DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Chidane Meherèt

Racconta una leggenda che la sacra famiglia di Gesù, di ritorno dall’Egitto, accompagnata da Salomè e dagli angeli Michele e Gabriele, passò per Debra Sina (Eritrea) e si fermò per tre anni in varie località dell’Etiopia, tra cui il monte Bizen, Aksum e l’isola di Tsanà. Per ricompensare gli abitanti dell’ospitalità offerta, Gesù donò l’Etiopia a sua Madre come feudo, Resta Mariam, in perpetuo retaggio. Maria divenne così padrona, feudataria e regina del paese. A loro volta, gli abissini divennero servi di Maria e la chiamarono Imebietaccìn: nostra padrona di casa. L’Abissinia è il paese della Madre di Dio; gli abissini, suoi servi, popolo eletto fra gli eletti.
Un’altra leggenda racconta che Maria, recatasi un giorno sul Calvario, dove era solita recarsi dopo la morte di Gesù, supplicò il Figlio di salvare ognuno che le avesse chiesto la sua intercessione. E Gesù esaudì il desiderio della Madre.
Per questo gli abissini chiamarono Maria con l’appellativo Chidane Meherèt (patto di misericordia). Patto che, nella loro fede, è come un terzo testamento per la salvezza del genere umano.
La devozione degli abissini verso Maria è espressa con una infinità di immagini e attributi: Madre misericordiosa, vergine pura nel corpo e nello spirito, colei che apre la via al paradiso, maestra di fede, speranza e carità, la più santa tra i santi, al di sotto di Dio, ma al di sopra degli angeli; Madre del Verbo incarnato, porta della Trinità, Madre dell’Emmanuele, della Vita, della Luce, del vero Sole; la casa dello Spirito Santo, colomba di Salomone, tempio santo di Gerusalemme, nuova Sion, arca dell’alleanza, nuova dimora di Dio.
A lei è dedicata la prima chiesa etiopica, la cattedrale di Mariam Tsion ad Aksum; molte delle 25 mila chiese in Etiopia portano il nome di Maria. Nomi di luoghi e persone spesso ricordano la Madonna: Haile Mariam (forza di Maria), Ghebre Mariam (servo di Maria), Uolde Mariam (figlio di Maria) e tanti altri ancora.
Come discendente di Davide, Maria è ritenuta imparentata con Menelik, figlio di Salomone e della regina di Saba. Maria, la più splendente delle creature dell’universo, è sorella di sangue degli abissini.

Nel xv sec. il santo imperatore Zera Iacòb prescrisse, sotto pena di scomunica, la lettura del libro etiopico dei Miracoli di Maria (libro scritto nella prima metà del xiv secolo) tutte le domeniche e nelle feste mariane.
Nella liturgia etiopica, oltre alla domenica, Maria è celebrata con inni, lodi e cantici in 33 feste mariane durante l’anno e quattro volte al mese: il 1° del mese si celebra la natività, il giorno 3 la presentazione al tempio, il 16 il patto di misericordia, il 21 «Maria arca dell’alleanza».
La più solenne festa mariana è quella di Hiddàr Tsion, il 21 del mese di hiddàr (28 novembre), in cui sono ricordati tre eventi: in tale giorno Menelik portò l’arca dell’alleanza ad Aksum; gli imperatori Abrehà e Atsbehà fondarono la prima chiesa ad Aksum e decretarono il cristianesimo la religione ufficiale dell’Etiopia; l’arca ritoò dal lago Zuai, dove era stata nascosta per sfuggire alle distruzioni di Gudit nel x secolo. In questa festa Maria è identificata con l’arca.

In tutte le feste mariane, oltre al vangelo, viene letto il libro etiopico dei Miracoli di Maria. Tale lettura viene fatta con la stessa solennità riservata a quella del vangelo: canto dell’alleluia prima della lettura, triplice processione attorno alla chiesa col libro, venerazione con incenso e prostrazioni.
Ci sono poi le preghiere per tutti i giorni della settimana e per ogni giorno dell’anno, un carme per ognuna delle 193 lettere dell’alfabeto etiopico, e innumerevoli scritti e cantici. Significative sono pure le bellissime Armonie mariane, preghiere per i giorni della settimana. Nella pratica devozionale è molto diffuso, sia tra il clero che tra i fedeli, l’uso di leggere quotidianamente i Miracoli di Maria.
Come esempio di purezza del corpo e dello spirito, Maria è venerata in particolar modo dai monaci, che usano il libro dei Miracoli tutti i giorni. Il suo nome è sempre scritto in rosso nei testi sacri.

Alberto Vascon

Alberto Vascon