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DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

La persona umana: cuore della pace

Primo gennaio 2007: 40ma Giornata mondiale della pace

F u Paolo VI, 40 anni fa, a «lanciare l’idea» di una «Giornata della
pace», da «celebrarsi alle calende di ogni nuovo anno» (1° gennaio).
Con un messaggio chiamava cristiani e «mondo civile» a riflettere e
impegnarsi nella costruzione di una «pace vera, giusta ed equilibrata,
nel riconoscimento sincero dei diritti della persona umana»; una pace
che «non è pacifismo, non nasconde una concezione vile e pigra della
vita, ma proclama i più alti e universali valori della vita: la verità,
la giustizia, la libertà, l’amore».
Anno dopo anno, siamo giunti alla 40a Giornata Mondiale della Pace, che
ha come tema: Persona umana, cuore della pace. «Sono convinto – afferma
papa Benedetto xvi nel suo messaggio per tale celebrazione – che
rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la pace si
pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale. È così che si
prepara un futuro sereno per le nuove generazioni».
Tale dignità, continua il papa, è dono di Dio, che ha creato
l’uomo  a sua immagine e somiglianza (Gen 1, 26-27), ed è compito
al tempo stesso, che chiama «l’essere umano a maturare se stesso nella
capacità d’amore e far progredire il mondo, rinnovandolo nella
giustizia e nella pace. Con un’efficace sintesi sant’Agostino insegna:
“Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di
noi”». Dalla consapevolezza di tale trascendenza deriva che «anche la
pace è insieme un dono e un compito. La pace, infatti, è una
caratteristica dell’agire divino, che si manifesta sia nella creazione
di un universo ordinato e armonioso come pure nella redenzione
dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del
peccato… La pace è anche un compito che impegna ciascuno a una
risposta personale coerente col piano divino», poiché nella coscienza
della persona umana sono scritte «l’insieme di regole dell’agire
individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia
e solidarietà».
Molti i temi toccati nel documento, in cui si evidenzia la stretta
relazione tra la persona umana e la promozione della pace; temi seguiti
da relativi richiami e denunce. Prima di tutto il diritto alla vita, in
cui viene denunciato «lo scempio che di essa si fa nella nostra
società: accanto alle vittime dei conflitti armati, terrorismo e
svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate da
fame, aborto, sperimentazione sugli embrioni ed eutanasia». A riguardo
della libertà religiosa viene lamentato come in molte parti del mondo i
cristiani siano perseguitati o dileggiati.
Un seconto tema riguarda l’affermazione «dell’uguaglianza di natura di
tutte le persone», denunciando «da una parte le disuguaglianze
nell’accesso a beni essenziali, come cibo, acqua,  casa, salute;
dall’altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna
nell’esercizio dei diritti umani fondamentali».
La seconda parte introduce un concetto innovativo:  l’«ecologia
della pace». «Chi ha a cuore la pace deve tenere sempre più presenti le
connessioni tra l’ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e
l’ecologia umana su cui organizzare la società», afferma il papa,
facendo riferimento anche al problema dell’energia e dei rifoimenti
energetici, con uno sguardo speciale ai paesi in via di sviluppo o
sottosviluppo. 
Nel 2007 ricorre pure il 40° anniversario dell’enciclica Populorum
progressio, un documento di Paolo vi più attuale che mai. Per questo,
lo abbiamo scelto come guida del nostro calendario: «365 giorni con
l’enciclica Populorum progressio». Ogni mese troveremo una delle
affermazioni più significative, che ci stimolano a camminare sulla via
della promozione dello «sviluppo integrale di ogni persona, di tutta la
persona e di tutti i popoli», poiché, come afferma un’espressione
finale della stessa enciclica, con un motto che ha valore: «Lo sviluppo
è il nuovo nome della pace».
«Se in questi 40 anni l’insegnamento della Populorum progressio, tanto
profetico, fosse stato ascoltato, non saremmo nella situazione attuale
del mondo» afferma il cardinal Poupard.
Non perdiamo altro tempo.

Benedetto Bellesi

Benedetto Bellesi