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TAV – inchiesta Parola di medico

TAV – approfondimento medico

L’AMIANTO CONTINUERÀ AD UCCIDERE

Si chiamano "mesotelioma pleurico", "asbestosi", "cancro polmonare".
Sono i fatali regali che l’amianto fa a chi si trova esposto,
anche indirettamente, alle sue fibre.
Un problema che in troppi fingono di non vedere.


di Roberto Topino (*)

L’amianto ha mietuto e mieterà decine di migliaia di vite umane (in massima parte lavoratori). Le stime dell’Ispesl parlano di altri 15 mila morti, solo per il mesotelioma pleurico, per i prossimi 15 anni ed il picco è atteso intorno al 2017. Dati più recenti parlano di 20 mila morti nel 2020; se si aggiungono i casi di cancro polmonare e l’altrettanto mortale asbestosi, si arriva a numeri da ecatombe.
Com’è noto, l’amianto (o asbesto) è un materiale causa o concausa di asbestosi, di cancro ai polmoni e di mesoteliomi (pleurico e peritoneale), per le caratteristiche immunodepressive legate alla struttura fisica delle sue fibre. Queste sono come una sorta di sottilissimi spilli che, una volta respirati, si fissano negli alveoli polmonari.
Non esiste una "soglia" di sicurezza al di sotto della quale il rischio di cancro sia nullo: ogni esposizione all’amianto produce un rischio di cancro. "L’esposizione a qualunque tipo di fibra e a qualunque grado di concentrazione in aria va pertanto evitata" (Organizzazione mondiale della sanità, 1986).
Nel nostro paese, che è stato un grande produttore di amianto, l’uso di questo materiale è stato bandito dalla Legge 257/’92. Un uso rilevante e di grande impatto sanitario dell’amianto, è stato nella produzione di cemento-amianto (Eteit) per la coibentazione di edifici e per le tettornie. L’amianto è stato anche usato per la coibentazione delle carrozze ferroviarie, delle navi, delle caldaie e per gli impianti di distribuzione del vapore.

I mesoteliomi rappresentano il 15% dei tumori che colpiscono persone affette da asbestosi: l’individuazione di un mesotelioma deve pertanto sempre far sospettare un’esposizione ad asbesto.
Il mesotelioma pleurico è una neoplasia maligna, estremamente invasiva, generalmente fatale in breve tempo (12-24 mesi dalla diagnosi) e specificamente legata all’esposizione ad asbesto. La sua insorgenza non è dose-correlata, potendosi manifestare anche a seguito di esposizioni molto basse, dopo un lungo periodo di latenza (da 10 a 40 anni).
Il periodo di latenza è il tempo che intercorre tra l’esposizione ad amianto e la comparsa della malattia.
Il mesotelioma può colpire le membrane sierose di rivestimento dei polmoni (pleura) e degli organi addominali (peritoneo). Nonostante l’impiego dell’amianto sia cessato, a seguito della legge 257/1992, i dati recenti documentano un progressivo incremento delle neoplasie da asbesto, con un’incidenza maggiore dei mesoteliomi rispetto alle altre forme tumorali.
Sono stati descritti casi di mesotelioma in persone residenti intorno a miniere di asbesto o nelle città sede di insediamenti industriali con lavorazioni dell’amianto, in familiari venuti in contatto con le polveri accumulatesi sulle tute di lavoratori direttamente esposti. Nel 1991, l’Accademia delle Scienze di New York ha pubblicato uno studio sulle malattie da amianto, in cui vengono evidenziati i mesoteliomi degli insegnanti di alcune scuole americane, inquinate da amianto. Sempre nel 1991, è stato segnalato, su una rivista oncologica italiana, un caso di mesotelioma pleurico in un barbiere, per esposizione indiretta ad amianto, proveniente dai capelli degli operai impiegati in una vicina azienda di cemento-amianto in Emilia.
L’esistenza di mesoteliomi anche in persone non esposte professionalmente conferma che possono essere pericolose anche esposizioni a basse concentrazioni di asbesto.
I sintomi del mesotelioma sono legati ad una compressione dei visceri che sono a contatto con la massa tumorale; in genere il primo segno nelle forme toraciche è costituito da un versamento pleurico, spesso emorragico, con rapide recidive, con affanno, tosse stizzosa e comparsa insistente di alcune linee di febbre.
Il decorso dei mesoteliomi è quasi sempre molto rapido, accompagnato da un progressivo deterioramento delle condizioni generali. La sopravvivenza è in genere inferiore a due anni dalla scoperta del tumore e, specialmente in soggetti giovani, può limitarsi a soli sei mesi. Non sono ancora state individuate terapie efficaci.

La presenza di amianto in un ambiente è un problema serio che non deve essere sottovalutato. Sicuramente non è un problema che si risolve evitando di parlarne.
Recentemente anche io ho riscontrato un caso di mesotelioma peritoneale in una signora che ha lavorato per 5 anni alla Sia (Società italiana amianto), il fatto sconvolgente è che la figlia, di quaranta anni, ha un mesotelioma pleurico dovuto all’amianto "portato a casa" dalla madre negli indumenti da lavoro.
I mesoteliomi pleurico e peritoneale sono tumori altamente maligni legati sicuramente all’esposizione ad amianto, se questa sostanza killer non ci fosse i mesoteliomi sarebbero patologie praticamente sconosciute.
Purtroppo con l’amianto la storia è quasi sempre la stessa, c’è chi conta i morti e chi dice che non è un problema. In genere i primi sono medici e i secondi sono politici, che dovrebbero tener presente che l’amianto lo respirano pure loro.
L’amianto è ancora presente in gran quantità negli ambienti di vita e di lavoro, preoccupante è la sua presenza negli ospedali e nelle scuole.
I tecnici del comune di Torino dicono che non bisogna preoccuparsi perché valori di almeno una fibra di amianto ogni due litri d’aria sono presenti dappertutto (sic!). Un soggetto normale respira 18 mila litri d’aria in un giorno. Fate voi i conti! o

P.S.: I cinesi utilizzano ancora l’amianto e lo fanno lavorare ai detenuti. Gli statunitensi non lo utilizzano più perché i risarcimenti per le vittime dell’amianto hanno messo in ginocchio diverse grandi aziende, che hanno dovuto sborsare cifre paragonabili a quelle per la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria.

(*) Roberto Topino, medico, specialista in medicina del lavoro, lavora presso il Centro diagnostico polispecialistico regionale Inail di Torino.

Roberto Topino