie e l’illegalità, o si interessa di ambiente, natura, squilibri nord-sud del mondo, chi fa politica, chi ha una passione profonda (non per il calcio, s’intende!). Laddove ci sono modelli positivi, guide forti da seguire, in casa o nell’ambiente esterno, i giovani si lanciano in coraggiose sfide. Dove c’è il vuoto umano, culturale, sociale, ci sono altri miti: quello della velina e del palestrato o del calciatore, corpi perfetti e pensieri leggeri. Soldi a volontà e riflettori, in stile Francesco Totti-Hilary Blasi, la coppia vincente a livello nazionale.

LA TV SPAZZATURA: ATTRAZIONE IRRESISTIBILE?

La consapevolezza del basso livello e della ripetitività imposti dall’attuale tv – pubblica e commerciale – è piuttosto diffusa. Qualche adolescente arriva a palesare segni di «stanchezza», di tedio. Come Alessia: «(…) cercavo di trovare un programma televisivo “furbo”, che attirasse la mia attenzione… Soap opere, fìction, programmi che, come argomento principale hanno la vita artificiale dei vari vip, sfilate di moda con modelle che rasentano l’anoressia, talk show dove le persone si insultano gratuitamente, notizie artefatte solo per fare ascolti più alti. Spuntano come funghi nuovi reality show (…)». Nuovi nei titoli e nei luoghi, ma i contenuti sono tutti uguali: volgarità, bestemmie, sesso a volontà; sovente i protagonisti sono senza qualità, non sanno ballare, cantare e discutere e per emergere danno il peggio di loro stessi. «Cominciamo veramente a non potee più, considerato che programmi interessanti e ben fatti ne esistono, alcuni però vengono trasmessi in orari impossibili o sono poco pubblicizzati… (…)».
Alessia sembra riuscire a non farsi fagocitare dalla «scatola magica» e a mantenere lucidità, arrivando a consigliare che è «molto meglio spegnere il televisore e rilassarsi in compagnia di un buon libro».
Il senso di fastidio per la volgarità imperante in programma cult domenicali per famiglie medie italiane emerge anche negli scritti di Giulia e Valeria: «Nella trasmissione (del 7 gennaio 2007, ndr) Buona domenica si è parlato dell’impiccagione di Saddam. Alcune persone erano pro e altre contro. Questi ultimi hanno solamente urlato le loro opinioni pur sapendo di essere in onda».
Sulla relazione di interdipendenza tra società e tv, Valentina sembra nutrire pochi dubbi: «Un fattore che influenza molto la gente di oggi è la televisione, da una parte molto utile per informare tutti su quello che accade nel mondo oltre ai giornali, ma in alcuni programmi ci sono veramente scene e avvenimenti orribili!».          
In un’intervista simulata, invece, Simona spiega a Denise: «Non sono un’amante della televisione, preferisco ascoltare musica e leggere. La tv la guardo ogni tanto, quando si trasmette un bel film, a volte i telegiornali, e a volte i video musicali. Mi è però capitato di fare zapping in tv e trovare programmi poco soddisfacenti e dal mio punto di vista poveri di sostanza e di interesse. (…) non sopporto assolutamente le loro finzioni e le liti che si svolgono frequentemente».          
Roberta si chiede: «Le menti che inventano, creano, generano programmi televisivi, hanno perso la fantasia? O meglio, gli italiani si accontentano di tutto ciò che passa sullo schermo del loro televisore? La televisione propone sempre gli stessi programmi, con lo scopo di tenere incollati ad essa tutti gli spettatori, colpendoli con pubblicità, concedendo loro un contentino alla fine, rendendoli soddisfatti e appagati». E poi conclude: «Sinceramente non trovo nulla che la renda insostituibile anzi, sarebbe meglio trovare un modo di decantare le macerie di una televisione ormai corrotta dall’ignoranza collettiva».
Valentina V. è molto netta: «La tv odiea è diventata un contenitore di disinformazione o di informazione manipolata. Nonostante ciò riesce ad accattivare l’interesse di tantissimi giovani e di molte casalinghe. La tv spazzatura si fonda su programmi dal basso contenuto educativo, tali trasmissioni televisive sono quindi volte e rendere le menti degli spettatori sempre più pigre nel ragionamento e più predisposte alla non selezione delle informazioni».

«PIÙ SEI VOLGARE, PIÙ SEI INVITATO»

Anche Denis A. lascia poco spazio alla «compassione» nei confronti dei palinsesti televisivi: «Da qualche anno a questa parte, si è assistito nel mondo televisivo all’intensificazione della tv trash, o spazzatura. Questo fenomeno consiste nella presenza di programmi di bassissimo livello culturale e di utilità sociale, e che però attirano le masse. Basti pensare alla situazione che c’era l’anno scorso nei nostri schermi: su ogni rete trasmittente (Rai e Mediaset) c’era almeno un reality per canale – da Wild West e l’Isola dei famosi su Raidue, a La pupa e il secchione su Mediaset. Il tutto era seguito dagli ulteriori approfondimenti pomeridiani con sintesi della settimana, ecc… Se tutto si limitasse a questo, saremmo tutti felici, ma non basta! Anche alla fine di questi programmi seguono gli show di Costanzo & Company con i concorrenti dei reality che raccontano le loro esperienze e che discutono vivacemente con i loro compagni. È proprio in questo periodo che si è raggiunto il massimo livello di grossolanità nei programmi. Personaggi che si scambiano insulti l’un l’altro e che poi vengono invitati presso altri studi di altri programmi e di altre emittenti, dove raccontano cosa li ha mandati in uno stato di coma cerebrale, dove era solo la lingua a muoversi. Ovviamente in questi programmi non possono mancare altri opinionisti con cui fare battaglia di insulti».
In alcuni scritti emergono giudizi di valore, di tipo etico-morale: «È incredibile come la gente riesca ad accettare alcune parti per diventare famoso – si sorprende Valentina -, ma allo stesso tempo anche a farsi passare per ignorante, come ad esempio le ragazze e i ragazzi che sprecano la loro intelligenza nello show La pupa e il secchione».
«La televisione spazzatura (o tv trash) – sottolinea Marco –  provoca nei telespettatori, in particolare nei giovani una perdita di valori, in particolare di quello culturale. Ne è un esempio il programma televisivo La pupa e il secchione, in cui le belle ragazze, le “pupe” vengono dipinte come “stupide” e i “secchioni” devono essere per forza “brutti”; cosa che insegna a molti giovani che si fanno trascinare da queste idee che essere secchioni è una brutta cosa e che se lo sei, non hai una vita sociale o sei lo “sfìgato” di tuo. Secondo me i reality show o comunque tutti i programmi non educativi o destinati ad una visione unicamente adulta, dovrebbero essere spostati in seconda serata o comunque dopo le undici di sera».
Per Eleonora «i giovani guardano sempre di più la televisione limitando lo studio e le uscite con gli amici e parenti. Alla lista dei programmi spazzatura si stanno aggiungendo programmi volgari e senza alcun senso logico, e mentre le trasmissioni trash aumentano, documentari e telegiornali diminuiscono a vista d’occhio. Lentamente ci stiamo dirigendo verso l’era della televisione che non ci lascerà più tempo per fare altro, saremo talmente persi in quella scatola parlante da non potee più fare a meno. (…) La televisione è lo spettacolo delle vite altrui e gli spettatori persi nella loro insoddisfazione cercano di colmare il vuoto che c’è in loro».
«Se i vostri ragazzi non hanno un buon rendimento scolastico – tuona Carla rivolgendosi direttamente ai genitori – è perché occupano tutto il tempo che stanno a casa per guardare questi programmi che, caso strano, iniziano nel pomeriggio  e finiscono la sera sul tardi. Se i vostri ragazzi sono violenti è perché guardano questi programmi che istigano fortemente alla violenza».
Denis non usa mezzi termini: «La cosa curiosa è che sicuramente questi programmi fanno schifo, ma la stragrande maggioranza della popolazione li guarda con una frequenza record. Sembra che la violenza e la voglia di (cfr ANGELA) il carattere e i modi di fare dei concorrenti sia più forte della ragionevolezza».

CONSAPEVOLI E RASSEGNATI? O SOLTANTO REALISTI?

Chi in un modo chi nell’altro, molti degli studenti delle tre classi III con cui abbiamo lavorato hanno espresso giudizi negativi nei confronti dei programmi tv più di «tendenza» e più seguiti dal pubblico.
Ed è proprio su questo punto che la questione si complica: pur considerati «trash», spazzatura, questi spettacoli riscuotono successo. Fanno «audience», anche tra chi li critica. Quindi, anche tra i ragazzi.
«La domanda da porsi – sbotta Eleonora – è perché nonostante le critiche, che noi stessi facciamo alla televisione, continuiamo a guardarla? Una delle cose più indecenti, è che, chi produce questa tv “spazzatura” ci guadagna incantando milioni di spettatori con programmi che non valgono nulla perché non trasmettono niente».
Per Roberta «il problema è che la maggior parte degli italiani non nega a se stesso il piacere di farsi trasportare in una tv demenziale o banale, pur essendone in parte consapevoli».
Denise e Simona sembrano stupite del fatto che i programmi-spazzatura come i reality «hanno portato a un incremento dei telespettatori, specialmente fra i giovani». E ancora Denise: «Nella mia classe queste trasmissioni vengono molto seguite, e spesso discusse. Mi è capitato di sentire parlare alcune mie compagne scambiandosi informazioni sull’accaduto delle puntate precedenti del programma».
Stefano sembra quasi divertito dall’interesse che certi programmi suscitano: «Uomini e donne (di Maria De Filippi, ndr): Un ragazzo va a cercare la donna della sua vita. Ma… scusate, per cercare la donna della sua vita deve per forza cercarla in uno studio? Ma sai quante donne ci sono nella vita? C’è posta per te, ma ditemi voi cos’è questo “C’e posta per te”. Io non capisco come questi reality riescono ad appassionare milioni di questi telespettatori che vedono, sentono e guardano attentamente cosa combinano gli altri. Sono tutti pazzi».
In un’intervista Linna chiede a Barbara se si ritiene una «spettatrice assidua» e la compagna le risponde: «Sì, assolutamente, credo che se non ci fosse la televisione sarei persa. È diventata realmente un elemento fondamentale della vita quotidiana». E conclude: «Per me è come una droga, ma non penso di essere l’unica a pensarla così».
Molto interessante è questo botta-risposta tra Giulia C. e Margherita:
G.: Cosa intendi per tv «trash»?
M.: Intendo quei programmi che non hanno nessun fine educativo, ed oggi ce ne sono veramente troppi.
G.: Ad esempio?
M.: Ce ne sarebbe una lunga lista: i reality show; Buona Domenica.
G.: Tu che genere di programmi proporresti?
M.: Sarebbe, o meglio, sono più interessanti ed educativi i cartoni animati, e i programmi culturali.
G.: Se posso permettermi… se hai queste opinioni riguardo i programmi televisivi perché ti ostini a guardare la tv?
M.: Non saprei darti una valida risposta ma probabilmente ormai è entrata a far parte della nostra routine e viene automatico guardarla.
G.: Quindi tu sprechi energia elettrica inutilmente?
M.: Effettivamente sì!

LA TV LIBERA LA MENTE? NO, LA COLONIZZA

Talvolta la scelta di incollarsi davanti a programmi-spazzatura è dettata dal semplice desiderio di riposarsi, di «liberare la mente», o di non trovae altri più validi, come racconta Giulia D.P. a Valeria: «A volte capita di vedee uno, ma solo perché in tv non c’è altro di decente, oppure sono trasmessi solo reality».
C’è chi, come Valentina V., si addentra in analisi di tipo antropologico-sociologico: «I generi di programmi prediletti sono i reality show o i talk show, dove gli ascoltatori possono saziare le loro curiosità guardando da vicino la vita di altre persone. È proprio la curiosità innata nell’uomo a renderlo dipendente da una tv estremamente priva di qualsiasi spunto educativo, ma sempre più ricca d’ipocrisia e corruzione. Dalle statistiche e dalle interviste è pervenuto che la maggior parte dei programmi apprezzati sono quelli che permettono alla mente di evadere, quindi che escludono il ragionamento. I lavoratori hanno ammesso in gran parte di preferire l’ascolto di programmi meno articolati poiché tornati a casa dal lavoro hanno voglia di rilassarsi e non di riflettere su tematiche elevate. Così anche gli spettatori dal loro canto non sembrano contrariati dall’assorbimento di informazioni superflue ma, anzi, appaiono consenzienti. Si auspica che non tutti approvino questo bombardamento di notizie leggere, ma che si ribellino poiché una televisione così strutturata esaurisce la sua utilità di media».
Forse è proprio quel «danno il peggio di loro stessi», di cui parla Alessia nel suo scritto in riferimento ai protagonisti dei reality, a costituire la chiave di lettura del successo della tv trash: nei vizi pubblici, nella rozzezza elevata a sistema nei rapporti interpersonali, il telespettatore medio proietta se stesso e, specchiandosi, si perdona e, alla fine, si piace pure. Ne è convinta anche Debora: «Non c’è che dire, chi ha creato il programma ha messo in piedi, con una notevole arguzia, un business incredibilmente redditizio: ha posto l’italiano davanti ai suoi peggiori difetti, ed ha ottenuto perfino che ne ridesse con gusto».
Vanessa sostiene che nel Grande Fratello «ciascun telespettatore ha la possibilità di identificarsi in qualche modo nelle aspirazioni e nelle inevitabili disillusioni di personaggi “normali”, tratti dalla vita reale».
Tuttavia, non bisogna dimenticare l’«insegnamento» che veline-letterine-schedine e palestrati offrono ai ragazzi che li guardano in tv: «Se ti spogli, se ti esibisci davanti alle telecamere hai la carriera garantita e senza faticare tanto sui libri. Anche se sei una con poco cervello, ma sei bella e disponibile, le porte ti si apriranno». Alessia è molto critica: «Questi ragazzi ci vanno perché pensano che questo programma sia un “trampolino” di lancio  per una carriera televisiva… io penso che per condurre un programma o recitare in una fiction piuttosto che in un film, bisogna avere delle basi e sapere ad esempio recitare, avere quindi fatto una scuola o un corso. (…) Con questo tipo di programma viene lanciato un semplice messaggio: «Sono diventate in breve tempo l’idolo di alcune ragazze. Perché pur essendo ignoranti (si riferisce a “La pupa e il secchione”, ndr) vengono imitate in alcuni programmi e vengono anche fatte discutere su alcuni problemi. Grazie a questi programmi adesso in tv avremo solo ragazze ignoranti, che fanno degli stacchetti e dei calendari».
Nel dialogo tra Linna e Barbara, la prima chiede: «Esiste secondo te qualcosa per combattere questo fenomeno?», e la seconda risponde quasi con cinismo: «Penso proprio di no. Come ho detto prima penso che sia questa la televisione che piace (reality show ecc….) se si mettessero a confronto programmi culturali o programmi detti “demenziali” non ci sarebbero dubbi sui vincitori».
Per Valentina non sembrano possibili cambiamenti positivi. Lo scenario che percepisce non dà speranza, e allora, tanto vale smetterla di prendersela, anche se non è scontato che per lei sarà così: «Non resta che rassegnarsi perché questi saranno i programmi che proprio non verranno mai tolti dalla televisione poiché attirano troppi ascolti, anzi si arriverà addirittura a diminuire lo spazio dedicato a programmi intelligenti (telegiornali, programmi culturali ecc..) per inventae di nuovi, magari anche più sciocchi!».
Come conclusione di questa carrellata di scritti, riflessioni e discussioni, proponiamo i «consigli» di Carla: «Cari signori, penso che spetti a noi decidere se essere stupidi o no, ma soprattutto miei cari genitori se volete dei figli più seri e intelligenti non abbandonateli davanti al televisore perché siete stanchi, ma dedicategli più tempo giocando con loro». 

Di Angela Lano

Angela Lano