Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

009-Così sta scritto – Simbologia del «n.8»

Al Vincitore, sull’ottava [corda] (Sal 12,1)

Quando si compirono gli otto giorni per circonciderlo, gli fu messo nome Gesù (Lc 2,21)

Per gli ebrei il «nome» non è un’etichetta scelta a caso perché «suona bene», ma indica la natura intima, il compito o missione della persona che lo porta (v. nota n. 1). Quasi tutti i nomi biblici sono teoforici: composti col nome di Dio. Luca ignora le annotazioni di tempo, ma tiene a precisare l’esatta data della circoncisione di Gesù: «Quando si compirono gli otto giorni per circonciderlo, gli fu messo nome Gesù» (Lc 2,21).
La circoncisione, che in epoca di nomadismo e clima arroventato era una semplice precauzione profilattica, è diventata un rito di alleanza, legato alla sessualità, per il suo carattere di fecondità, e al sangue, per il suo simbolismo sacrificale (cfr il significato di benedizione/fecondità in M.C. n.3, 2005, p. 50 ). Per gli antichi il sangue è sede della vita e fare un’alleanza di sangue significa mettere la propria vita nelle mani dell’altro in un legame irreversibile: il sangue del rito della circoncisione rimanda all’idea di espiazione-redenzione.
Solo a partire dal ii sec. d.C., durante la diaspora, l’esegesi rabbinica sposta l’accento dall’espiazione-redenzione al rito della circoncisione come segno esclusivo di appartenenza a un popolo, dandole valore d’identità e motivo ascetico di perfezione. Nel contesto di una religione di alleanza, tagliare il prepuzio del pene maschile (circoncisione in ebr. deriva da mûl – tagliare) e versare alcune gocce di sangue significa stabilire un patto vitale di reciprocità con Dio. La circoncisione assume così il valore di segno (oggi diremmo sacramento) di una duplice appartenenza: a Dio e al popolo eletto. Segno di comunione di vita con Dio e solidarietà con gli altri ebrei, la circoncisione è un atto di culto che trasmette l’identità religiosa del popolo d’Israele, popolo dei circoncisi. Corrisponde al battesimo cristiano.

G ià in Gen 17,12, che prescrive la circoncisione di alleanza ad Abramo, troviamo l’indicazione degli otto giorni: «Tra di voi ogni maschio, figlio di otto giorni, sarà circonciso». Una tradizione afferma che la circoncisione deve essere fatta non solo all’ottavo giorno, ma anche «di mattina presto» per imitare l’ardore di Abramo nell’accogliere l’alleanza. Il Targum Shabat 130b-132a prescrive che la circoncisione deve essere eseguita anche se l’ottavo giorno cade di shabat, ponendo così sullo stesso piano circoncisione, ottavo giorno e shabat.
Perché l’ottavo giorno e non il settimo, giorno della pienezza, o il sesto, giorno dell’uomo? La risposta è nella scienza dei numeri o «ghematrìa», perché nella bibbia nulla è scritto a caso e tutto racchiude sensi nascosti, non evidenti a prima vista, che spetta a noi scoprire (Mt 13,52).
Nella tradizione biblica giudaico-cristiana il «n. 8» è sempre collegato alla figura del Messia/Cristo. In ebraico, «8» si dice shemonè e in greco oktô. Come numero cardinale si trova 83 volte da solo o composto con altri e ha il senso generico prevalente per indicare l’età. Come numero ordinale, «ottavo» (in ebraico sheminì e in greco ogdòê) ricorre 45 volte sia in senso comune senza particolare significato (1Re 6,38. ecc.), sia come spazio di tempo determinato: l’ottavo giorno in cui si consacra qualcuno o qualcosa al Signore (Es 22,29; Lv 9,1; 22,27; Ez 43,27; cfr nota n. 3).
L’ottavo figlio di Obed-Edom è una grande benedizione (1Cr 26,5). Quando Dio deve sostituire il re d’Israele Saul con un re-pastore mite e docile, invia Samuele a consacrare Davide, l’ottavo e figlio di Iesse (1Sam 16,1-13). La purificazione del tempio avviene all’ottavo giorno, dura otto giorni e termina al sedicesimo (8+8) giorno (2Cr 29,17), imponendo così un ritmo temporale di ottava in ottava.
In due salmi (6,1 e 12,1; 1Cr 15,21) il «n. 8» è una indicazione musicale, la corda ottava, di cui sappiamo nulla (forse uno strumento o una tonalità per cantare i salmi nel tempio). I due salmi hanno questo titolo: al hasheminit, per l’ottava. Il Talmud babilonese (bArakin 13b) spiega: «Rabbi Jehudà era solito dire: l’arpa del santuario aveva sette corde… Quella dei giorni del Messia ne ha otto, come è detto: Al Vincitore, al hasheminit, sull’ottava (Sal 12,1) corda». Il nesso esplicito tra «n. 8» e Messia è posto.

N el NT «8/ottavo» compare 13 volte, ma solo tre testi sono fondamentali per la nostra riflessione. Sono nel vangelo di Luca e fanno quasi una trama: all’inizio, a metà e alla fine, la vita di Gesù è segnata dal numero «otto», stabilendo un filo cristologico come sfondo del viaggio/èxodon di Gesù verso Gerusalemme e da qui verso il Padre. L’ottavo giorno indica il tempo di Dio perché è un supplemento di pienezza che completa il «n. 7», il numero della creazione: «Otto gli aggiunge un accento di trionfo. L’ottavo giorno è difatti il giorno del Signore risuscitato» (H. de Lubac, Esegesi medievale). I testi:

Lc 2,21: «Quando furono compiuti gli otto giorni perché fosse circonciso, gli fu messo il nome Gesù, [quello] detto dall’angelo prima di essere concepito nel grembo».
Lc 9,28: «E avvenne poi dopo questi discorsi, circa otto giorni dopo… avendo preso con sé Pietro e Giovanni e Giacomo salì sulla montagna per pregare» (trasfigurazione);
Lc 24,1: «Nel primo [giorno] dei sabbati [frase tecnica per dire l’ottavo giorno, la domenica], al mattino molto presto [le donne] vennero al sepolcro portando gli aromi che avevano preparato».
In Luca l’indicazione dell’ottavo giorno riferito alla circoncisione, trasfigurazione e pasqua di Gesù non è solo un riferimento temporale, ma è simbolo del Messia, figlio di Davide e di Adamo. Il giorno ottavo va oltre il 7° e si apre a un ordine nuovo, riprendendo la perfezione imperfetta della creazione e proiettandola in un nuovo orizzonte: nella pienezza di Dio attraverso il Messia e Redentore. L’uomo accoglie questa pienezza col rito della circoncisione e del sangue: è il sigillo dell’alleanza nuova.

L a festa di sukkôt-capanne durava sette giorni, ma era prolungata di un giorno per completarla con shemini azeret, l’ottava assemblea solenne: «Nell’ottavo giorno avrete una assemblea solenne (azeret): non farete alcun lavoro servile» (Nm 29,35). Giuseppe Flavio in riferimento a questa festa scrive: «Nell’ottavo giorno si asterranno da qualsiasi lavoro e offriranno a Dio il sacrificio di un vitello, un montone, sette agnelli, e un capretto per la remissione dei peccati. Queste sono le consuetudini ricevute dai padri che gli ebrei osservano, quando erigono le tende» (Antichità giudaiche, x, 4, 245-247). Nel giorno ottavo l’ebreo: non lavora a imitazione di Dio e compie sacrifici per la remissione dei peccati (espiazione). Secondo il Talmud (Sukkôt 55b), nella festa delle capanne che aveva una forte connotazione messianica (cfr Zac 14,16) si sacrificava un bue per ogni popolo esistente sulla terra: una forte connotazione di universalità.
La circoncisione e più ancora la sua risurrezione, collocata al primo giorno dopo il sabato (=ottavo), colloca Gesù all’interno della tradizione giudaica, ebreo tra gli ebrei. Gesù Iêsoûs/Yehoshuà’ riceve il «nome che è sopra ogni altro nome» (Fil 2,9) nel giorno ottavo, il giorno del patto della circoncisione che richiama il giorno del Messia, il giorno dopo il settimo (v. nota 2). Nell’alfabeto ebraico il «n. 8» corrisponde alla lettera x (hêeth) che è chiusa da tre lati, ma aperta sul quarto, quello verso il basso, verso la terra: dall’alto al basso, dal cielo alla terra, da Dio all’uomo perché i cieli possano riversarsi sulla terra: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19), riallacciando il colloquio d’intimità spezzato da Adamo ed Eva (Gen 2,8).
Il bimbo circonciso all’ottavo giorno e il Risorto che ritma le sue apparizioni di otto giorni in otto giorni (Gv 20,26), potrebbero contenere uno schema teologico per affermare la messianicità di Gesù, in sintonia con la tradizione giudaica che attende il suono dell’arpa a 8 corde per fargli accoglienza: il regno del Messia è anticipo e premessa del Regno di Dio al quale ci prepara il canto dell’arpa in ottava.
In Gen 7,7 si dice che Noè si salvò nell’arca con moglie e figli. Il sapiente specifica che fu la Sapienza con la sua fragile barca di legno a salvare la terra dal castigo dell’acqua (Sap 10,4). Anche l’apocrifo La Cavea del tesoro dice lo stesso (16,3-5). Nel NT Pietro commenta in chiave cristologica il diluvio di Noè: «Ai giorni di Noè mentre veniva fabbricata l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate attraverso l’acqua, che è figura del battesimo… che ora salva anche voi mediante la risurrezione di Gesù Cristo» (2Pt 3,20). Pietro aggiunge che Dio «custodì Noè come ottavo in quanto predicatore di giustizia» (2 Pt 2,5). Noè è figura di Cristo che annuncia la giustizia di Dio mentre la nuova arca è la chiesa che con le acque del battesimo accoglie/salva l’umanità dal giudizio di Dio.

G li Atti presentano Gesù di Nazaret come discendenza di Davide, per cui il «n. 8» che legava Davide al Messia, ora collega Gesù di Nazaret al Messia e a Davide: «Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Gesù» (At 13,22-23). Secondo la ghematrìa, il nome greco Iêsoûs ha il valore di 888 (=8×3), mentre in ebraico, il termine Mashiàch ha il valore finale di 16 (=8×2). Tutto ciò che riguarda Gesù il Messia è sempre connesso con il «n. 8» in un rapporto non occasionale, ma salvifico e teologico. Come il 666 è l’imperfezione assoluta (3 volte 6) così l’888 è il massimo della perfezione perfetta.
Il Midrash Cantico rabbà 1,1 riporta l’elenco dei dieci cantici della storia della salvezza: «Dieci cantici sono stati detti in questo mondo… Il primo cantico lo disse Adamo… L’ottavo cantico lo disse Davide, re d’Israele, per tutti i prodigi che aveva fatto per lui il Signore; egli aprì la sua bocca e disse il cantico, come sta scritto: E Davide in profezia cantò la lode davanti al Signore (2 Sam 22, 1/targum)».

Davide re e pastore, immagine, tipo e padre del Messia pastore e redentore, conclude l’ottavo cantico profetizzando il Messia, sua discendenza regale. Nella Bibbia greca della Lxx in 2Sam 22,51 l’ottavo cantico si conclude con un riferimento esplicito al Messia: «Al suo cristo/unto, a David e alla sua discendenza per sempre».
Davide nel Sal 12,1 canta al Messia sull’ottava corda dello strumento musicale che accoglie il suo discendente nel volto di quel Bimbo circonciso «quando furono compiuti gli otto giorni» perché assume la missione del Messia salvatore e pastore d’Israele che guida nel mondo futuro, nel mondo dei redenti. È la conclusione della storia. È il ritorno all’Eden dell’«in principio».

Il 1°gennaio, capodanno civile, memoria della circoncisione di Gesù, solennità della Madre di Dio, ci introduce con la cetra a 8 corde in un nuovo anno, un anno sotto il segno del Messia redentore che riceve il nome di Gesù/Iêsoûs/Yehoshuà’ che significa «Dio è salvezza». Il 1° gennaio è anche il giorno della Pace (v. riquadro n. 1) che il Bimbo appena circonciso ci ha lasciato come suo testamento e obbligo: «La pace vi lascio, la pace, quella mia, vi do» (Gv 14,27).
Alle nostre lettrici, ai nostri lettori e loro famiglie, un grande e affettuoso augurio di «pace» per tutto il 2006 sulle note della cetra messianica a otto corde come sta scritto: «Al Vincitore, al hasheminit, sull’ottava» (Sal 12,1).

Note
1- Nel 1969 la riforma liturgica ha dedicato il primo giorno dell’anno civile a «Maria ss. Madre di Dio», riallacciandosi così al Concilio di Efeso (431), che definì Maria di Nazaret, «Theotòkos, Madre di Dio». A questa giornata associò anche la Giornata mondiale della Pace. In questo giorno si celebra il Figlio di Dio nato dalla figlia di Sion, che lo offre al mondo: il Figlio di Maria, circonciso nell’alleanza della Pace che è il nuovo «nome» della salvezza messianica. Solo la poesia ispirata di Dante ha saputo evocare questa singolare sintesi tra divino e umano: «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio…» (Paradiso, xxx,1).

2- Nei vangeli di natale (Lc 1-2), 8 nomi «teologici» con cui si esprime un messaggio salvifico.
Zaccaria = Dio si ricorda; Elisabetta = Dio giudica; Giovanni = Dio fa grazia; Maria = Dio ama/Signora; Giuseppe = Dio aggiunge/aumenta; Gesù = Dio salva; Simeone = colui che ascolta; Anna = graziosa o colei che implora.

3 – Il giorno ottavo è giorno consacrato per:
– la circoncisione, segno di separazione, consacrazione (Lv 12,3)
– la purificazione della lebbra (Lv 14,10.23), malattie sessuali (Lv 15,14) o nazireo (Nm 6, 9)
– il giorno della festa delle Tende/Sukkôt (Lv 23,39)
– il giorno di assemblea solenne e di riposo (Lv 23,36.39)
– il tempo dell’anno sabbatico (Lv 25,22)
– il giorno dell’offerta di Gamliel, principe della tribù di Manasse [di Giuseppe] (Nm 7,54)
– il giorno della proclamazione della Parola/Legge (Ne 8,18)
– il giorno della festa della dedicazione (1Re 8,66; 2Cr 7,9)
– il giorno della scissione a opera di Roboamo (1Re 12,32.33).

Paolo Farinella